«Chi mi oppone al Papa dice più di sé che di me»: intervista-monstre al card. Sarah

Michelangelo Merisi da Caravaggio, La Cena in Emmaus (139x195 cm), 1601-1602, Londra, National Gallery.

Propongo qui di seguito una lunghissima intervista al cardinal Robert Sarah, pubblicata in due puntate il 7 e il 14 aprile scorsi su Atlantico.fr, un portale d’informazione fondato da Jean-Sébastien Ferjou e Pierre Guyot. Ispirato – così dichiara la Redazione – a un vasto pluralismo, la linea ideologica dell’intervistatore (che è appunto il primo dei due cofondatori) vi apparirà presto chiara: buona parte delle domande, infatti, sembrano altrettante declinazioni del molteplice e caparbio tentativo di strappare al porporato qualche dichiarazione scottante. Migranti, ambiente, populismo (con una particolare insistenza su alcuni nomi evidentemente cari all’intervistatore), ma la lingua di Ferjou batte particolarmente su Papa Francesco.

E questo è valso – al di là dell’irritante tedio della lettura e della traduzione – l’aver ottenuto alcune risposte importanti, dal Cardinale, delle quali anche in Italia non pochi suoi sedicenti estimatori farebbero bene a giovarsi. «Sono soltanto quelli che mi conoscono per modo di dire – spiega il porporato guineano – che si esprimono in questo modo e cercano di pugnalarmi alle spalle».


Prima parte

Jean-Sébastien Ferjou: Eminenza, lei parla della crisi della Chiesa, ne analizza i differenti sintomi, poi parla della crisi dell’Occidente. Lei utilizza due immagini: quella dell’uomo ricco che segue Gesù fino a quando Gesù gli chiede di rinunciare alla sua fortuna – cosa che l’uomo rifiuta perché ha troppi beni. E poi un’altra: «Il mondo moderno ha rinnegato Dio perché non voleva vedere la propria immagine riflessa negli occhi di Gesù. Ma se rifiutatosi di lasciarsi guardare finirà come Gesù nella disperazione. Questo è il segno della crisi contemporanea della fede». L’Occidente non ha più voluto le rinunce al comfort materiale o morale e non ha più lasciato di lasciarsi guardare in questa posa. Lei direbbe che la Chiesa sia in crisi perché è troppo occidentale? O che l’occidente è in crisi perché lo è anche il cristianesimo?

+ Robert card. Sarah: Posso sbagliarmi, ma io non distinguo l’Occidente dalla Chiesa. L’Occidente è cristiano, è stato plasmato dal cristianesimo. La sua cultura, la sua arte, la sua visione dell’uomo sono cristiane. La crisi della Chiesa è al contempo la crisi dell’Occidente. La crisi dell’Occidente è al contempo quella della Chiesa. Logicamente, non possiamo separare le due. Per me, come Africano, l’Occidente è stato creato dal cristianesimo, anche se oggi si rifiutano le radici cristiane dell’Occidente. Ma non si può negare questa cultura, quello che voi siete. La vostra arte, la vostra musica, tutto è cristiano. Le due cose si influenzano. L’Occidente non è un’entità aerea.

J.-S. F.: Tanti preti, al giorno d’oggi, non sono più occidentali…

+R. S.: Certo, ma l’Occidente è il cristianesimo – che sia protestante o cattolico. La cultura, l’arte, il pensiero sono cristiani. Le due crisi sono contemporanee e correlate. Perché la Chiesa è lei: è i preti come anche i laici.

J.-S. F.: Ci sono anche numerosi credenti cinesi, sudamericani o africani…

+R. S.: Sì, ma se noi siamo cristiani altrove che in Europa, nel mondo, è perché l’Occidente ci ha portato il cristianesimo. La missione dell’Occidente, per me, non è frutto del caso. Dio l’ha voluta così. Siete voi che avete inviato missionari dappertutto. Non si può quindi separarvi dalla Chiesa. La crisi dell’Occidente è dunque contemporanea alla crisi della Chiesa. È perché la Chiesa è collassata che l’Occidente è collassato. E viceversa. Chi dà testimonianza dell’Evangelo in politica? Non tocca al prete, ma ai laici. Chi testimonia l’Evangelo nell’economia? Non tocca al prete ma ai laici.

J.-S. F.: A proposito di questo, lei trova che i cattolici francesi – forse per una cattiva comprensione della laicità – abbiano rinunciato alla parte di testimonianza di cui dovrebbero essere forieri, mascherando la loro identità cattolica per non urtare gli altri?

+R. S.: La laicità alla francese è una perfetta contraddizione: voi siete essenzialmente plasmati dalla Chiesa. Non potete dire “sono laico in società e cristiano in Chiesa”, è ridicolo. Un uomo non può essere diviso: egli è uno da ogni punto di vista, in tutte le circostanze. Un francese in Chiesa è anche un francese in politica. È quindi incoerente immaginare il contrario. La fede è una realtà intima, ma dev’essere pure vissuta in famiglia e nella società in senso lato.

J.-S. F.: Lei pensa che i vescovi francesi si siano ritirati troppo dal dibattito pubblico?

+R. S.: Non sta a loro partecipare alla politica in quanto tale. Però devono difendere i valori cristiani, i valori della vita, i valori della morale: è loro dovere. Essi devono difendere ciò che Dio dice loro di difendere. Essi devono dire ciò che Dio si aspetta da noi. Tutto quel che sta nei comandamenti – non ucciderai, non ruberai, non commetterai adulterio – essi devono ripeterlo alla gente. Essi devono dire che il matrimonio è un matrimonio tra un uomo e una donna. Essi devono dire che non dev’esserci divorzio, perché nessuno può sposarsi per sfasciare la propria famiglia. Questo vale per i cristiani ma anche per tutta la società.

J.-S. F.: Sta evocando quello che in Francia chiamiamo “Mariage pour tous” o anche le problematiche di filiazione che ne derivano – PMA, GPA. La Chiesa non ha la sua parte di responsabilità nell’impennata delle rivendicazioni sociali, per aver saputo ascoltare e accogliere dei cristiani o dei non cristiani dalle traiettorie di vita meno evidenti? Senza cedere sui suoi insegnamenti, naturalmente, ma non mostrandosi esclusiva.

+R. S.: Io penso che si debba fare una distinzione fra la Chiesa e quelli che la incarnano. Io, quanto a me, posso essere un cattivo prete. Ma guardi che cosa mi ha dato il mio sacerdozio: è Gesù. Egli domanda a tutti la medesima cosa nella medesima maniera. Anche se c’è una défaillance al livello dei preti o dei vescovi, il messaggio di fondo, di per sé, non cambia. Questo è quello che dico alla gente: se io sono fallace, portate su Cristo il vostro sguardo.

Ma sul Mariage pour tous resto persuaso che sia essenziale per la Chiesa difendere l’ordine naturale delle cose, perché è quello voluto da Dio.

J.-S. F.: Lei spiega che gli Occidentali oppongono la propria libertà all’ordine naturale di cui ha appena parlato; che essi fanno entrare la libertà in competizione con la legge naturale, cosa che significa in fin dei conti non comprendere la vera natura della libertà…

+R. S.: Abbiamo perso il senso della libertà. La libertà non è seguire le proprie voglie, i propri istinti, senza esitazioni. La libertà è cercare la verità, cercare il benessere, e non solo quello personale bensì quello di tutti. La libertà non viene a ledere quella dell’altro. Al contrario, la mia libertà mi costringe a stringere relazioni nelle quali io rispetto l’altro. Quando lei guida, in strada, la sua libertà è frenata dal semaforo. Se invece va dritto filato, investe delle persone. Nessuna libertà è totale. Ogni libertà è frenata. E da questo punto di vista la legge naturale non è un impedimento: è la grammatica della nostra natura.

J.-S. F.: L’ecumenismo, il dialogo interreligioso sono valori molto occidentali. Lei dice che li abbiamo abbondantemente trasformati in irenismo, in una specie di sciocchezza. Lei è stato colpito dalla dichiarazione di Papa Francesco che, con il re del Marocco, ha lanciato un appello per la libertà di culto a Gerusalemme, forse dimenticandosi di precisare che bisognerebbe che la libertà di culto fosse rispettata anche nei Paesi arabi – particolarmente nel Golfo? Il papa accetta che i cristiani non facciano proselitismo per dare dei pegni della sua volontà pacifica, ma non reclama la reciprocità dai musulmani coi quale trattiene rapporti.

+R. S.: Lasciamo da parte Francesco. L’ecumenismo che cos’è? Cristo ha voluto che noi fossimo una cosa sola. Ciò non significa che per dialogare vis-à-vis io debba rinunciare a ciò che sono. La libertà non sta nel nascondere la mia fede cattolica, le mie dottrine – quelle che ho ricevuto fin dal mio battesimo – per accordarmi con degli anglicani, dei protestanti. Non è questo. L’ecumenismo è riflettere insieme sulla questione: cos’è che Dio chiede a noialtri credenti?

Altra cosa è il dialogo interreligioso: esso significa trovare terreni d’intesa per non disputare, perché ciascuno rispetti la fede dell’altro. Ma se io credo che la mia fede sia migliore, perché non proporla a chi ha una fede diversa dalla mia? Non gli impongo niente, gli espongo soltanto quanto dice la mia fede, chi è Gesù per me. Se invece nascondo la mia identità e la mia fede, non è più un dialogo e allora ci si imbroglia a vicenda.

J.-S. F.: Lei dice del resto che ai migranti bisogna proporre la nostra fede cristiana, non imporla: la carità dev’essere gratuita, ma bisogna proporre loro la nostra identità…

+R. S.: Se io accolgo qualcuno, gli do il meglio che ho, quanto ho di più bello. Ora, se ai migranti do soltanto un tetto, del lavoro, delle medicine… e nascondo loro ciò che costituisce veramente l’uomo, la sua apertura al trascendente, lo sto menomando. Perché non proporre al migrante la mia fede cristiana? Non glie la impongo, assolutamente!, gli dico soltanto: è un’ottima occasione per la tua salvezza.

Al di là di quel che proponiamo ai migranti, io sono turbato da questa rinuncia dell’Occidente alla propria identità. Non soltanto non sappiamo più spiegare agli altri chi siamo, ma spesso non lo sappiamo più noi stessi.

Io credo che l’Occidente potrà scomparire se dimentica le proprie radici cristiane. I barbari sono già qui, nel suo seno. E gli impongono la loro cultura, gli impongono la loro religione, la loro visione dell’uomo, la loro visione morale – se l’Occidente non ha da opporre loro che un ventre molle e sfuggente.

J.-S. F.: Una simile morte dell’Occidente significherebbe una morte della Chiesa?

+R. S.: Questa morte dell’Occidente potrebbe comportare la morte dell’umanità. L’Occidente ha avuto la rivelazione divina dagli apostoli – Pietro, Paolo. Hanno cambiato l’umanità e l’uomo. Qui a Roma, nell’Antichità, le persone si scannavano e mandavano degli uomini a farsi divorare dai leoni. Non c’era alcun senso dell’uomo. La Chiesa ha inculcato ai Romani questo senso dell’uomo. E l’Occidente è cambiato. C’era la schiavitù. Molti uomini religiosi hanno detto “questo non è giusto”, e l’Occidente è stato il primo al mondo a rinunciarvi. Se l’Occidente scomparisse, perché scompaiono le sue radici, il mondo cambierebbe terribilmente.

J.-S. F.: Lei scrive che il Signore è senza misericordia verso i tiepidi, più volte torna su quest’idea: si sente che c’è qualcosa che le è caro. Tra gli altri cita Charles Péguy: «C’è qualcosa di peggio che avere cattivi pensieri, ovvero non avere affatto pensieri. C’è qualcosa di peggio che avere un’anima perversa, ovvero avere un’anima abituata». Lei pensa che quanti si definiscono progressisti, difensori della democrazia e del Bene – che sia un Emmanuel Macron in Francia o quelli che si oppongono ai populisti in Italia – esercitino un pensiero coraggioso oppure tiepido, un “pensiero abituato”?

+R. S.: Io credo che quanti dirigono l’Occidente, quelli che vogliono guidarlo, lo fanno senza o perfino contro il cristianesimo, allora divengono tiepidi e conducono l’Occidente alla sua rovina. Senza questa radicalità evangelica che cambia il cuore dell’uomo e dunque la politica, l’economia, l’antropologia, essi aprono alla sua scomparsa anche se non è questa la loro intenzione.

Guardi che cosa accade al giorno d’oggi: all’atto costitutivo dell’Unione europea c’erano sei paesi fondatori. Tra questi sei ce ne sono almeno cinque in cui i governanti non sanno che cos’è una famiglia o che cosa è un bambino. In Italia, prima del governo attuale, l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, non aveva figli. Macron, Merkel, non hanno figli. Theresa May non ha figli. In Lussemburgo il primo ministro vive con un uomo. Quali che siano le loro intenzioni, queste persone conducono l’Occidente verso un abisso. Essi non sanno cosa sia una vita umana, un figlio che si ha caro perché è la vita in persona.

J.-S. F.: Potrebbero risponderle che neanche gli uomini di Chiesa hanno famiglia…

+R. S.: Non è lo stesso. Noi siamo senza famiglia per una scelta religiosa. Loro sono sposati, vivono in coppia. Non bisogna confondere le cose. Io ho fatto una scelta per imitare qualcuno che mi ha chiamato e che non ha fondato una famiglia. Ma Gesù mi restituisce in cambio il centuplo: tutti gli uomini sono miei genitori, miei fratelli, mie sorelle. Rinunciando a una moglie, il prete riceve il centuplo.

J.-S. F.: Tra le convinzioni moderate – “tiepide”, per riprendere la sua espressione – di Emmanuel Macron o dell’attuale opposizione al governo italiano, e alcune personalità nient’affatto tiepide come Matteo Salvini, Donald Trump o Viktor Orban, che talvolta assumono un’identità cristiana, anche cattolica, pure se il papa disse che Donald Trump non era cristiano, lei che preferisce?

+R. S.: Nella rivelazione, Dio detesta i tiepidi. Nel capitolo 3 dell’Apocalisse, egli dice: «Poiché tu non sei né caldo né freddo, ti vomiterò». Dio detesta la tiepidezza.

J.-S. F.: L’Occidente è il cristianesimo, ma anche la scienza, la tecnologia, la Silicon Valley e i suoi ricercatori votati al transumanismo e alla ricerca dell’immortalità

+R. S.: Ma cosa vogliono queste persone? Vivere fino a 150 anni, 300 anni? Che possono aspettarsene? Umanamente, che fa un uomo a quell’età? Peggio, perché voler vivere così a lungo se è per accontentarsi di godere di beni materiali?

J.-S. F.: Senza spingerci fino al fantasma dell’immortalità, il fatto che su un medesimo pianeta delle persone possano vivere in maniera assai differente – alcuni poveri senza accesso alle cure mediche e altri con degli organi riparati, una vista curata… – potrebbe creare due umanità. Lei teme le scoperte scientifiche del XXI secolo?

+R. S.: Io penso che avere due tipi d’uomini sulla Terra sia irrealizzabile. E anche se fosse, non vedo che gioia potrebbe avere un uomo “invincibile” a vedere altri uomini che muoiono lentamente accanto a lui. Dio non ci ha creati immortali, salvo che nella nostra anima. Fisicamente, tutto ciò che è creato è finito. Tutto questo significa voler essere come Dio. Ed è un’illusione. E anche se si riuscissero a fare tali uomini – invincibili, immortali – su questa Terra, che cosa farebbero di questa immortalità? La nostra felicità è Dio, non la caricatura di Dio.

J.-S. F.: Lei parla di questa Terra. Con le preoccupazioni sull’ambiente e sul clima, “salvare il pianeta” è diventato un grande slogan politico. Pochi invece parlano di salvare l’uomo e l’umanità…

+R. S.: Salvare il pianeta mentre si continuano a uccidere i bambini o si uccidono i vecchi quando la loro debolezza è sgradevole alla vista? Ma allora che cosa si salva? Quando si perde Dio, si perde l’uomo. Siccome Dio non esiste più, allora salviamo la natura. Ma che cos’è la natura senza uomo?

Ho visto un vescovo del Congo, all’ultimo sinodo, che diceva: nella nostra regione eravamo felici, c’erano fiumi, alberi… e sono venuti a cercare non so quale minerale e hanno scavato, e si sono inquinate tutte le risorse idriche. Per bere dell’acqua, nella sua diocesi ormai devono importarla. La gente non ha più acqua potabile. Bisogna salvare i fiumi, certo. Ma non indipendentemente dalle persone che usano quell’acqua.

J.-S. F.: Vale a dire che alcuni ecologisti hanno una teologia negativa, ovvero che il pianeta è diventato il loro Dio?

+R. S.: Effettivamente si è fatto del pianeta un Dio, ma questa è idolatria. E comunque è un Dio che non viene rispettato, perché lo si inquina, lo si sfrutta disordinatamente e a detrimento degli abitanti. Basta guardare quel che accade in America Latina o in Africa. Gli uomini non contano più. Quel che conta è il guadagno. E con questo pretesto si vuol salvare la natura! Ma è farsesco! Finché l’uomo non conosce i suoi limiti, finché non riconosce di non essere Dio, di essere stato creato da qualcuno, di vivere in una natura tanto bene organizzata, non salveremo né gli uomini né la natura. Perché l’uomo non vuole riconoscere di essere stato creato, di avere dei limiti? Eppure quando si guarda alla profondità dell’universo, il movimento delle stelle, si vede bene che non è frutto dell’intelligenza umana. E che neppure è un caso.

J.-S. F.: Nel libro lei dice: la gente preferisce non ricevere un’eredità perché non vuole dovere niente a nessuno…

+R. S.: Esattamente. Vogliono tutto ciò che hanno creato essi stessi. Non c’è più altro che conti. Perché il mondo moderno vuole tanto salvare la natura ma non quella dell’uomo? Eppure la dignità dell’uomo consiste nell’essere fondamentalmente un debitore e un erede.

Comments:

3 risposte a “«Chi mi oppone al Papa dice più di sé che di me»: intervista-monstre al card. Sarah”

  1. Salve!
    Appena ordinato diacono fui chiamato a presiedere una veglia, di ringraziamento per l’ordinazione, con adorazione eucaristica. I brani del Vangelo che furono letti (da me) erano centrati al servizio ed al ringraziamento e cioè la lavanda dei piedi (Giovanni) e l’istituzione dell’eucaristia (Luca). Fui anche chiamato ad esporre una mia riflessione. Il tema della mia riflessione prendeva spunto dalla Lettera a Romani: “Non abbiate debiti con nessuno, salvo quello dell’amore vicendevole:” cioè il tema del “debito” di Amore. Ecco che Sarah amplia questo tema, del debito e dell’eredità come parte fondante della vita dei cristiani. Eppoi la “mania” del “fare” io ho sempre pensato che il cristianesimo sia la religione del “fare” ma nel senso di “donare Amore” e non in quello dell’ affacendamento. Così come nella preghiera che penso sia non solo quotidiana ma anche vissuta ed amata e non invece “fare” quello che una simpatica suora (Suor Benedetta) chiamò “pregheria”, cioè un cumulo di parole ripetute a pappagallo senza metterci nulla più della voce. Quindi mi trovo in sintonia con Sarah e in a-sintonia con l’intervistatore che forse per “dovere” di cronaca ha omesso domande, che basate sulle risposte di Sarah, avrebbero messo meglio in rilievo il pensiero di Sarah ed invece ha insistito con un suo “progetto” di domande preconfezionate a tavolino. L’intervistatore non ha cambiato il tema delle sue domande anche difronte ad interessantissime risposte che avrebbero dovuto essere meglio approfondite… Per quanto riguarda la mancanza di preti io ho sempre pensato che: “meglio pochi sacerdoti ma santi” e proprio il mio Vescovo una sera disse la stessa frase ad una assemblea! Oggi la Chiesa di Dio non è in crisi ma lo è profondamente la chiesa degli uomini che non vedono o non vogliono vedere la luce di Dio sulla sua Chiesa. Oggi ci vogliono cristiani di “spessore” che siano dei testimoni della Parola e vivano coerentemente il cristianesimo nella amicizia vera con Gesù… come dice Papa Francesco con le parole del Vangelo, oggi i cristiani sono chiamati ad essere “lievito” … quindi sono chiamati al “fare” della testimonianza e della preghiera nell’adesione a Cristo e molto meno al “fare”, riunioni, assemblee, discorsi perlopiù autoreferenziali, anche troppe Messe se solo per abitudine, modificare o rivoluzionare la Chiesa ed altre amenità del genere… Oggi siamo chiamati al “fare” la volontà di Dio dovunque questa ci porti ed ovviamente sempre secondo le nostre forze, perché alla fine siamo “servi inutili” e dobbiamo per questo stare lontanissimi dalla vanagloria di molti, proprio di molti cristiani, che si autocelebrano in liturgie o troppo “antiche” e “misteriose” o troppo moderne e “fantasiose”… . Saluti. RA

  2. Salve!
    Sarah è un gigante nel servizio a Dio ed agli uomini e nella sua Fede! Meglio specificare, proprio per rispettare le sua figura di cristiano e sacerdote! Siamo tutti servi inutili…
    saluti.
    RA

    ps: io il libro non lo comprerò, oggi è ancora quaresima almeno fino al tramonto, mi accontentavo di qualche domanda in più ma va bene anche così, grazie a breviarium ed a Marcotullio per il lavoro anzi per il servizio che permette ai cristiani di informarsi senza usare denaro per acquistare libri invece che per servizi caritatevoli…
    RA

Di’ cosa ne pensi