«Il Papa mi ha detto di cercare Vescovi non omofobi». Il chiacchiericcio di James Martin

Il Papa e padre Martin

Padre Martin racconta in pubblico i contenuti del suo meeting con il Papa durante un incontro col gruppo di “cattolici LGBT” della Chiesa di St. Paul a New York.

Padre James Martin ieri sera ha reso pubblici i contenuti dell’udienza privata ottenuta dal Santo Padre a fine settembre, in un incontro del gruppo per fedeli che hanno fatto coming out della chiesa di San Paolo Apostolo a New York: “Out at St. Paul” . Il gruppo pastorale che padre Martin appoggia e accompagna è noto per rifiutarsi di richiedere la continenza ai fedeli che vi aderiscono, anzi esplicitamente esigono che venga rimossa la richiesta dall’insegnamento della Chiesa. Ironia vuole che si riuniscano in una chiesa dedicata all’Apostolo che più di ogni altra voce biblica condanna l’iniquità della pratica sodomitica. Martin ha precisato che il Papa gli ha chiesto di non fare commenti sui contenuti dell’udienza alla stampa, ma che non ci fosse alcun problema nel comunicarli tra amici.

Secondo Martin, col Papa ha parlato esclusivamente di “pastorale LGBT” e durante l’udienza il gesuita newyorkese gli avrebbe chiesto cosa debbono fare i “cattolici LGBT” di fronte ai “tanti pastori omofobici” che a suo dire li umiliano negli States. Il Papa secondo Martin avrebbe risposto «Cercare un altro pastore» e l’avrebbe incoraggiato a «proseguire il ministero in pace». Nella mezz’ora di colloquio Martin sarebbe stato prodigo di informazioni a denuncia di vari Vescovi. In particolare, di uno ha riportato con fare scandalistico la condanna dell’agenda LGBT nell’omelia della Messa di Pasqua; al che il Papa avrebbe chiesto, tra l’incredulo e l’amareggiato «Durante la Messa di Pasqua?!».

Il giorno dopo l’udienza, tutto baldanzoso Martin si sarebbe recato alla Congregazione per l’Educazione Cattolica per lamentare la confutazione della teoria gender contenuta in Maschio e femmina li creò (10 giugno) e ivi avrebbe trovato tutti molto docili alla notizia del suo colloquio col Papa. La ricostruzione di Martin è risibile per molti motivi, ma per un elemento in particolare, anche senza fare riferimento al magistero di Papa Francesco sull’omofilia. Secondo Martin il Papa con la più grande attenzione alla pastorale e alla giurisdizione episcopale avrebbe indicato di lasciare il proprio Vescovo nel momento in cui si vive un rapporto sofferto con esso, cambiare autorità pastorale come si potrebbe cambiare, appunto, un club gay per un altro. Eppure Papa Francesco è piuttosto chiaro sul tipo di rapporto col Vescovo che un presbitero è tenuto ad avere:

Chi è nel posto del padre? Il vescovo. Non è il padrone della ditta, il vescovo, no. Non è il padrone. Non è quello che comanda: “qui comando io”, alcuni obbediscono, altri fanno finta di obbedire e altri non fanno nulla. No, il vescovo è il padre, è fecondo, è quello che genera la missione. Questa parola missione, che ho voluto prendere, è caricata, caricata della volontà di Gesù, è caricata dello Spirito Santo. Per questo, mi raccomando, dal Seminario imparate a vedere nel vescovo il padre che è stato posto lì per aiutarvi a crescere, ad andare avanti e per accompagnarvi nei momenti del vostri apostolato: nei momenti belli, nei momenti brutti, ma accompagnarvi sempre; nei momenti di successo, nei momenti delle sconfitte che avrete sempre nella vita, tutti… Questa è una cosa molto, molto importante.

[…] E poi, altre due cose. Qual è la spiritualità del clero diocesano? Come diceva quel prete ai religiosi: “Io ho la spiritualità della congregazione religiosa che ha fondato San Pietro”. La spiritualità del clero diocesano, qual è? È la diocesanità. La diocesanità ha tre indirizzi, tre rapporti. Il primo è il rapporto con il vescovo, ma ne ho già parlato a sufficienza. Il primo rapporto: non si può essere un buon prete diocesano senza il rapporto con il vescovo. Secondo: il rapporto nel presbiterio. Amicizia tra voi. È vero che non si può essere amico intimo di tutti, perché non siamo uguali, ma bravi fratelli sì, che si vogliono bene. E qual è il segno che in un presbiterio c’è fratellanza, c’è fraternità? Qual è il segno? Quando non ci sono le chiacchiere. La chiacchiera, il chiacchiericcio è la peste del presbiterio. Se tu hai qualcosa contro di lui, dilla in faccia. Dilla da uomo a uomo. Ma non sparlare alle spalle: questo non è da uomo! Non dico da uomo spirituale, no, non è da uomo, semplicemente. Quando non c’è chiacchiericcio in un presbiterio, quando quella porta è chiusa, cosa succede? Beh, c’è un po’ di chiasso, nelle riunioni si dicono le cose in faccia, “non sono d’accordo!”, si alza un po’ la voce… Ma da fratelli! A casa, noi fratelli litigavamo così. Ma nella verità.

[…] Il rapporto con il vescovo, il rapporto tra voi. Segno negativo: il chiacchiericcio. Niente chiacchiericcio. Segnale positivo: dirsi le cose chiare, discutere, anche arrabbiarsi, ma questo è sano, questo è da uomini. Il chiacchiericcio è da codardi.

Discorso ai Seminaristi della diocesi Agrigento, 24 novembre 2018

Arduo distinguere l’idea di un padre Martin che, armato di un’udienza col Papa (di certo un privilegio unico in Curia) sbaraglia dicasteri, avanzando reclami intimidatori per documenti preparati con lungo e costante lavorio sovrinteso dalla Santa Sede, dalla vanesia retorica di una primadonna troppo abituata ai riflettori per accorgersi di star dando uno spettacolo imbarazzante.

Pare che Martin sia poi stato molto allegro nel descrivere come le testate quali LifeSiteNews e ChurchMilitant abbiano reagito alla foto della sua udienza. Parole di plauso invece per l’ultimo concistoro, dichiarato il «più lgbt-friendly della Storia della Chiesa» ed in particolare per il neo-card. Jean-Claude Hollerich che in tutta confidenza (e quanta lealtà del confidente!) gli avrebbe rivelato quanto apprezza la «meravigliosa relazione omosessuale» del premier lussemburghese Xavier Bettel. Nessuna menzione per il card. Zuppi, invece, probabilmente vista la poca presa della sua mistificazione, recentemente confutata su queste pagine. Né potevano mancare le esultanze per le presunte aperture ai ministeri femminili, o attacchi alla gerarchia polacca e africana, ree di cercare nel Magistero le risposte sulla morale sessuale e l’identità di genere.

Proprio un redattore di ChurchMilitant presente alla St. Paul, George Neumayr, dopo un’ora di una conversazione Q&A su questa linea ha chiesto di poter fare una domanda, permesso accordato da padre Martin.

Padre Martin, lei condivide l’insegnamento attuale della Chiesa sulla natura peccaminosa degli atti omosessuali oppure no?

La risposta non è arrivata, padre Martin ha invece chiesto se chi si trovava di fronte fosse un reporter e se avrebbe pubblicato i suoi interventi della serata: «Ma certo che lo farò. Ora risponda alla domanda».

Richiesta velleitaria, l’incontro (in chiesa) si è concluso trai fischi e i boo dei presenti verso Neumayr. Ogni primadonna che si rispetti, del resto, ha il suo fanclub più infervorato.

Comments:

Una replica a “«Il Papa mi ha detto di cercare Vescovi non omofobi». Il chiacchiericcio di James Martin”

  1. Salve!

    Le organizzazioni LGBT si stanno “lentamente” portando verso la
    creazione di una “élite” fra gli omosessuali, sopratutto in ambienti
    anglosassoni statunitensi…
    Le gente comune, quindi anche i cristiani, ha una falsa idea
    di “unità” del mondo omosessuale che invece, come tutte le “associazioni”
    umane, tende a creare differenze e “classi”… anzi a mio modesto parere
    nell’universo omosessuale questa tendenza al “classismo” è molto
    più accentuata che in altri ambiti…
    Quindi, da cristiano, penso che la Chiesa Cattolica non possa nemmeno
    usare l’acronimo (LGBT) stante il suo messaggio “universale” cioè “cattolico”
    nella sequela del “tutto in tutti” di Cristo; differente quindi dalle varie organizzazioni
    umane, fara le quali anche la LGBT, che invece cercano di “dividere”
    l’umanità in “fette” di diversa “dignità”.
    Personalmente ammetto di avere un problema nell’accettare l’atto
    di sodomia fra due uomini o i rapporti fra due donne e mi accorgo che mia moglie
    sperimenta le stesse mie difficoltà in merito. Intendiamoci noi non abbiamo nessun
    problema ad accettare la persona omosessuale, Abbiamo amici e conoscenti,
    sia maschi che femmine, che vivono relazioni omosessuali e che ci sembra
    vivano dei bei rapporti di amore… ma mi fermo a questo aspetto.
    Onestamente devo aggiungere che sia io che mia moglie mal
    sopportiamo certe manifestazioni forzata “esternazione” dei gesti
    omosessuali ma anche questo penso sia solo un aspetto del nostro modo
    di vedere la sessualità infatti noi stessi usiamo molto pudore nelle nostre
    manifestazioni di affetto limitandole al massimo quando in pubblico
    (tanto che una volta ad una riunione fra coppie sposate un prete
    ci disse: “voi siete sembrati la coppia più ‘freddina’ “).
    Ma possiamo capire che molti omosessuali sentano il bisogno
    di esternalizzare, anche in modo “esagerato”, quello cioè che fino a
    pochi anni fa era per loro impossibile esternare.
    Direi che la continenza, che esiste in qualsiasi rapporto di coppia
    uomo-donna, negli omosessuali dovrebbe essere totale
    ovvero tendere alla totalità per quanto possibile ad un omosessuale
    che voglia percorrere la via delal spiritualità cristiana.
    Predicare il contrario non è cristiano sopratutto perché non
    è nel segno dell’insegnamento Evangelico di Gesù.

    saluti

    RA

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