Pare l’ora delle Milf

Eddie Kaye Thomas e Jennifer Coolidge in una scena di American Pie

Dopo la donna di Prato che ha fatto un figlio con il quattordicenne a cui dava ripetizioni di inglese, stamattina tra le notizie Ansa è spuntata un’altra milf predatrice: una donna della provincia di Torino è stata arrestata dai carabinieri di Leini per aver intrapreso una relazione sessuale con un amichetto (anche questo quattordicenne) della figlia, da dicembre 2017 fino a gennaio 2019, con condimento aggiuntivo di consumo di droga.

Solo pochi giorni fa abbiamo pure dovuto ascoltare a Mattino 5 Emanuela Tittocchia (48 anni) raccontare con occhi sognanti del suo “rapporto speciale” con un bambino di 11 anni, il figlio del suo parrucchiere di Napoli:

Mi sono innamorata di questo ragazzino, in un certo senso. Sì, ho sempre dormito con lui. Adesso è cresciuto ha 14 anni, ne aveva 11 prima. Quando vado giù in vacanza dormiamo insieme. Quello che mi piace di più è il fatto che io stia benissimo con lui. Non c’è alcuna complicazione.

Quando nel 2017 conquistarono la ribalta i Måneskin, su Twitter esplose un fenomeno aberrante: orde di donne, anche ampiamente over, si riversarono sotto il profilo del giovanissimo cantante (allora appena 18enne) sbavando commenti di una oscenità pornografica che non riporto per decenza, come se si trattasse di una gara a strusciarsi sul palo della lap dance di un locale notturno qualunque.

Volendo, potrei incollare qui qualche paginata di studi psichiatrici sulla pedofilia e parafilia femminile, con classificazione dei disturbi in male-coerced, predisposed, teacher/lover, prey to predator, self-made predator e chissà cos’altro, soprattutto per esorcizzare la repulsione e il ribrezzo, un po’ come quando guardo CSI in cui squartano cadaveri sul tavolo dell’autopsia, con effetti sonori volutamente ributtanti, e mi concentro sui particolari medici invece che sul fatto che, per quanto finto, quel cadavere sia il vestigio di una persona.

È molto moderno e serio riportare statistiche, sterilizzare le emozioni sezionando i fenomeni alla luce della voce dell’esperto di turno, salvo poi dover assistere alla diffusione a macchia d’olio di opinioni assai più ributtanti delle mie, sotto il sigillo inviolabile dell’egoismo individualista: Macron che si accompagna con una vecchia che potrebbe essere sua madre, dagli anni in cui la relazione sfuggiva per un pelo ai criteri per essere perseguita legalmente, è un manifesto permanente alla normalizzazione della – sì lo dico – perversione.

Sono stanca, nauseata, di questa continua imperterrita deriva verso il baratro dell’immorale, con la scusa che “morale” non significa più nulla, ciascuno segue solo il diktat tiranno delle proprie passioni.

La demolizione progressiva di ogni “comportamento conveniente” al grido di “liberiamo le donne” ha raggiunto livelli di vomito da strabordo dalla tazza del water: due anni fa la giornalista Natalia Aspesi sosteneva sul sito de Linkiesta che fare figli è una scelta, così come non farne (e su questo non ci piove), ma questa sarebbe addirittura la più grande conquista femminile (salvo poi riconoscere che non conosce donne che ritengano la maternità il “peggior nemico della libertà femminile”). L’intervista discuteva il tema sollevato dal best sellers americano “No Kids. 40 ragioni per non fare figli” di Corinne Maier.

Ora ci riprova la 27esima ora, tornando alla carica in occasione della traduzione in italiano di un libro del tutto simile: “Contro figli” di Lina Meruane, di Santiago del Cile.

Scrive Lina Meruane, a proposito della madre:

Lei così sensibile, come sappiamo, alla nenia dell’angelo iper-protettivo […] Così portata a pensare alla perfezione del figlio come a un dovere. Ed è così che – questa è la mia tesi, e spero di riuscire a convincervi – è così che, ripeto, il potere o la società o la cultura, o come vogliamo chiamare questa forza che ci fa muovere ciecamente, è così, proprio così, che è stato creato un nuovo cordone ombelicale per vincolare la donna alla casa, stringendo così tanto il laccio delle esigenze domestiche che non è più sufficiente né il sostegno del partner, quando c’è, né l’equa ripartizione dei compiti, nel caso in cui quest’improbabile ripartizione esista. 

E ancora:

Questa stirpe di figli non è più nostra, è lo strumento che la società ha creato per censurare, come mai aveva fatto prima, la nostra libertà. Non siamo più gli adulti che eravamo, ma i diligenti servitori di questi piccoli esseri muniti di diritti e tutelati dallo Stato e dalle sue istituzioni: dal governo e dai politici, dai giudici, dai medici, dalle ingenue maestre e dalle nonne.

Abbasso i figli, bestioline tiranne, e chiunque li difenda, perché questa difesa è un laccio per la libertà femminile. Ma libertà per fare cosa? Le milfone coi quattordicenni? 

Fino a qualche anno fa pensavo, lo ammetto, che queste ideologie panzer-femministe fossero il rigurgito acido di poveracce sostanzialmente sole, senza una famiglia propria in cui apprendere l’arte sacra dell’amore domestico, le quali in qualche modo dovevano riempire di senso una vita buttata nel cesso, alla rincorsa di carriere che non sfamano.

Ma questo è senz’altro un approccio superficiale, e anche molto rassicurante, calato dall’alto di una (involontaria) superiorità morale.

Mi sbagliavo. Le donne non sono il meraviglioso e poetico angelo del focolare dei dipinti romantici, non sono l’immagine verginea della santità, da teologia del corpo, non sono la maternità di Klimt.

Le donne sono, come gli uomini, un subbuglio gorgogliante di passioni, istinti, voluttà e volontà, condite di vezzo e vizio in sovrabbondanza. Non ci facciamo mancare niente, nel bestiario delle brutture.

Se il femminismo ha saputo erigere a virtù e diritti i peggiori difetti delle donne è perché ha soffiato su una brace che già ardeva dentro di esse, non ha inventato nulla.

Femministe con cartelli, marzo 2019

Sì, hanno ragione la Maier, la Meruane, la Aspesi e tutta quella schiera di donne brutte e cattive che lo gridano, coi cartelli osceni nelle piazze: la donna non ama per istinto, non si sacrifica per natura, non si dona per indole. Ed è arrivato il momento che smettiamo di raccontare questa frottolina, che era bella e stava in piedi finché la dicevano tutti, ma adesso non regge più.

Dirò di più: la donna è capace di uccidere i sui figli ed è inutile che ci scandalizziamo quando muore un neonato gettato da un terrazzo!

Sono molto stanca, il disincanto ha un peso enorme, che schianta la schiena e fa infiammare l’ernia al disco e fa venire la trocanterite ai sedentari. Ma la verità va detta: fare le faccende domestiche è faticosissimo, oltre che oltremodo palloso; i figli sono a volte insopportabili e spesso limitanti; il sogno della fuga in un’altra vita esiste, per tutte le donne ingabbiate in una famiglia, come tentazione sempre vigile; gli anni che passano si sfuggono più con qualche porca passione che con l’antirughe; anche le donne guardano il culo agli uomini.

Ora che l’ho detto, però, non mi sento meglio, perché la verità rende liberi solo se è detta fino in fondo e il capitolo due della saga “vuotiamo il sacco” è il seguente: fare il proprio dovere, anche se con fatica, regala un lungo benessere che si chiama “coscienza a posto”. Inseguire il friccicore di ogni sentimento passeggero non porta lontano, la vita non è uno sprint su 50 metri, ma una lunghissima maratona in cui bisogna dosare bene le forze e fare le scelte giuste sempre guardando in prospettiva. Anche i figli sono un impegno, nessuno può negarlo, e si vivono momenti di fatica a volte tragica, ma negli anni fioriscono come querce, sbocciano come fiori, fruttificano come grano buono e si raccoglie un capitale in affetto che ha un valore inestimabile.

Per quanto riguarda le fughe, poi, sì, sono allettanti e magari pure divertenti, ma finiscono sempre nell’amarezza della delusione, si sfilacciano nella fame di chi mangia carrube coi porci. E il momento più bello diventa il ritorno, quando è possibile. Perché l’azzardo delle fughe è che a volte non si può tornare indietro.

Esiste poi una serenità vellutata e magnifica nel fregarsene degli anni che passano, perché passano insieme sempre alla stessa persona, che invecchia come te. Nessun giovanotto può guardarti con lo stesso calore di chi conosce ogni cicatrice del tuo corpo, perché era lì quando te le sei fatte.

E sì, le donne sanno sessualizzarsi con la stessa intensità di un uomo, magari pure con più volgarità, ma ne restano assai più ferite: una donna si eccita sempre da dentro, nella testa, e tutto quello che sta intorno può essere una grande pesante finzione, di cui alla lunga si desidera di fare del tutto a meno. La folla di un’orgia rende più evidente la solitudine del cuore, nella scoperta amara che forse ci si eccita di più da sole che con lo sguardo ingombro di corpi e parti anatomiche.

Le donne possono scegliere se avere figli, se essere mogli, se fare carriera o no, se cambiare partner ogni settimana o restare fedeli, se essere materne o milf, se essere pudìche o porcelle. Non è istinto, non è natura, è una scelta. Però ad ogni bivio c’è solo una scelta giusta, e c’è una strada sbagliata. Magari di moda, ma sbagliata.

Ci sono momenti nella vita in cui la visione non è chiara, cadere in errore diventa facile, soprattutto perché intorno le sirene cantano a gola spiegata le loro offerte fasulle e nessuno se la sente più di afferrarti per una spalla e scuoterti, dicendoti “ma che stai facendo?”

Con questa storia che si tratta sempre e solo di scelte personali e ciascuno deve farsi i fatti propri, con l’uscita costante di nuovi libri che infiocchettano di normalità e liceità i più schifosi vizi e le più meschine azioni, succede che nel momento della prova si finisca per mettere il piede in fallo. Una relazione con un ragazzino minorenne, uno scandalo che scoppia, la tua vita fatta a brandelli dalla stampa, la galera.

Ci sono scelte giuste e ci sono scelte sbagliate. Ma bisogna dirlo prima di compierle, non solo dopo.


Alessandro Momo e Laura Antonelli sul set di Malizia (uscito nel 1973)
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1 Commento

  1. Salve!
    Anche se questo è il mio quinto o sesto commento che non verrà pubblicato lo scrivo lo stesso…
    (penso per un problema tecnico non per censura…)

    Io sono uomo e padre di tre figli e marito della stessa moglie da oltre 25 anni e compagno e fidanzato sempre della stessa da 40 anni… non ci siamo sposati subito per gravi problemi di famiglia…
    Giro di parole per dire che io e mia moglie, che litighiamo praticamente tutti i giorni perché abbiamo due caratteri diversissimi sopratutto per quanto riguarda il rapporto con i figli, stiamo assieme da 40 anni… Onestamente devo dire che per un periodo di 1 anno, durante il quale avevo rotto il fidanzamento, il lunghissimo fidanzamento, ho conosciuto altre donne, poi sono tornato alla mia e non l’ho più lasciata… lei non ha avuto altri uomini …. ergo è una donna rara al giorno d’oggi… arrivo a dire che se in quel momento avesse avuto altri uomini, facendo come ho fatto io con le donne, forse sarei stato più contento ma è un ragionamento mio e lei non lo condivide… L’articolo che hai scritto lo poteva scrivere solo una donna… quindi ti ringrazio per quello che hai voluto descrivere e testimoniare su un mondo che per noi uomini è lontanissimo e perlopiù misterioso che è la mente delle donne, cioè quel che veramente pensano… e te lo dico io figlio di una donna (mia madre ha compiuto 82 anni da poco ed è una forza della natura), fratello di una donna, marito di una donna, padre di due donne (i miei tesori che ahnno 25 e 10 anni… più c’è un “animale” maschio di 14 che è il cocco della mamma), collega di molte donne…
    Ti posso confessare che una delle donne che conosco, una amica di famiglia, è diventata una “predatrice” passati i 50 anni, marito, 3 figli, casa e chiesa eppoi una lunga serie di relazioni, anche contemporanee, con giovanotti di almeno 20/30 anni più giovani quansi tutti di colore ecc… Il marito è impazzito ed adesso stanno facendo un percorso di riavvicinamento (ma lei non ha mai lasciato il tetto coniugale e la cosa è esplosa per caso lei avrebbe continuato a tenere tutto nascosto) guidati da uno psicologo… Io pensavo che lei fosse un caso isolato ma mia moglie mi aveva già messo in guardia con una frase “se una donna decide fa qualsiasi cosa” ma non le avevo daot l’importanza che adesso ho meglio compreso grazie ad una tua frase quasi identica: “…Non è istinto, non è natura, è una scelta….”
    Allora ti dico, da uomo, che noi uomini dobbiamo lasciare la gestione delle “cose da donne” alle donne, come te, come mia moglie… perché se mai ce ne fosse ancora bisogno, è dimostrato che noi uomini forse saremo anche “all pigs” ma sicuramente non siamo capaci di capire le donne se le donne non ce lo insegnano… Di più, è la terza volta in 15 giorni che ascolto una donna esprimere concetti profondi, intensi, intelligenti, eccetera in un modo molto più chiaro, diretto ma anche completo e coinvolgente… andate avanti voi, ogni giorno di più scopro quanto voi donne siete “avanti” rispetto a noi… che sappiamo fare le cose con la manualità ma non sappiamo gestire nulla di più complesso come il cuore delle persone.
    Grazie dalla Sicilia
    RA

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