Caso Grassi: contro il Papa monta uno scandalo dall’Argentina

Julio Cesár Grassi, sacerdote argentino imprigionato per abusi su minori.
Sembra di rivedere un “dossier Scicluna”: il forte garantismo con cui Papa Francesco aveva tutelato in Cile Barros e Karadima si era rivelato minato nelle sue fondamenta da informazioni parziali che avevano reso gravemente erronei i giudizi del Santo Padre. Oggi (Marco Tosatti lo scriveva già due giorni fa) qualcosa del genere accade in Argentina, dove otto anni fa il cardinal Bergoglio fece produrre un’indagine forense per difendere un sacerdote accusato di abusi su minori. Ora il sacerdote è in carcere e il caso monta1Si può guardare al video che sta girando e affermare che certamente il fermo diniego del Papa si riferisse alla domanda “Ha lei tentato di interferire nella giustizia argentina, sul caso Grassi?” (del dossier sapevano molti vescovi, sarebbe ridicolo negare di averne disposto la stesura!). Forse davvero padre Grassi è un santo sacerdote che soffre ingiustamente e Bergoglio, convinto di ciò, lo ha difeso strenuamente (anche perché in tali frangenti non mancano gli speculatori)… oppure è possibile che Francesco paghi una volta di più, ieri come oggi, lo scotto di una certa impulsività nello scegliere i propri collaboratori… [Giovanni Marcotullio].

di Nicole Winfield2Corrispondente da Roma per Associated Press.

BUENOS AIRES, Argentina (AP), 18 settembre – Il ruolo di Papa Francesco nel più celebre caso di abuso clericale in Argentina torna in esame mentre questi affronta la più grande crisi del suo pontificato, a motivo della travagliata eredità di coperture e accuse nella Chiesa Cattolica nella quale è ora dalla parte degli imputati.

Francesco, all’epoca ancora Cardinal Jorge Maria Bergoglio, nel 2010 commissionò un’indagine forense in 4 volumi, per più di 2000 pagine complessive sul caso legale di un sacerdote condannato, la quale concluse che fosse innocente, che le vittime stessero mentendo e il caso non avrebbe mai dovuto entrare a procedimento giudiziale.

La Conferenza Episcopale Argentina sostiene che l’indagine ottenuta dall’Associated Press – volumi rilegati e completi con riproduzioni di dipinti di Johannes Vermeer sulla copertina – fosse ad esclusivo uso intra-ecclesiale. Ma i volumi arrivarono deliberatamente sulle scrivanie di una certa corte di giustizia argentina che presiedeva l’iter di appello del Rev. Julio Grassi.

Nonostante la contro-inchiesta, la Corte Suprema Argentina confermò nel marzo 2017 la condanna di Grassi e la pena di 15-anni di detenzione, un prete celebre per la gestione di case per i bambini di strada in tutta l’Argentina.

L’indagine e il ruolo di Francesco nel caso Grassi hanno assunto una nuova rilevanza a seguito delle accuse da parte dell’ex-Nunzio Vaticano Carlo Maria Viganò contro Francesco, insieme ad una lunga filiera di ufficiali vaticani prima di lui, di aver coperto l’efferata condotta sessuale del rinomato cardinale americano, Theodore McCarrick. Accuse cui né Francesco né il Vaticano hanno risposto, specialmente sulla riabilitazione nel 2013 di McCarrick dalle sanzioni ricevute durante il pontificato di Benedetto XVI. Di fronte alla nostra richiesta, il Papa e il Vaticano hanno declinato ogni commento anche sul coinvolgimento di Francesco nel caso Grassi.

In un’intervista esclusiva per l’AP, Gabriel, vittima di Grassi, dice che sta ancora aspettando che Francesco riconosca la sua sofferenza, avendo la Suprema Corte Argentina appurato che all’età di 13 anni egli ha davvero subito un’aggressione sessuale da Grassi.

«Desidererei che la Chiesa si esprimesse, anche se non mi aspetto che lo faccia» dice Gabriel, sedendo di fianco allo psichiatra «Nessuno mi ha mai contattato», racconta «nessuno si è mai preso il disturbo».

Francesco, ex-arcivescovo di Buenos Aires non era il vescovo di Grassi e non aveva alcuna diretta responsabilità per lui. Ma nel 2006 le sue parole sono state riprese dalla rivista argentina Veintitres, secondo cui le accuse contro Grassi si trattassero di «malignità informativa ai suoi danni, una condanna in un processo mediatico». Disse che si sarebbe astenuto da qualsiasi giudizio finché la pronuncia della corte rimanesse sospesa, ma fu lo stesso Grassi a testimoniare che Bergoglio «non ha mai smesso di tenermi per mano» durante tutto il processo legale. Sotto la presidenza di Bergoglio, la Conferenza Episcopale Argentina nel 2010 ingaggiò un avvocato difensore penalista, Marcelo Sancinetti, incaricato di studiare una contro-inchiesta sugli accusatori di Gabriel e altri due ex-residenti delle case dei Bambini Felici di Grassi, i cui casi erano stati scartati nelle fasi iniziali del processo.

Nell’indagine Sancinetti concluse che non solo non sussistevano sufficienti prove a favore delle accuse contro Grassi, «la falsità di ognuna delle quali accuse è oggettivamente verificabile». Nei 4 volumi, che furono prodotto con grande rapidità dal 2010 al 2013, Sancinetti accusa Gabriel di aver alterato la sua storia e di aver tentato di estorcere denaro a Grassi. Tuttavia l’ipotesi di estorsione contro Gabriel era già stata avanzata in un ricorso di Grassi anni prima e confutata da una corte intermedia.

Sancinetti paragonò «il presente procedimento e le relative severe sentenze di condanna basate sulla sola parola di una persona che si dichiara vittima di abuso sessuale, all’inquisizione per stregoneria del Medioevo». E sia nel volume finale che sul proprio sito web, Sancinetti ha sostenuto che Francesco in particolare aveva commissionato il lavoro. Nemmeno lui ha risposto a diverse richieste di commento.

L’analisi di Sancinetti non trovò concorde la Suprema Corte Argentina che, il 21 marzo 2017, confermò la condanna di colpevolezza di Grassi del 2009 per aver abusato sessualmente e traviato Gabriel.

Negli anni Gabriel ha testimoniato che in due occasioni distinte nel 1996 il sacerdote l’ha prima palpeggiato e poi praticato un rapporto orale con lui nel proprio ufficio. Gabriel, per un certo tempo in un programma di protezione testimone dopo aver subito effrazioni, aggressioni fisiche e minacce, racconta di essere rimasto schockato nell’apprendere che Grassi aveva dichiarato che Bergoglio «non ha mai smesso di tenermi per mano».

«Eravamo tutti allibiti! Era stato Bergoglio», ci dice.

Gabriele raccolta poi di come lui e il suo legale spedirono una lettera indirizzata a Francesco due mesi dopo la sua elezione quale primo Papa sudamericano, per tramite della nunziatura apostolica di Buenos Aires, l’8 maggio 2013. Nella lettera Gabriel si identifica come une una vittima di «aberranti crimini di ripetuti abusi sessuali e depravazione». Avanzò la denuncia di come i dettagli protetti per segreto istruttorio del suo abuso erano stati diffusi dall’indagine, con il risultato di denigrare lui personalmente e di contravvenire alla politica di “tolleranza zero” sia di Papa Benedetto XVI che di Francesco.

«Ne ho sofferto e continuo a soffrirne», scrisse. Chiese dunque un’udienza al papa e «devotamente imploro la tua compassione e il tuo aiuto per recuperare la mia fede». Non ha mai ricevuto una risposta. Difatti, il suo avvocato ha dichiarato che sono stati minacciati dalla nunziatura e che non sanno che fine abbia fatto la missiva.

Alla domanda presso la Conferenza Argentina sul motivo per cui fu richiesta l’indagine, un portavoce dichiara che il suo scopo fosse di aiutare i vescovi a meglio comprendere il caso. «La Conferenza Episcopale ritenne che avrebbe fornito più informazione nell’ottica di un processo canonico», è scritto in un comunicato della conferenza all’AP.

Secondo un canonista contattato dall’AP sarebbe tuttavia inconcepibile utilizzare una simile indagine ai fini di un processo canonico. Sebbene i processi ecclesiastici fanno sì uso di indagini di polizia e prove da corti laiche, una contro-inchiesta commissionata da un’intera conferenza episcopale innescherebbe un conflitto di giurisdizione in un procedimento canonico.

Inoltre il rappresentante di Gabriel, Juan Pablo Gallego, sostiene che i volumi siano effettivamente approdati sulla scrivania di qualche giudice argentino a presidenza degli appelli di Grassi e costituiscono quello che lui chiama uno spudorato, per quanti fallimentare tentativo di lobbying.

La diocesi di Moron, responsabile di Grassi al tempo, ha a lungo difeso la propria decisione di non spogliarlo del ministero sacerdotale anche dopo l’avvio del processo, sostenendo di non volerne pregiudicare il risultato. Diciotto mesi dopo la sentenza dell’alta corte d’Argentina contro di lui, Grassi è ancora sacerdote in funzione, dato che sconta la sua condanna di 15 anni nel Distretto 41 della prigione di Campana, nella provincia di Buenos Aires. La diocesi di Moron dichiara che Grassi è stato sollevato dai propri incarichi pastorali non appena iniziato il procedimento e che ora gli è impedito di esercitare qualsiasi ministero pubblicamente. All’AP la diocesi riporta che ora il procedimento canonico è nelle mani della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Julieta Anazco, presidente della Rete dei Sopravvissuti da Abusi Ecclesiastici in Argentina, rileva che il caso Grassi ha fatto da spartiacque per il suo paese, visto che la vittima si è levata contro un prete-celebrità le cui spalle erano guardate dall’élite cattolica argentina e ha subito la pubblica umiliazione dell’accusa di essere spinta da interessi economici.

«Hanno reso il cammino dei nostri sforzi molto più agevole», dice «grazie ai loro sforzi, molti di noi sono stati incoraggiati a denunciare (i nostri abusatori) pubblicamente».

Cita ad esempio il caso delle vittime audiolese dell’oggi-notorio Istituto Antonio Provolo, che si sono esposte per denunciare gli abusi dello stesso sacerdote italiano accusato nel 2014 da studenti italiani dell’istituto che segnalarono a Francesco e al Vaticano la vicenda. La polizia argentina arrestò don Nicola Corradi e sequestrarono le scuole del Provolo 3Non è invece avvenuto alcun sequestro in Italia, ma Francesco ha commissariato l’intera congregazione nell’agosto 2017 affidandola al vescovo di La Plata, Alberto Bochatey, atto che ha scatenato ulteriori polemiche in quanto, secondo chi ha sporto denuncia, formalmente nullo vista l’inattività delle sedi affidate ai gruppi di religiosi a Verona. I casi denunciati a Verona risalgono a 20 anni fa. In argentina la procura ha richiesto l’apertura del processo a don Corradi (oggi ai domiciliari per problemi di salute) e degli altri imputati a maggio di quest’anno..

«Prima di poter interpellare la credibilità dei vescovi e delle altre guide nella Chiesa, deve affrontare gli effetti dei danni che lui stesso ha causato alle vittime in Argentina», dice Anne Barrett Doyle del portale online Bishop Accountability, che ha raccolto la documentazione della “Grassi saga”. Un caso che ha paralleli nel vicino Cile, di cui Francesco ha in modo insistito difeso un vescovo accusato di aver coperto il più famoso predatore del paese, don Ferdinando Karadima. Francesco gettò discredito sulle vittime di Karadima che chiamavano in causa il Vescovo Juan Barros sulla scena degli abusi, definendo le loro accuse “calunnie”. Francesco riconobbe poi di aver fatto un “grave errore di giudizio” su Barros, chiedendo perdono alle vittime e lanciando un’indagine vaticana che ha avuto come risultato la presentazione delle dimissioni di tutti i Vescovi attive in Cile.

Sul caso Grassi non ha invece presentato alcun mea culpa. Gabriel, che fa lavori pesanti in nero e non è titolare di alcuna carta di credito, è in attesa: «Sono Cattolico, ma sì, ci sono momenti in cui non so se la Chiesa mi rappresenta».


Per quanto mi riguarda, riconosco, e voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate.

Papa Francesco, Lettera ai Vescovi cileni

Note   [ + ]

1. Si può guardare al video che sta girando e affermare che certamente il fermo diniego del Papa si riferisse alla domanda “Ha lei tentato di interferire nella giustizia argentina, sul caso Grassi?” (del dossier sapevano molti vescovi, sarebbe ridicolo negare di averne disposto la stesura!). Forse davvero padre Grassi è un santo sacerdote che soffre ingiustamente e Bergoglio, convinto di ciò, lo ha difeso strenuamente (anche perché in tali frangenti non mancano gli speculatori)… oppure è possibile che Francesco paghi una volta di più, ieri come oggi, lo scotto di una certa impulsività nello scegliere i propri collaboratori…
2. Corrispondente da Roma per Associated Press.
3. Non è invece avvenuto alcun sequestro in Italia, ma Francesco ha commissariato l’intera congregazione nell’agosto 2017 affidandola al vescovo di La Plata, Alberto Bochatey, atto che ha scatenato ulteriori polemiche in quanto, secondo chi ha sporto denuncia, formalmente nullo vista l’inattività delle sedi affidate ai gruppi di religiosi a Verona. I casi denunciati a Verona risalgono a 20 anni fa. In argentina la procura ha richiesto l’apertura del processo a don Corradi (oggi ai domiciliari per problemi di salute) e degli altri imputati a maggio di quest’anno.

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