“Attachment parenting”? Chissà che ne pensavano gli gnostici

Ma per fortuna – mi dicono – essere genitori non significa fare tutto bene, né fare bene il maggior numero di cose possibili (benché un certo impegno uno debba pur mettercelo). A quel punto, poiché tanto ogni coppia (almeno finché i figli si fanno in due1Alcune recenti mode vogliono che l’immane responsabilità parentale venga assunta da individui monadici… o al contrario che la sua tragica inappellabilità venga condivisa in solido a mo’ di contratto societario…)

sta sola, sul cuor della terra
trafitta da un raggio di luce,

la condivisione dell’identico dramma vissuto da coppie di amici diventa qualcosa di più di una terapia di gruppo. Specie se vissuta nell’esplicita condivisione di un percorso di fede, quella condivisione è un autentico laboratorio ecclesiale, cioè un contesto dove si osserva con attenzione e con amore si studia la trasmissione della Grande Speranza che, sola, può rispondere alla domanda ultima di ogni uomo. «Ha senso vivere?».

Così i consigli che si ricevono da questi amici smettono di essere molesti per il fatto di non essere richiesti, e anzi paradossalmente diventano preziosi anche se poi uno non li segue senza neppure criticarli. L’ho capito nella scorsa settimana, quando mi è successo di incontrare due famiglie di amici, entrambe con i primogeniti che veleggiano oltre i 18 anni: la madre della prima famiglia voleva sincerarsi che noi tenessimo la nostra bambina a dormire nel lettone con noi (loro hanno dormito in quattro per anni); la madre della seconda tornava a raccomandarmi l’importanza di mettere la piccola quanto prima a dormire per conto proprio, anche a costo di farla piangere per uno o più giorni (se ne gioverebbero sia i figli sia i genitori, ovvero gli sposi).

Abbracciare o lasciar piangere? Questo è il dilemma…

Io confesso che, come la seconda mamma, anche noi non abbiamo (ancora) mai fatto i lavaggetti nasali a nostra figlia, e che in assenza di vere ragioni non intendiamo sottoporla a quella tortura quotidiana. D’altro canto la teniamo (ancora) a dormire tra di noi nel lettone: ce l’ha suggerito l’ostetrica, ma soprattutto la piccola cerca vistosamente il contatto costante con noi e si sveglia dopo pochi minuti se non lo avverte.

Zerocalcare, Macerie prime, 114

Ovvio, la cosa non può durare in eterno (e neanche alla lunga), e sì, lo so che in particolare la questione dei paletti, dei no, delle regole e dei limiti riguarderebbe l’autorità paterna più di quella materna. Chiedo scusa se non ho studiato a fondo Piaget e la Montessori, e ancora di più perché alcune pagine di Freud e di Jung, invece, le ho lette. Quindi anche io faccio come posso, cioè cerco di districarmi tra le (poche) cose che conosco miscelandole insieme al ritmo di un buonsenso che spero essere equilibrato. Qualche giorno fa, scrivendo su Aleteia riguardo alla faccenda della “vescova” svedese che affermava la mancanza di attributi maschili o femminili nel Dio cristiano2Faccenda triste che dice bene della secolarizzazione galoppante in certe comunità ecclesiali prive di punti d’ancoraggio alla Viva Tradizione della Chiesa, osservavo che l’intera riflessione teologica trinitaria prende spunto dal dato scritturistico elaborandolo precisamente in chiave di “dramma sessuale”. La vita stessa di Dio – anche prima dell’incarnazione del Figlio in Gesù Cristo – è una vita fatta di rapporti sessuali. Non genitali, chiaramente, ché nell’ambito dell’incorporeo è difficile anche solo immaginarselo, ma quando due alterità si rivelano intimamente feconde proprio in ragione della loro connaturalità e della loro distinzione, ecco che stiamo parlando al contempo della taxis trinitaria e della relazione sessuale3Ancora una volta, si rende evidente che rapporti erotici strutturalmente preclusi alla generazione della vita non sono, in senso stretto, rapporti sessuali (tant’è vero che alle volte non sono neppure rapporti genitali). La cosa sembra quasi inaudita, ma è vero il contrario: in realtà la sciocchezza la dicono i nipotini del ’68, tanto che fino a sessant’anni fa nessuno avrebbe trovato eversive queste osservazioni, che anzi sarebbero parse ovvie (e non insisto oltre perché nel presente contesto questa nota riporta semplicemente un corollario).. In quel contesto, però, non potevo dilungarmi nel dettaglio, ma – poiché Valentino e Tolomeo je magnavano in testa, a Freud e a Jung – vorrei riportare un passo di Ireneo a cui penso spesso quando con la mente torno alle attestazioni teoretiche della differenza sessuale nel pensiero antico:

[I Valentiniani] dicono che nelle altezze invisibili e incomprensibili c’è un Eone perfetto Preesistente: lo chiamano anche Preprincipio e Prepadre e Abisso. Era invisibile e incomprensibile, eterno e ingenerato e stava in grande tranquillità e solitudine nei tempi infiniti. Stava insieme con lui anche il Pensiero, che chiamano anche Grazia e Silenzio. Una volta l’Abisso meditò di emanare da sé un principio di tutte le cose, e depose a guisa di seme questa emanazione, che meditò di emanare, nel Silenzio che esisteva insieme con lui, come in una matrice. Essa, avendo accolto questo seme ed essendo diventata pregna, partorì Intelletto, simile e uguale a colui che aveva emanato, il solo che comprendesse la grandezza del Padre. Tale Intelletto chiamano anche Unigenito e Padre e Principio di tutte le cose. Con lui fu emanata Verità; ed è questa la prima e primigenia Tetrade pitagorica, che chiamano anche radice di tutte le cose: ci sono infatti Abisso e Silenzio, poi Intelletto e Verità.

L’Unigenito, comprendendo per qual motivo era stato emanato, emanò a sua volta Logos e Vita, padre di tutti gli esseri che sarebbero esistiti dopo di lui, e principio e formazione di tutto il Pleroma. Dal Logos e dalla Vita sono stati emanati in sizigia Uomo e Chiesa: questa è l’Ogdoade primigenia, radice e sostanza di tutte le cose, chiamata da loro con quattro nomi – Abisso, Intelletto, Logos, Uomo. Infatti ognuno di essi è androgino, e quindi: per primo il Prepadre è unito in sigizia con il suo pensiero [Ἔννοια, in greco, è femminile, N.d.R.], l’Unigenito – cioè l’Intelletto – è unito con la Verità, il Logos con la Vita, l’Uomo con la Chiesa.

Ireneo, Adv. Hær. I, 1.

Gli gnostici sono difficili da leggere, è vero, e ancora di più da capire: anche per questo sono molto indispettito ogni volta che persone assolutamente prive di preparazione specifica tirano in ballo “lo gnosticismo” a vanvera, perlopiù con lo spessore accademico del pastorello che gridava “al lupo, al lupo!”4In realtà, i pochi che oggi ne capiscono qualcosa sono quanti passarono per la scuola degli unici che, studiandoli per una vita, in parte li hanno compresi – in Italia due nomi per tutti, Antonio Orbe e Manlio Simonetti.. Comunque questo passo, pure difficile, può essere gustato anche senza troppe conoscenze previe: si tratta con ogni probabilità di una parafrasi intellettualizzata e mitologizzata del Prologo del Vangelo secondo Giovanni (difatti quasi tutti i nomi sono parole-chiave di quel testo), dove tutti questi “personaggi divini” rappresentano meno la frammentazione del divino che la sua incontenibile effervescenza. Effervescenza che parte da un principio duale per estendersi immediatamente (e nell’eternità) a un principio ternario, il quale poi si reitera ancora e ancora e ancora fino al raggiungimento di un numero simbolico di 30 (gli anni di Cristo – 33 secondo La Smorfia –, composti di un’Ogdoade – 8 – una Decade – 10 – e una Dodecade –12).

Sesso e puericultura secondo gli gnostici

Ora però questo non ci interessa, e se mi dilungo ancora un poco non me lo ricordo più neanche io, perché questa pagina mi torna in mente quando mi chiedo se lasciare la piccola a dormire nel lettone o no: di fatto si sta parlando della generazione eterna del Verbo, cioè di come eternamente è generato il Figlio di Dio. Gli gnostici, come dicevo, erano degli intellettuali sessuomani, roba che Woody Allen a confronto è san Luigi Gonzaga: la coppia primordiale, che in alcuni sistemi gnostici è costituita da quelli che in seguito sarebbero divenuti universalmente noti come Dio Padre e lo Spirito Santo, risulta composta dell’Abisso e del Silenzio. Sì, niente sarcasmo: in greco antico il silenzio è femminile. Femminile grammaticalmente, si capisce, ma gli gnostici non erano ironici (o lo erano molto), e considerarono il silenzio carattere dominante del Femminino Assoluto (che è lo Spirito Santo). Se si pensa al silenzio di Maria nei Vangeli forse passa la voglia di ridacchiare…

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Note

1 Alcune recenti mode vogliono che l’immane responsabilità parentale venga assunta da individui monadici… o al contrario che la sua tragica inappellabilità venga condivisa in solido a mo’ di contratto societario…
2 Faccenda triste che dice bene della secolarizzazione galoppante in certe comunità ecclesiali prive di punti d’ancoraggio alla Viva Tradizione della Chiesa
3 Ancora una volta, si rende evidente che rapporti erotici strutturalmente preclusi alla generazione della vita non sono, in senso stretto, rapporti sessuali (tant’è vero che alle volte non sono neppure rapporti genitali). La cosa sembra quasi inaudita, ma è vero il contrario: in realtà la sciocchezza la dicono i nipotini del ’68, tanto che fino a sessant’anni fa nessuno avrebbe trovato eversive queste osservazioni, che anzi sarebbero parse ovvie (e non insisto oltre perché nel presente contesto questa nota riporta semplicemente un corollario).
4 In realtà, i pochi che oggi ne capiscono qualcosa sono quanti passarono per la scuola degli unici che, studiandoli per una vita, in parte li hanno compresi – in Italia due nomi per tutti, Antonio Orbe e Manlio Simonetti.

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