Bologna e tutta Italia avrebbero bisogno d’un ceffone materno

Venerdì 3 novembre una ragazza di 17 anni di Bologna ha passato la serata nella zona di piazza Verdi (quella che il chitarrista della mia band, 23enne alto 1mt e 80, non attraversa dopo le 19 per paura di fare brutti incontri), bevendo molti alcolici con gli amici. Ad un certo punto si è accorta di non aver più il cellulare (guarda un po’) e un giovane magrebino si sarebbe offerto di aiutarla (chissà come), dicendole di seguirlo. E lei, la sventurata, l’ha effettivamente seguito fino alla stazione. Qui si è consumata la violenza in un vagone, nel quale la giovane si sarebbe poi svegliata solo la mattina dopo, seminuda e senza la borsa.

Un prete di Bologna, tale don Lorenzo Guidotti, ha scritto di getto un post su Facebook dai toni fiammeggianti, a metà tra il sarcastico amaro e l’addolorato moralista:

Tesoro mi dispiace ma

  1. frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna, e a tal proposito Merola sempre sia lodato!)
  2. Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? Se hai la (sub)cultura dello sballo sono solo ca**i tuoi se ti risvegli la mattina dopo chissà dove. Io in 50 anni mi son sempre risvegliato nello stesso letto (il mio) dove mi sono addormentato… 50 anni… sempre!
  3. E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? Notoriamente, (soprattutto quelli in piazza Verdi), veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene.

Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica sull’accogliamoli tutti? Tesoro a questo punto svegliarti semi-nuda è il minimo che ti possa accadere, mi dispiace ma, se nuoti nella vasca dei piranha non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto… cioè… A me sembra di sognare. Ma dovrei provare pietà? No! Quella la tengo per chi è veramente vittima di una città amministrata di m****, non per chi vive da barbara con i barbari e poi si lamenta perché scopre di non essere oggetto di modi civili. Chi sceglie la cultura dello sballo lasci che si “divertano” anche gli altri… La dobbiamo piantare! A voi giovani ragazze e ragazzi: ma non lo vedete che vi fanno il lavaggio del cervello? Ve lo state facendo mettere in quel posto e dite loro pure grazie!

Ovviamente si è scatenato un putiferio immediato e plateale sui social: commenti da ogni dove, insulti come se piovessero meteoriti, testate online di ogni tipo a far rimbalzare il post, la Zanzara che telefona al don. Non si è potuto esimere dall’intervenire a questo punto nemmeno monsignor Zuppi, il quale ha inoltrato un comunicato stampa col quale don Lorenzo si scusa per i toni esacerbati e senz’altro esagerati, ma precisa che il cuore del suo pensiero resta valido e degno di una profonda riflessione: la cultura dello sballo miete vittime tra i giovani, li mette in condizioni di rischio della propria salute ed incolumità, con una superficialità colpevole, sconvolgente, e per giunta totalmente ignorata.

La povera ragazza è senz’altro degna di pietà per l’aggressione subita, ma lo è ancora di più per il modo improvvido con cui si è cacciata in quella situazione. Anche senza il corollario finale della violenza, saremmo comunque stati di fronte al quadretto non edificante di una giovanissima ubriaca, insieme ad amici anch’essi ubriachi o comunque incapaci di intravvedere al posto suo il pericolo in agguato, un venerdì sera in una piazzetta. Il ritratto desolante dura fino a mattina, una mattina che sorge con la sua alba su un colossale mal di testa e nessuno che si sia preoccupato, di familiari ed amici, di sapere dove accidenti fosse finita una minorenne al venerdì sera in giro per Bologna.

Anche io sono madre, di figlie, e no, assolutamente non lascio uscire mia figlia con una compagnia fino all’alba e sì, se rientrasse ubriaca me ne accorgerei e di sicuro la faccenda non si ripeterebbe. Ma a mia figlia ho cercato di insegnare un concetto molto in disuso: il rispetto di se stessi. Che non c’entra niente con l’egoismo individualista di chi vuol fare come gli pare a prescindere, anzi, è l’esatto contrario: avere rispetto per se stessi significa avere la consapevolezza di non appartenersi, di doversi preservare per coloro che ci amano, di dover portare a casa il corpo e lo spirito integri, di essere un tempio sacro, abitato dallo Spirito e non una cloaca in cui svuotare tre litri di birra e due mojito.

Su Facebook dicono:

2 Commenti

  1. Certamente pensieri e parole scritte di getto… forse non tutte delicate o magari del tutto appropriate, ma se andiamo al cuore (e non solo alla “pancia”) di quanto a scritto don Lorenzo – che non conosco – credo siano dettate proprio dall’amore per i giovani, la rabbia di vedere che si fanno male da soli e che qualcuno li inganna e che qualcuno se ne frega, a partire, viene da pensare, dagli stessi genitori.

    Così la morale, che sembra solo dire “te la sei cercata… di cosa ti lamenti” è la stessa del padre del figlio ribelle (e se qui parlaimo di una figlia ribelle quant’anche minorenne, è dura errere buoni genitori), che dopo aver constatato che il figlio/a è sopravissuto all’ennesima cazzata, altroché se non gli ammolla un bel ceffone, di dritto e di rovescio (con buona pace di chi si scandalizza).

    Purtroppo neppure i “…liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene.” sono a priori i “buoni” (sappiamo da Gesù Cristo che nessuno e buono), alcuni di questi frequentano ambienti forse meno luridi. ma per non meno luridi intenti.
    Altri sono forse parte di quei genitoti del tutto assenti che in simili vicende possono avere grosse responsabilità “a monte”.

    Ma anche questo “scivolone” di don Lorenzo che ha del moralismo, fa parte di pensieri espressi sull’onda di un’emozione e senza filtri.

Di’ cosa ne pensi