L’unità della Chiesa ortodossa russa s’incrina. Intervista a Sergei Chapnin

Divina liturgia a Kiev, domenica 6 marzo 2022
Ukrainian orthodox clerics conduct a religious service at the St Volodymyr's Cathedral in Kyiv, Ukraine, Sunday, March 6, 2022. Russian President Vladimir Putin warned Saturday that Ukrainian statehood is in jeopardy and likened the West's sanctions on Russia to "declaring war," while a promised cease-fire in the besieged port city of Mariupol collapsed amid scenes of terror. (AP Photo/Vadim Ghirda)/XVG106/22065495462382//2203061456
Degli intellettuali ortodossi, tra cui Sergei Chapnin, già funzionario del Patriarcato di Mosca, hanno firmato il 13 marzo una dichiarazione che denuncia come una eresia il concetto di “Mondo russo”, utilizzato da Vladimir Putin e dal patriarca di Mosca per giustificare la guerra in Ucraina. 

È una dichiarazione importante, quella pubblicata dal Centro di Studî cristiani ortodossi dell’università Fordham di New York, e che ha già raccolto piú di 500 firme, tra cui quelle di molti intellettuali e teologi, alcuni dei quali provenienti dall’ortodossia russa. Una dichiarazione che non può non ricordare la condanna del “filetismo” definita dal Concilio di Costantinopoli del 1972, vale a dire la subordinazione della fede ortodossa alle identità etniche e agli interessi nazionali. 

Il testo smonta pezzo a pezzo la dottrina del “mondo russo” (Русский мир – Russkiy mir), concetto utilizzato tanto da Vladimir Putin quanto dal patriarca Kyrill di Mosca per giustificare l’invasione dell’Ucraina. I redattori del testo si domandano: 

A seguito dell’inammissibile e orribilmente distruttrice invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin, i cristiani ortodossi di tutto il mondo devono affrontare una questione difficile: come una nazione la cui maggioranza abbraccia il cristianesimo ortodosso può giustificare che si attacchino e si uccidano gli abitanti di una nazione sorella, i quali condividono quasi tutti la medesima fede? 

E gli stessi proseguono: 

La verità – dolorosa ma che in questo periodo di penitenza dobbiamo affrontare – è che i nostri capi, e nella fattispecie quanti sono preposti al governo della Chiesa ortodossa russa, hanno sviluppato e promosso una dottrina falsa, nota con il nome di “Russkii mir” (o “Mondo russo”), che fornisce a Putin l’“assegno in bianco” religioso che funge da pezza di appoggio alla sua invasione e all’odiosa annessione di vicini pacifici e democratici della Russia: l’Ucraina. 

Che cos’è l’ideologia del “mondo russo”, fondamento pseudo-storico-teologico della guerra? È l’affermazione secondo la quale esisterebbe 

una sfera o civiltà russa transnazionale – con le parole dei teologi –, chiamata “Santa Russia” o “Santa Rus’”, che include Russia, Ucraina e Bielorussia (e talvolta anche la Moldova e il Kazakistan), così come tutti coloro di etnia russa e i russofoni in tutto il mondo.

E precisano: 

Essa sostiene che questo “mondo russo” ha un centro politico comune (Mosca), un centro spirituale comune (Kiev come “madre di tutta la Rus’”), una lingua comune (il russo), una chiesa comune (la Chiesa ortodossa russa, il Patriarcato di Mosca), e un patriarca comune (il Patriarca di Mosca), che opera in “sinfonia” con un presidente/leader nazionale comune (Putin) per governare questo mondo russo, oltre che per sostenere una spiritualità, una moralità e una cultura distintive comuni.

A fronte del suddetto “mondo russo”, sempre secondo questa ideologia, si ergerebbe 

l’Occidente corrotto, guidato dagli Stati Uniti e dalle nazioni dell’Europa occidentale, che avrebbe capitolato al “liberalismo”, alla “globalizzazione”, alla “cristianofobia”, ai “diritti omosessuali” promossi nei gay-prides e al “secolarismo militante”.

Un Occidente che andrebbe a braccetto con gli ortodossi «caduti nell’errore», come il patriarca ecumenico Bartolomeo e le altre Chiese ortodosse locali che lo sostengono. Si comprende meglio come, forte di questa falsa ideologia, Vladimir Putin possa osare presentarsi come un “liberatore” e un difensore della civiltà e dei “valori morali”. 

Molti teologi denunciano una eresia 

In questa dichiarazione, i teologi redattori denunciano e invitano a rigettare l’ideologia del “mondo russo” come una eresia

[…] respingiamo l’eresia del “mondo russo” e le azioni vergognose del governo russo nello scatenare la guerra contro l’Ucraina che scaturisce da questo insegnamento vile e indifendibile con la connivenza della Chiesa ortodossa russa, in quanto dottrina profondamente non ortodossa, non cristiana e contro l’umanità, chiamata ad essere «giustificata… illuminata… e lavata nel Nome di nostro Signore Gesù Cristo e dallo Spirito di Dio» (Rito del Battesimo). Così come la Russia ha invaso l’Ucraina, allo stesso modo anche il Patriarcato di Mosca del Patriarca Kyrill ha invaso la Chiesa Ortodossa, ad esempio in Africa, causando divisioni e conflitti, con innumerevoli vittime non solo nel corpo, ma anche nell’anima, mettendo in pericolo la salvezza dei fedeli.

Un riferimento ai tentativi del patriarcato di Mosca di attrarre a sé Chiese ortodosse afferenti al patriarcato di Alessandria, che ingloba tutta l’Africa, per punirlo di aver sostenuto l’autocefalia della Chiesa ortodossa di Ucraina nel 2019. 

Il testo termina con una possente professione di fede corredata di svariate censure. In particolare, vengono giudicati come “non ortodossi”: 

  • […] qualsiasi insegnamento che cerchi di sostituire il Regno di Dio visto dai profeti, annunciato e inaugurato da Cristo, insegnato dagli apostoli, ricevuto come sapienza dalla Chiesa, enunciato come dogma dai Padri, e sperimentato in ogni Santa Liturgia, con un regno di questo mondo, sia quello della Santa Rus’, della Sacra Bisanzio o qualsiasi altro regno terreno, usurpando così l’autorità di Cristo stesso di consegnare il Regno a Dio Padre (1Cor 15,24), e negando il potere di Dio di asciugare ogni lacrima dagli occhi (Ap 21,4). 
  • […] ogni insegnamento che subordini il Regno di Dio, manifestato nell’Unica Santa Chiesa di Dio, a qualsiasi regno di questo mondo e che cerchi altri signori ecclesiastici o secolari che possano giustificarci e redimerci. Respingiamo fermamente tutte le forme di governo che divinizzano lo Stato (teocrazia) e assorbono la Chiesa, privandola della sua libertà di opporsi profeticamente ad ogni ingiustizia. Biasimiamo anche tutti coloro che affermano il cesaropapismo, sostituendo la loro ultima obbedienza al Signore crocifisso e risorto con quella a qualsiasi capo investito di poteri di governo e che pretende di essere l’unto di Dio, sia con il titolo di “Cesare”, di “Imperatore”, “Zar” o “Presidente”.
  • […] qualsiasi insegnamento che incoraggi la divisione, la sfiducia, l’odio e la violenza tra i popoli, le religioni, le confessioni, le nazioni o gli stati. Condanniamo inoltre come non ortodossi e respingiamo ogni insegnamento che demonizzi o incoraggi la demonizzazione di coloro che lo stato o la società considerano “altri”, compresi gli stranieri, i dissidenti politici e religiosi e altre minoranze sociali stigmatizzate.
  • […] qualsiasi divisione manichea e gnostica che elevi come “santa” una cultura orientale ortodossa e i popoli ortodossi al di sopra di un “Occidente” degradato e immorale. È particolarmente malvagio condannare altre nazioni attraverso speciali petizioni liturgiche della Chiesa, elevando i membri della Chiesa ortodossa e le sue culture come se fossero spiritualmente santificati rispetto agli “eterodossi”, carnali e secolarizzati.
  • […] ogni insegnamento o azione che rifiuti di dire la verità o sopprima attivamente la verità sui mali perpetrati contro il Vangelo di Cristo in Ucraina. 
  • […] ogni discorso di “guerra fratricida”, “ripetizione del peccato di Caino, che uccise il proprio fratello per invidia”, se non riconosce esplicitamente l’intento omicida e la colpevolezza di una parte sull’altra (Ap 3,15-16).

Intervista a Sergei Chapnin 

Sergei Chapnin

Tra i firmatarî si annovera anche Sergei Chapnin, già redattore capo aggiunto del Journal du patriarcat de Moscou. Già da qualche anno egli denuncia la minaccia di un «cristianesimo senza Cristo». Il teologo torna a discorrere con noi de La Vie sulla genesi e sulle sfide di questo testo. 

Il Centro di Studî cristiani ortodossi dell’Università Fordham ha pubblicato un’importante dichiarazione sulla dottrina del “mondo russo”: come è stato elaborato questo testo? 

La dichiarazione è stata redatta da un gruppo di teologi ortodossi in Gran Bretagna, Grecia, Stati Uniti, Canada e Svezia. Ciascuno si è espresso a titolo personale, senza rappresentare alcuna struttura ecclesiastica o accademica. Il diacono dr. Brandon Gallaher (professore associato alla cattedra di Teologia sistematica e comparata dell’Università di Exeter, Dipartimento di teologia e di religione) ne è stato l’iniziatore. 

Nell’insieme, questa dichiarazione punta a fornire una riflessione teologica sulle ragioni che hanno permesso al patriarca Kyrill di benedire, in pratica, la guerra contro l’Ucraina. 

Non è impossibile che Kyrill abbia accolto l’invito di Francesco a un’azione comune anche nel tentativo di prepararsi un salvacondotto per il dopo-Putin [G. M.]

Ci sono dei membri del patriarcato di Mosca che hanno contribuito alla redazione del testo e che lo sostengono? 

Sí, ci sono membri della Chiesa ortodossa russa che hanno partecipato alla stesura della Dichiarazione. Ci sono anche membri della Chiesa ortodossa russa tra quanti l’hanno sostenuta apponendovi la sottoscrizione. 

Il patriarca Kyrill sembra piú fragile… Fino a che punto lo è davvero? 

Oggi il patriarca Kyrill ha perso la sua autorità tanto agli occhi dei membri della Chiesa russa quanto agli occhi delle altre Chiese cristiane. Tuttavia, io non penso che sia possibile parlare della caduta o della deposizione del patriarca Kyrill. A mio avviso, egli si è tanto legato al regime di Putin che inevitabilmente cadrà insieme con quel regime politico. 

In che cosa la posizione di Kyrill si fonda sul modello del “mondo ortodosso”? Potrebbe darsi una scissione in seno al patriarcato di Mosca? 

Abbiamo esempi di vescovi, di sacerdoti e di laici esprimersi apertamente contro la posizione ipocrita del patriarca Kyrill, che si è rivelato incapace di chiamare “guerra” una guerra e “invasione” un’invasione. Voci oneste si levano, in Europa occidentale, nelle Repubbliche Baltiche, in America e nella stessa Russia

Tuttavia, bisogna riconoscere che si fanno sentire anche sermoni che portano in palmo di mano l’esercito russo, che invitano alla preghiera per Putin e per la vittoria dell’esercito russo. Diciassette diocesi ucraine [ortodosse moscovite, N.d.T.] hanno già pubblicamente annunciato che cesseranno di onorare il patriarca Kyrill. Penso che presto ce ne saranno anche delle altre. 

Quali sono le conseguenze piú probabili del suo sostegno alla guerra in Ucraina? 

Per mettere le cose in prospettiva, direi: la Chiesa ortodossa russa è divisa in una Chiesa “ufficiale”, che sostiene pienamente il Cremlino ed è pronta a dimenticare l’Evangelo e a giustificare i crimini di guerra, e una Chiesa che cerca di vivere secondo i comandamenti di Cristo. Queste due Chiesa non possono continuare ad esistere sotto lo stesso tetto. 

Intervista tradotta e pubblicata per gentile concessione de La Vie

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