Isaia, il Crisostomo e il #climatechange

Kolmannskuppe, Namibia, 2 settembre 2004 © Harald Süpfle

E per quante case abbiano, per quanto possano essere tutte grandi e tutte belle, esse diverranno deserte, senza un solo uomo che vi abiti1Is 5,9..

Ecco l’effetto della passione di ammassare; quando apporta nuove ricchezze, fa trascurare le prime. È quel che indica Isaia, come se dicesse: quando erigerete splendidi edifici e acquisirete i beni altrui, perderete i vostri. Sì, staranno in piedi – quelle case che nessuno abiterà – ma accuseranno chiarissimamente gli speculatori, perché la loro stessa solitudine – così grande e così prolungata – sarà quasi un monumento del loro peccato.

Pagina dal vol. 56 della Patrologia græca
curata da J.-P. Migne

Perché dieci iugeri di vigna riempiranno a stento una brocchetta di vino, e colui che avrà seminato sei misure non ne raccoglierà che tre2Is 5,10..

Dalla desolazione della città egli passa a quella della campagna, al fine di impressionare ancora di più l’ascoltatore. Perché – dice – le case avranno perduto tutti i loro abitanti e la terra la sua forza produttiva. Al principio, come punizione della colpa di Adamo, essa portò rovi e spine; in seguito, a causa del crimine di Caino, essa non diede che prodotti sproporzionati rispetto al lavoro che riceveva e a quanto le restava della fertilità nativa. E ci sono ancora parecchie altre circostanze in cui si può vedere la terra castigata a causa dei crimini degli uomini.

Nessun riguardo hanno per l’opera delle mani del Signore, e non considerano affatto le opere delle Sue mani3Is 5,12..

[Il profeta] vuole dire con ciò […] lo spettacolo della natura. Come potranno contemplarlo, quelli che scambiano il giorno e la notte e che di notte assomigliano a dei cadaveri? Come potrebbero vedere il sorgere del sole, la raggiante bellezza del cielo, la varietà degli astri che brillano alla sera, l’ordine e la subordinazione che regnano in tutta la creazione, essi che hanno perduto la vista esteriore e quella interiore? È dunque un grande crimine, quello commesso da loro: passare la loro vita senza contemplare le meraviglie che Dio ha prodotto, e consumare il loro tempo nelle tenebre […].

Il mio popolo è divenuto schiavo perché non ha conosciuto il Signore4Is 5,13..

Egli parla dell’avvenire come di un passato e annuncia il castigo del crimine. […] Ma poiché la loro insensibilità era condotta al punto che venivano puniti e non se ne accorgevano neppure, che erano malati e non lo sapevano, vi aggiunge la minaccia di un castigo corporale:

Il mio popolo è stato deportato perché non ha conosciuto il Signore. E c’è stata una moltitudine di morti per fame e per sete5Is 5,10..

Giovanni Crisostomo, Su Isaia, V, 4-5 passim6Omelia pronunciata probabilmente negli anni ’90 del IV secolo ad Antiochia di Siria o a Costantinopoli..

Note

Note
1 Is 5,9.
2, 5 Is 5,10.
3 Is 5,12.
4 Is 5,13.
6 Omelia pronunciata probabilmente negli anni ’90 del IV secolo ad Antiochia di Siria o a Costantinopoli.
Informazioni su Giovanni Marcotullio 297 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017 al 2023.

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