Transumanismo, nuovo nome dell’eugenetica

«Il transumanismo è il nuovo nome dell’eugenismo». È l’appassionato grido lanciato “da sinistra” dal biologo Jacques Testart, padre (pentito) della prima bimba in provetta: Amandine, venuta alla luce nel 1982. Ora Testart combatte le aberrazioni della biotecnologia, PMA e GPA in testa, e ha pubblicato un libro sul transumanismo1Per una nota critica sul transumanismo consiglio il libro di Giulia Bovassi, L’eco della solidità. La nostalgia del richiamo tra antropologia liquida e postumanesimo e il capitolo «Siamo uomini o transumani?» del mio La liquidazione dell’uomo (pp. 163-237). con la giornalista Agnès Rousseaux: Au péril de l’humain Les promesses suicidaires des transhumanistes (L’umano a rischio. Le promesse suicidarie dei transumanisti).

Il libro indaga le origini e i fondamenti teorici del movimento transumanista. Tutto nasce in California negli anni ’60-’70, quando una ricerca informatica appena incipiente si incontra col movimento New Age e Hippie. È così che alcuni giovani, contrari alla guerra del Vietnam e ossessionati dal pericolo di una guerra atomica, forgiano una nuova ideologia basata sulla comunicazione e sulla convinzione di poter trovare nell’informatica le soluzioni alle loro angosce.

Il movimento transumanista raggiunge l’Europa agli inizi del Duemila ma è solo da quattro-cinque anni che si è cominciato a parlarne. Tanto è vero che nell’agenda degli Stati Generali della Bioetica – l’assemblea chiamata ogni sette anni ad aggiornare la legge bioetica francese del 2011 – la parola “transumanismo” non figura nemmeno (si parla invece dell’intelligenza artificiale, uno dei temi cari ai transumanisti).

Ma in cosa consiste il transumanismo? «Fondamentalmente», confessa Testart a Eugénie Bastie di Le Figaro, «il transumanismo è il nuovo nome dell’eugenismo». Come gli eugenisti, anche i transumanisti aspirano infatti a migliorare la specie umana. E pensano di raggiungere il loro obiettivo grazie alla tecnologia. Il transumanismo mira all’immortalità cercando di garantire una salute perfetta nonché performance fisiche e intellettuali sempre più potenziate. Il credo transumanista professa la propria incrollabile fede in un messianismo tecnologico dove la tecnologia assume tratti salvifici. Le frange più estreme auspicano apertamente la fusione tra l’uomo e la macchina, mentre i più moderati (Laurent Alexandre e Luc Ferry in Francia) credono in una sorta di iperumanesimo fondato sulla tecnologia.

Per Testart le origini dell’ideologia transumanista vanno fatte risalire all’incontro tra un infantilismo arcaico e una inaudita potenza tecnologica. Il transumanismo punta a oltrepassare i limiti naturali della condizione umana: la vecchiaia, la morte, la differenza sessuale. Ma la salute perfetta e l’immortalità sono promesse irrealizzabili. Non potranno mai essere mantenute. Tanto più che la speranza di vita in Occidente è pure sul punto di segnare il passo…

Testart parla del transumanismo come di una «ideologia sostitutiva» che predica agli uomini una nuova salvezza per via tecnologica in un mondo che confessa insieme la morte di Dio e il collasso delle vecchie ideologie politiche. Si sostituisce anche a un capitalismo ormai esausto che aveva promesso progresso sociale e crescita illimitata. Assieme all’islamismo, il transumanismo è rimasta la sola ideologia disponibile sul mercato. Ma i paradisi promessi appaiono alquanto illusori. 

Gli ultrà transumanisti sono soliti squalificare i propri avversari bollandoli come nostalgici piagnucoloni. E li invitano a seguire l’esempio della Cina e della Silicon Valley che non si fissano alcun limite. È la dimostrazione, fa notare Testart, della eterogenesi dei fini che ha trasformato i giovani libertari di un tempo in partigiani del turbocapitalismo. Anche loro oramai fanno il verso al TNA («There is no alternative») di una Margaret Thatcher. Occorre entrare nella competizione o saremo sopraffatti, ci ripetono.

È una linea seguita diligentemente da Emmanuel Macron, che ha annunciato investimenti per un miliardo e mezzo di euro da qui al 2022 per trasformare la Francia in uno dei paesi leader nel campo dell’intelligenza artificiale. Cifre irrisorie se si pensa agli investimenti del GAFA (l’acronimo con cui vengono indicate le “Big Four tech companies”: Google, Apple, Facebook e Amazon, che per il 2020 sono pronosticate come la prima potenza economica mondiale) ma che diventano ingiustificabili se consideriamo lo stato sempre più miserevole della sanità pubblica. Ma i transumanisti, come gli economisti liberali, continuano col loro mantra inarrestabile: «bisogna essere competitivi». Ma in tal caso, si chiede Testart, dove bisogna arrestarsi? «Se ci paragoniamo ai Cinesi, che non hanno alcun limite, autorizzeremo la clonazione umana per stare al passo?». Seguire il piano inclinato è facile, ma così si rischia per allinearsi al peggio. Non una prospettiva rassicurante.

Jacques Testart

Testart non nutre una particolare fiducia nemmeno per gli Stati Generali della Bioetica, che si apprestano a estendere i confini del lecito e del consentito nei campi della fecondazione artificiale, della gestazione per altri e dell’eutanasia. La componente della società civile (il «comitato dei cittadini» che già non corrisponde alla «conferenza dei cittadini» prevista dalla legge del 2011) appare residuale, poco trasparente sia sul piano legale che su quello della sua formazione. Dagli Stati Generali della Bioetica non ci si può aspettare altro che un semplice aggiornamento della legislazione secondo gli avanzamenti della scienza e, fatto ancor più grave, in ossequio ai “desiderata” di certe lobby. Si tratta pertanto di estendere i limiti di ciò che è permesso anziché fissare dei limiti.

Così, con la scusa che non c’è alternativa e tanto meno si può tornare indietro, ogni legge – che sia la PMA o la GPA – si trasforma in un “progresso” irreversibile.

Jacques Testart si era reso conto che dei limiti della manipolazione del vivente proprio con la nascita di Amandine, la prima bimba in provetta nata nel 1982 grazie all’intervento della sua équipe. Inizialmente, racconta il biologo a Le Figaro, in quell’evento non aveva visto altro che un atto tecnico, quasi di pura “idraulica”, che aveva permesso di “riparare” la sterilità di una coppia. Ma ben presto si era reso conto come quel giorno si fosse realizzato qualcosa di molto può profondo: la rottura di un limite antropologico. Era quanto aveva cercato di spiegare nel 1986 col libro L’uovo trasparente. La nascita artificiale, scriveva allora, aveva inaugurato la rivoluzione degli apprendisti stregoni, con conseguenze imprevedibili. Era stata aperta la strada alla programmazione pre-nascita. La diagnosi preimpianto (DPI), che sarebbe stata inventata quattro anni dopo, era già a un passo. Da lì all’eugenetica il passo doveva essere ancor più breve. Nel 1994 la DPI fu autorizzata per i portatori di gravi malattie. Dal 2000 è stata estesa al semplice “rischio di malattia”, vale a dire potenzialmente a chiunque. Ma ad alcuni anche questa limitazione superficiale appariva troppo stringente. In Francia istituzioni come l’Inserm (l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica) e l’Accademia della Medicina avrebbero voluto estendere la diagnosi preimpianto a tutti gli embrioni concepiti, spalancando così scenari vicinissimi alla distopia immaginata da Aldous Huxley nel suo Brave New World.

Testart crede che la questione capitale della bioetica sia, più che l’estensione universale della PMA e l’accettazione della GPA, la selezione degli embrioni e di conseguenza la pianificazione delle persone “futuribili”. È questa la vera rivoluzione destinata e esplodere nel momento in cui sarà possibile fabbricare embrioni in serie.

Il biologo è alquanto isolato a sinistra nella sua battaglia contro la PMA e la GPA. I suoi compagni di strada (Ecologisti,”Insoumis”, Anticapitalisti, ecc.) non comprendono le sue posizioni etiche, che i transumanisti loro liquidano come espressione di “bioconservatorismo”. Poche sono le eccezioni. Come José Bové, il cui naturalismo cristiano-contadino si sposa col naturalismo darwiniano “di precauzione” professato da Testart. Ma Jean-Luc Mélenchon, il leader della sinistra francese appoggiato da Testart, resta un incorreggibile scientista. Dal canto suo il movimento Europe Écologie Les Verts (Europa Ecologia I Verdi, abbreviato in EÉLV) è come angosciato dalla preoccupazione di apparire a tutti i costi “moderno”, nonché impregnato di quell’individualismo libertario che  spinge la sinistra sul lato del permissivismo. Donde la tendenza ad accettare ogni genere di trasgressione, incluse le trasgressioni transumaniste.

Cosa fare dunque? I nuovi “profeti” del transumanismo vogliono convincerci che resistere è inutile giacché la rivoluzione transumanista è “ineluttabile. Ancora una volta, ad essere agitato è lo slogan “non c’è alternativa”.

Non bisogna farsi ingannare dai toni “soft”. L’orizzonte auspicato dai transumanisti è intessuto di un autoritarismo violentissimo davanti al quale non ci si può piegare senza almeno combattere. Per Testart occorre rivendicare slogan alternativi. C’è ad esempio quello di Jean-Michel Besnier, secondo il quale bisogna «acconsentire al casuale e all’imperfetto». Più concretamente, si tratta di lottare contro un immaginario infantile e al tempo stesso potentemente armato, avendo a disposizione le tecnologie più seducenti. Per questo occorre evocare un immaginario alternativo capace di mostrare che “un’altra umanità è possibile”. Una umanità fatta di convivialità e solidarietà, non di competizione e egoismo; di empatia e amore per la creazione, non di disprezzo per il vivente. È, in sintesi, la via dell’ecologia integrale a cui il magistero della Chiesa non cessa di esortarci.

Note   [ + ]

1. Per una nota critica sul transumanismo consiglio il libro di Giulia Bovassi, L’eco della solidità. La nostalgia del richiamo tra antropologia liquida e postumanesimo e il capitolo «Siamo uomini o transumani?» del mio La liquidazione dell’uomo (pp. 163-237).

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