«Signora, lei è Assunta!», ovvero “l’importanza di sganciarsi da certe orbite”

Rubens, Assunzione della Vergine, 1636-37, part.
di Paul Freeman

Il Principio della Desatellizzazione è importante. Anzi fondamentale. È principio psico-spirituale che segue due movimenti, sempre inerenti al bene. Riconoscere il bene e perseguirlo.

Esso è insito nel bisogno di identità di cui più volte abbiamo trattato.

È dunque movimento che appartiene alla creatura in quanto tale. Leggiamo infatti nel Genesi:

l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Gn. 2,24

Dopo il peccato tale movimento non può non essere accompagnato anche da una decisione della volontà accompagnata dalla disciplina. Dio stesso viene incontro a questa nostra debolezza avviando questo movimento di riconoscimento del bene e verso il bene:

Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervìce…

Dt. 10,16

E, più recentemente, san Paolo nell’epistola ai cristiani di Roma:

E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

Rm. 8,11-13

Se la grazia efficace era legata alla scelta, alla volontà ed alla Parola fedele e attuante (Dabar) nel Vecchio Testamento, con il mistero Pasquale, l’ascensione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo, con la grazia battesimale, dunque, non solo la creatura ha la cancellazione del peccato di origine ma anche la grazia santificante per compiere, dal di dentro, per debito e spinta, nello Spirito Santo, il principio di Desatellizzazione. Cioè il riconoscimento del bene e il suo perseguimento. Questo non elimina di certo la fatica. Neanche dopo il peccato di origine, ma mette in atto più compiutamente la grazia santificante dell’uscita fuori da sé tipica della Desatellizzazione.

Per esigenze di sintesi non possiamo dilungarci ma la Desatellizzazione, dunque è quel principio necessario e vocazionale per il cammino di santità e di trascendenza.

Non solo perché riconosce e spinge al bene sempre oltre sé, ma perché aiuta la persona ad inquadrare correttamente i due binari vocazionali. Quello al matrimonio o quello alla consacrazione vergine.

Ora noi viviamo un tempo fortemente centrato sul sé, che, poiché non è chiamato dal contesto educativo, sia familiare che sociale, che di humus vero e proprio, alla desatellizzazione, cioè, ripetiamo, alla ri-conoscenza del Bene ed alla spinta verso di esso, produce quello che potremmo chiamare una sorta di “omeostasi vocazionale”.

L’uomo e la donna si fermano qui. Magari danno anche «il proprio corpo per essere bruciato» (1Cor. 13,3), con grandi ideali ma in realtà, un po’ per situazioni (di cui evidentemente non vi è colpa responsabile), un po’ per accidia spirituale, un po’ perché i contesti educativi non sono e-ducativi, cioè non spingono fuori dal sé per la pienezza del sé, la persona si trova ingolfata vocazionalmente. In perenne “zitellaggio” magari coperto dall’accidia dei molti impegni qualificati per il regno. Sia ben chiaro, per tutti esiste una parola vocazionale e desatellizzante e, soprattutto, la dimensione alla verginità fornisce uno spettro così ampio di prospettive e di attualizzazioni che non necessariamente uno si debba coniugare per essere “desatellizzato”.

Tuttavia la povertà e-ducativa in cui siamo immersi che non attua mai una profonda verità di sé alla luce di Dio comporta la creazione di destini infelici, dissipati, non desatellizzati, legati; talvolta incatenati. Dobbiamo stare molto attenti in questo. Le funzioni autentiche di un leader, ad esempio, non devono mai essere scevre dall’interesse vocazionale del singolo. La causa non è più importante del destino di un singolo. Perché il Regno comincia da quella piccola porzione di territorio che è la persona. Altrimenti non solo rendiamo una persona radicalmente infelice, dipendente, e cosificabile, ma abbiamo nella comunità una bomba ambulante di zizzania.

Infatti chi non ha compiuto in sé quei passi minimali vocazionali e desatellizzanti è una vera e propria bomba comunitaria, pronta ad esplodere. Mendicante com’è di stima, di impegni, di far bella figura davanti al leader, semplicemente per vanagloria inconscia. Di acquisire un nome. Lo so che dicendo questo parliamo di atteggiamenti grossolani ma spesso questi atteggiamenti sono inconsci, profondi; radicati. Nascosti se non evidenziabili da un cammino sistematico e solido di Direzione Spirituale. La Direzione Spirituale, autentica e sistematica è uno dei grandi assenti educativi dei nostri tempi. Ma il discernimento e la capacità di discernere non si acquista al discount del sacro e delle mode. Occorre silenzio ed ascolto. Discepolato. Obbedienza.

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