L’ideologia LGBTQ, un fenomeno elitario?

di Patrice de Plunkett1Articolo apparso sul blog dell’autore col titolo Le LGBTQ, un phénomène de classe sociale?.

La corrente LGBTQ presenta la propria azione come una nuova manifestazione delle lotte per la giustizia sociale. Non tutti sono di questo avviso… Lo possiamo constatare nella nuova bibbia di una sinistra parzialmente antiliberale: Manuel indocile de sciences sociales [Manuale indocile di scienze sociali] (La Découverte – Fondation Copernic). E stamattina su Libération, un  aneddoto illuminante, riportato dal giovane attore Anthony Bajon.

Anthony Bajon

Anthony Bajon, 25 anni, è – con Di Caprio – l’attore più giovane ad aver ricevuto l’Orso d’oro a Berlino, nel 2018. Interpreta il ruolo di un giovane contadino nel dramma Au nom de la terre, nelle sale il 25 settembre; stamattina Libération gli consacra un ritratto in ultima pagina. Dal quale apprendiamo che il vero padre del giovane Bajon è un operaio metallurgico (fabbro) della Valle della Marna.

«Chic [Anthony Bajon] non ha la pretesa di esserlo, anche se la sua carriera emergente nel cinema lo ha catapultato di recente nei salotti mondani. A contatto con l’ethos parigino, ha preso coscienza del fatto che tanti gli attaccano l’etichetta di “plebeo”. “Mi è stato fatto comprendere di essere fuori posto, talvolta anche con disprezzo. Una settimana fa, un giornalista mi ha domandato se per via della mia provenienza dalle periferie mi dispiacesse forse per la presenza di tanti omosessuali nell’ambiente del cinema. Qual è il rapporto?”.

Ma il rapporto esiste: dipende dall’ideologia LGBTQ e alla sua “natura di classe”, si sarebbe detto una volta, quando la doxa non riduceva ancora la società a delle comunità di orientamenti sessuali.

Attenzione a non confondere: un conto è l’omosessualità, esistente da tempo immemorabile e trasversale alle classi sociali; un altro è l’ideologia LGBTQ di oggi, che fa parte di una pressione generale per abolire ogni norma in ogni campo della vita [1]. Questa ideologia, apparsa recentemente, è legata alla marea montante dell’ultraliberalismo ed è indissociabile dall’industria del biotech, che opera dietro le quinte per estendere la PMA, a cui seguirà la GPA (in virtù dell’irresistibile principio di non discriminazione).

La lobby LGBTQ si presenta come espressione di tutti gli omosessuali. Ciò è inesatto sul piano intellettuale, geografico e sociale. Coloro che professano l’ideologia LGBTQ non sono altro che una corrente all’interno del mondo omosessuale e appartengono alla classe urbana agiata, come ben spiega la frase rivolta dal giornalista chic ad Anthony Bajon.

Ne troviamo un’eco in un’opera certo non ostile alla lobby come il Manuale indocile di scienze sociali: 1033 pagine formato grande, nelle librerie da settembre.. Nella sezione Altri generi, capitolo Dove essere gay oggi?, paragrafo Il contributo (relativo) delle statistiche, pp. 786-787, leggiamo così:

I più istruiti2Si tratta dei cosiddetti “très diplômés”, cioè coloro che hanno frequentato un istituto di alta formazione (Grande école) o sono in possesso di un master o un dottorato; NdT., le classi medie e superiori accettano volentieri, e più di altri, di partecipare alle indagini di ricerca identificandosi e dichiarandosi apertamente come omosessuali […]. Molti lavori analizzano questa forte presenza [dei gay ufficiali] in città come il prodotto congiunto di una mobilità spaziale e sociale più forte, presso i gay e le lesbiche, che nella popolazione generale, il che li orienta di più, a livello geografico, verso gli spazi a capitale culturale elevato. In maniera più forte e più netta per i gay che per le lesbiche, questo risultato […] mostra che l’attrazione specificamente omosessuale per gli spazi urbani vale soprattutto per alcuni gruppi omosessuali, caratterizzati da appartenenze di genere, di classe, da percorsi scolastici e da maniere di identificarsi singolari. Si è più spesso gay o lesbiche in citta che non altrove, a condizione di possedere altre proprietà sociali: del capitale culturale e economico, legato all’eredità o a una mobilità sociale ascendente […]. La visibilità urbana non riguarda tutti gli omosessuali né tutti i modi di esserlo.

È da meditare, nell’ascoltare l’irrompere dell’onnipresente “dibattito” a margina della riforma della legge bioetica.

P.s. Quanto precede fa comprendere perché criticare l’ideologia LGBTQ non ha niente a che vedere con l’omofobia, secondo la terminologia adottata dai media e dalla classe politica. Molti omosessuali rifiutano l’ideologia in questione e non vi si riconoscono.

[1] Cfr. su questo blog il resoconto probante di un colloquio dell’IRIS (CNRS) presso l’EHESS nell’aprile del 2013.  

Note   [ + ]

1. Articolo apparso sul blog dell’autore col titolo Le LGBTQ, un phénomène de classe sociale?.
2. Si tratta dei cosiddetti “très diplômés”, cioè coloro che hanno frequentato un istituto di alta formazione (Grande école) o sono in possesso di un master o un dottorato; NdT.

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