«Signora, lei è Assunta!», ovvero “l’importanza di sganciarsi da certe orbite”

In questo i social non aiutano. Perché invece di far emergere il vero lo coprono con un account, con una porzione non desatellizzante di territorio virtuale. Creando fazioni, divisioni, intemperanze, falsi profili. Tutto viene cosificato nell’altare del sé malato; satellizzato alla propria malattia.

Ripeto, dunque, che il problema vocazionale e della desatellizzazione è il problema dei problemi di ogni contesto comunitario da non bypassare.

Rubens, Assunzione della Vergine, 1636-37.

Nel contempo le agenzie educative, di qualunque ordine e grado, che non riconoscono questo necessario principio e lavorano, come si dice oggi, per pura moda, per “attrazione” e non affiancano a questa pur legittima “fascinazione”, disciplina e risposta sincera alla grazia santificante (circoncisione del cuore, debito nello Spirito, ecc..) sono complici della morte delle persone. Conosco decine di fratelli e sorelle, super impegnate in parrocchia e/o movimenti, che nn sono mai sbocciate. Anzi, cosificate nella “pastorale delle caselle”.

Anche sacerdoti che, con cattivo discernimento, vengono ingolfati dai propri vescovi in situazioni destrutturanti, ingolfanti, con grave rischio di alimentazione malata del sé e cadute nei confronti della castità. Che ne sono l’epilogo.

Ma la cosa più grave è che le agenzie educative non alimentano il desiderio vero ed il compito autentico della Desatellizzazione: il Cielo.

Sì, la Vita Eterna, il gorgogliare di questa1Cf. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 4, 1-2; 6, 1 – 8, 3; Funk, 1, 217-223. è il compito principale di un educatore. Persino di uno non cristiano, ma onesto.

Un padre ed una madre non desatellizzano da sé il giovane e dai legami della vita e basta ma essi aiutano ad “alzare lo sguardo” (Gn. 4,6) e puntare al Cielo; alla Vita Eterna. Questo è il destino della Persona.

Una madre, un padre, tra l‘altro quest’ultimo in modo specifico per il suo ruolo di taglio (cadàsh, taglio del cordone ombelicale, da cui cadòsh, santo, separato) devono poter immettere il gusto del Cielo ai propri figli. Del taglio per il radicalmente nuovo.

Ma può qualcuno immettere per induzione, per disciplina, per nostalgia, il gusto del Cielo se egli stesso non ne fa esperienza con cura e con arte? Può uno e-ducare vocazionalmente se prima non ha chiarito le proprie falli vocazionali dentro di sé; se non ha ordinato le proprie “entropie spirituali”? Questo, tra l’altro, è uno dei veri e propri drammi, dei punti dolenti della Chiesa oggi. I documenti, in questo, pur importanti, non salvano. Solo il Sacro, rettamente coltivato, può porre in essere i movimenti “desatellizzanti” e portarli a compimento secondo natura propria.

Oh, la Vergine, la sempre ancella, che domani festeggiamo come Assunta. Non ci stupisca che Lei sia stata Assunta in Cielo ma che Lei, la “desatellizzata”, la “vocata”, colei che aveva così ben impresso il volto del Padre, per quanto possibile ad una creatura, sia rimasta in terra tutto quel tempo.

A Lei ricorriamo per ogni desatellizzazione. Per ogni morte cruenta, nello Spirito, di ciò che ci avviluppa su noi stessi e, soprattutto per ogni desiderio del Cielo, per ogni gorgoglio che attende la sua vocazionale diffusione dal giardino del cuore e per il bene nostro e della Chiesa.

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1 Cf. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani, 4, 1-2; 6, 1 – 8, 3; Funk, 1, 217-223.

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