“Mio padre, la politica e la fede”

di don Antonello Iapicca

Mio padre Vincenzo ha lavorato per quarant’anni nella Democrazia Cristiana, individuata nell’immediato dopoguerra come la possibilità di impegnarsi seriamente nella ricostruzione leggendo il suo manifesto politico. Mio padre ha vissuto la politica come un altissimo servizio di carità, senza usufruire del minimo privilegio, pur essendo stato l’unico non parlamentare a rivestire la carica di capo della segreteria politica.

Ho imparato a leggere sui giornali di ogni colore politico che portava a casa, sono cresciuto ascoltando i suoi racconti, andando a giocare nel Palazzo dell’Eur, e ho seguito, ragazzino, i congressi della Dc al Palazzo dello Sport a fianco di Pansa e altri giornalisti, intrufolandomi dietro le quinte per studiare da vicino come si faceva la politica, e lì diero c’erano Andreotti e Forlani, Zaccagnini e De Mita, Piccoli e Donat Cattin, Moro e Bodrato. Ho imparato a guidare su una vecchia 600 stanca di chilometri macinati nelle campagne elettorali, addobbata con megafoni e manifesti. Ho quindi “naturalmente” provato a vivere la politica: ho iniziato durante le scuole superiori con il bravissimo e compianto Fratel Lazzaro delle Scuole Cristiane (conoscendo tanti amici che ora sono politici ad alto livello), ho poi frequentato il Movimento Giovanile della Dc, presi le botte a una fermata della Metro mentre facevo volantinaggio durante il referendum sull’aborto insieme a tanti amici di CL.

Appena entrato all’università sono stato collaboratore e amico di Ruffilli (trucidato dalle Brigate Rosse) mentre preparavo la rassegna stampa quotidiana per l’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) l’Upi (Unione Provincie d’Italia) e la Cispel (Confederazione Italiana dei Servizi Pubblici degli Enti Locali). Ma il Signore aveva per me altri progetti, e, illuminando la mia storia con il suo amore, mi ha fatto scoprire la chiamata con la quale mi aveva da sempre accompagnato, e sono partito per un’esperienza di evangelizzazione; poi il seminario in Giappone, poi prete, poi oggi, prete in missione felicissimo e grato a Dio. Ero in un incontro vicino Trento quando il telegiornale mi informò della morte del dolcissimo e buonisssimo Ruffilli. E dire che pochi mesi prima eravamo in giro nella periferia est con la mia Panda 30 per la campagna elettorale. Il Signore mi aveva misteriosamente salvato, avrebbero potuto uccidere comodamente Ruffilli mentre era in macchina con me.

Poi ho visto il declino morale della Dc attraverso gli occhi di mio padre, che, proprio mentre andava in pensione, è entrato con mia madre nel Cammino Neocatecumenale. Soffriva nel vedere il disfacimento del Partito a cui aveva offerto buona parte della sua vita, ma stava conoscendo più profondamente il Signore, scoprendo, a 70 anni, la bellezza di crescere nella fede in una piccola comunità. Lui che aveva passato notti e notti con i politici, passava le serate con i fratelli sedotto dalla Parola di Dio. La sua vita è cambiata radicalmente, ed è stato lui, la sua storia, i suoi occhi disincantati perchè illuminati dalla fede nel Cielo, il destino eterno che tutti ci attende, ad aprire la mia mente e il mio sguardo sulla politica e sull’unico approccio autentico e realista alle cose del mondo. E la sua era la politica della Prima Repubblica, ben altra cosa rispetto a quella di oggi – è poi politica? – fatta di tweet, selfie, slogan e ideologia esibita in girotondi, magliette colorate e altre tragiche amenità, indignazioni a corrente alternata e, purtroppo, principi non negoziabili trattati come arma da gettare come bombe contro i nemici, confondendo nella polemica mediatica e internettiana l’ideologia con chi, nell’ideologia, è caduto perché ingannato. La politica che ho conosciuto era invece il luogo dove uomini di fede come mio padre hanno potuto compiere la missione di carità auspicata da San Paolo VI. Dove l’avversario politico non era mai un nemico da abbattare ma piuttosto da battere nelle urne in virtù di una proposta politica.

Poi è venuta la politica spettacolo, quella sguaiata sui social, “semplificata” a destra, al centro e a sinistra perché più di slogan ad effetto non ha da dire. La politica è lo specchio della società, e non si raccoglie uva dalle spine, basta vedere i frutti per riconoscere l’albero. Questo mi ha insegnato la vicenda e l’esperienza di mio padre che ha attraversato tutta la stagione politica del dopoguerra, dall’alba della ricostruzione, dai sani entusiasmi e dalle sane battaglie del ’48 e degli anni successivi sino alla crisi di Mani Pulite e al conseguente disfacimento della DC e di quella politica. Ho visto la crisi di fede della società italiana lasciare a piedi anche la politica. Lo svuotarsi delle Chiese, la fuga dei giovani dalle parrocchie, dal Vangelo e da Cristo per seguire le chimere mondane ha prodotto conseguenze anche nel mondo politico. La società è cambiata, e con essa la politica. L’Azione Cattolica e la Fuci prima e CL poi hanno vissuto questa crisi profonda, mentre la Dc, morendo, vedeva dividersi la sua ultima generazione nei nuovi soggetti politici e diventare così la spalla del centro destra e del centro sinistra.

Ma Dio mi ha fatto la Grazia di poter vedere nella storia benedetta di mio padre la sua mano sicura condurre anche la storia di un Paese, del mondo. Proprio mentre il Partito per il quale si era speso gli crollava intorno il Signore non lo abbandonava ma gli donava una comunità cristiana dove poter sperimentare sino al suo passaggio al Cielo ciò che gli era stato seminato nell’intimo durante la sua formazione da ragazzo (ex alunno salesiano di tempi gloriosi…).

Dal Partito alla Chiesa, un pochino come accadde nel passaggio dal mondo antico a quello medievale: mentre crollavano le istituzioni e non vi erano più certezza, si ergeva la Chiesa formata e forgiata da secoli di persecuzioni. Ho visto mio padre passare dal fallimento di ciò che aveva di più caro dopo la sua famiglia a ciò per cui lui e la sua famiglia erano quanto di più caro: la Chiesa, il Corpo di Cristo vivo nella storia. Ho visto in mio padre la parabola della fedeltà di Dio con ogni uomo. Anche oggi, dove tutto crolla, mentre la donna è attaccata in quanto vergine, sposa e madre, mentre la famiglia è sotto scacco, dove l’inganno satanico si veste di luce e seduce in ogni aspetto della vita scambiando come al solito il bene con il male, anche ora mentre la politica non può offrire null’altro che il vuoto dell’apparenza di cui è frutto, mentre ci assedia la morte e i nuovi barbari sembrano averla vinta, Cristo Gesù è vivo nella sua Chiesa. Tutto passa, solo la sua Parola resterà in eterno.

In questa fase non si può chiedere alla politica ciò che non può dare, e non solo perché non ci sono le condizioni per costruire un partito che abbia voce in capitolo. Ma perché la società è neopagana, la politica che conoscono e farebbero se vi si impegnassero le nuove generazioni è quella di plastica, fatta di apparenze e di ovvie clientele, quella che abbiamo sotto gli occhi, e non vi è differenza alcuna tra le varie fazioni. Oggi ci troviamo sulla soglia di una svolta cruciale, quella profetizzata dall’allora giovane professore Ratzinger nel 1969:

Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poichè il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ma nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra.

Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso… Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini che vivranno in un mondo totalmente programmato vivranno una solitudine indicibile. Se avranno perduto completamente il senso di Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto… A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico… ma la Chiesa della fede. Certo essa non sarà più la forza sociale dominante nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte.

Ecco, la Chiesa come la casa dell’uomo, l’ha conosciuta mio padre proprio mentre restava solo, abbandonato dal partito che aveva servito integerrimo, dove ha trovato davvero vita e speranza oltre la morte. È morto infatti come un santo, piccolo, umile, varcando le soglie della vita terrena sospirando con mia madre e me un “amen” che chiudeva la sua ultima Ave Maria. La Chiesa è la casa che ho conosciuto anche io, l’unica che non fa distinzioni, che non appiccica etichette, che non cede alla polemica e alla tifoseria, ma che guarda ogni uomo con gli occhi di Cristo. Questo sguardo posato su mio padre, su mia madre e su di me ha cambiato e compiuto in Lui la nostra vita.

Per questo, oggi vedo con chiarezza la chiamata ad evangelizzare, a non temere la solitudine e il rifiuto del mondo, a lasciarci seminare nella storia, a conoscere intimitamente Cristo come i monaci che hanno salato l’Europa in crisi costituendo le radici della meravigliosa fioritura medievale. Questo è il tempo indicato da Ratzinger, e non è fuga o declino di responsabilità. Al contrario, è perdere la vita come il seme caduto in terra, perché non rimanga solo ma dia frutto. Se la società non è più cristiana, se non vi sono cristiani e la maggior parte di quelli che ancora vi sono non sono d’accordo su nulla, molti non conoscono più l’obbedienza, tanti vomitano sul Papa, spesso vivono come pagani di fronte alle ingiustizie o al denaro, nella sessualità e nelle relazioni, come si può immaginare una presenza politica dei cristiani?

Occorre saper discernere, attraversare questa crisi appoggiati a Cristo che non ci abbandona e non abbandona nessuno, per preparaci ad offrirci anche al martirio, perché è ciò che aspetta i nostri figli; o davvero ci illudiamo che andando in giro con un pullmann o facendo dei gazebo o campagne internet salveremo i nostri figli dall’esclusione, dal rifiuto e dal martirio? Siamo diversi dai cristiani che stanno dando la vita in giro per il mondo? O forse pensiamo che esserlo è qualcos’altro, è fare un po’ di politica per costruire il paradiso quaggiù? Preoccupiamoci della nostra fede piuttosto, se possiamo oggi amare il nemico che ci è accanto, se prendiamo i peccati di moglie, marito e collega. E di trasmettere la fede ai nostri figli, perché sappiano affrontare il martirio che li attende. Li abbiamo segnati con la Croce il giorno del loro battesimo, o no? Coraggio allora, che qui non si tratta di Lega o Pd o Pdf o FdI o non so che. Qui si tratta della Vita Eterna, di averla dentro. Perché se ce l’hai dentro, allora ogni tuo gesto diventerà un gesto politico, un segno profetico e di contraddizione per il quale forse, sarai messo in carcere, e magari giustiziato. Ti potrai offrire ai carnefici perdonandoli, in Cristo che ha fatto politica proprio così, sulla Croce? Magari vi sarà poi una nuova stagione dove la politica della Croce potrà essere tradotta in leggi buone a favore della persona umana. O forse no, forse stiamo andando verso la fine del mondo, forse tra poco torna il Signore, e allora andremo con Lui, e potremo portare con noi questa generazione, anche i nuovi barbari, come fecero i monaci e i cristiani con i primi barbari. Questa è la carità più grande fatta politica.

Comments:

Una replica a ““Mio padre, la politica e la fede””

  1. Solo Dio conta…ci Ha amato e ci Ama.

    Sulla Sua Croce Gesù disse Padre perdona perché non sano quello che fanno.
    Tanto è grande il Suo Amore per la sua umanità.
    Sta a noi credere o no.

    Grazie ho letto con attenzione buona vita.

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