Stasera salpano i tre velieri di giovani francesi diretti a Panama 2019

Dovevano essere venti ragazzi da tutta Francia, e invece saranno solo tredici (più tre skipper e un sacerdote), perché una delle quattro barche a vela si è dovuta ritirare dall’impresa: comunque le restanti treExultet, Estran e Kêr Maï (che in dialetto bretone significa “la casa di Maria”) – salperanno stasera dal porto di Camaret-sur-Mer (dalle parti di Brest) per attraccare in quattordici Paesi affacciati sull’Atlantico, l’ultimo dei quali ospiterà la GMG del 2019. Rotta dunque per Panama.

Quell’esperienza che poteva risolversi in meno di una settimana di viaggi in aereo e calche in hotel si è trasformata in cinque mesi di navigazione oceanica in barca a vela: a me, che per diversi motivi non ho mai preso parte a una GMG, questa sembra una delle più grandi avventure che un ventenne oggi possa concedersi, e forse è tra le prime volte in vita mia che avverto l’ombra di un rimpianto.

Come scriveva Domitille Farret d’Astiès su Aleteia,

L’origine del progetto si deve a Jean-Yves, uno degli skipper. Al ritorno dalla GMG di Cracovia, dei ragazzi spiegavano che non sarebbero andati a quella di Panama, troppo lontana geograficamente per coinvolgerli. Senza batter ciglio, il pilota di linea, ben aduso alle vie del mare, ha lanciato la provocazione: «Niente scuse, vi ci porto io». Altri giovani, avendo avuto notizia di queste parole, hanno fatto i salti mortali per salire a bordo del progetto. Contro venti e maree.

Questa sera, dunque,

Le campane della partenza saranno suonate nella cappella di Notre-Dame de Rocamadour, situata nel porto di Camaret, nella baia di Brest. La messa di invio sarà celebrata alla presenza di mons. Laurent Dognin, Vescovo di Quimper e Léon. Sarà l’occasione in cui equipaggio e barche riceveranno la benedizione e la statua di Santa María la Antigua, patrona di Panama, che mons. Ulloa, Arcivescovo del luogo, ha recentemente affidato alla delegazione francese della GMG.

Mille e mille domande si sono affollate nella mia testa, mentre traducevo la notizia di questo freschissimo e ambizioso progetto, e sospirando ricordavo i miei viaggi in Africa, mentre percorrevo su Google Earth la rotta dei tre velieri francesi:

Sono previsti diversi scali: a Santiago de Compostela, a Siviglia, a Fatima. In Marocco i pellegrini faranno una pausa nel deserto per camminare sulle orme del venerabile Charles de Foucauld. Si fermeranno qualche giorno per vivere un momento di servizio con l’associazione Point-Cœur, e forse saluteranno i monaci dell’abbazia Notre-Dame de Keur Moussa. Ultimo scalo a Capo Verde, prima della tratta transatlantica, in navigazione verso le Piccole Antille (Santa Lucia, Martinica, Dominica, Guadalupe), dove gli avventurieri del mare aperto sperano di passare Natale, in contatto con le comunità francesi d’oltremare. In teoria, dovrebbero entrare nel canale di Panama tra il 10 e il 15 gennaio 2019.

Una breve intervista

Ho parlato allora con Anne Laurence Thoux, uno dei membri dell’equipaggio, la venticinquenne che a Domitille aveva dichiarato:

Ci sarà una vita di bordo molto intensa. Bisognerà coniugare le capacità e le competenze di ciascuno. Avremo una forte vita di preghiera… ma non vivremo da monaci.

E così le ho rivolto qualche domanda che mi era sorta in cuore: riporto lo scambio come una piccola intervista.

G. M.: In cosa consisterà, più precisamente, la “forte vita di preghiera” di cui parli?

A.L. Th.: Pregheremo ogni giorno le Lodi e la Compieta dalla Liturgia delle Ore, e diremo il Rosario. Prevediamo anche meditazioni personali e di gruppo su tematiche come la missione (San Paolo) o la santità secondo Santa Teresa di Lisieux… vogliamo approfittare di questi cinque mesi per riflettere in profondità sul senso che vogliamo dare alle nostre vite. E naturalmente celebreremo la Messa ogni giorno, quando avremo la gioia di accogliere il cappellano a bordo… altrimenti la domenica. E il Per Maï accoglierà a bordo la Presenza Reale del Santissimo. Il tutto sarà ritmato dalla vita in mare: le barche saranno sempre in movimento, e quindi alterneremo i nostri turni di riposo due a due giorno e notte.

G. M.: Oggi è l’ultima giornata sul suolo francese prima di questi intensi “esercizi spirituali” sul deserto dell’Oceano. Da cosa sono segnate queste ore?

A.L. Th.: Io sono partita da casa ieri pomeriggio: ieri sera ci siamo ritrovati alle barche e abbiamo terminato gli ultimi preparativi. Oggi è la nostra ultima giornata in Francia: stamattina celebreremo la Messa e nel pomeriggio staremo con le nostre famiglie e con la stampa fino alla partenza, in serata.

G. M.: È tutto molto bello… e noi che non siamo lupi di mare avremmo anche diverse domande sulle piccole azioni quotidiane nella vita di bordo… voglio dire… siete in diciassette su tre barche che staranno in mare cinque mesi (con degli scali, va bene). Ma come pensate di mangiare, lavarvi, fare i vostri bisogni… chi fa i piatti? E il bucato?

A.L. Th.: Eh… impareremo a lavarci con meno acqua possibile… e sennò con l’acqua di mare. Lo stesso faremo per il bucato: acqua marina. Quanto al cibo, approfitteremo degli scali per mangiare cose preparate sul momento, per il resto sarà quasi tutto scatolame. I bagni a bordo funzionano bene, ma bisogna azionare lo sciacquone con una leva meccanica: la si tira per imbarcare acqua nel serbatoio e poi si scarica. Per la cucina è come a casa: abbiamo un forno e un fornello a gas… Proveremo a farci il pane.

G. M.: Avete delle “regole generali” a cui attenervi?

A.L. Th.: Bisogna sempre fare attenzione alle “Cinque F”1In francese: Faim, Frousse, soiFFatigue, Froid.: fame, paura, sete, fatica, freddo. Per evitare il mal di mare. Sennò si dà da mangiare ai pesci (e si resta umili…[ride N.d.T.]).

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Note   [ + ]

1. In francese: Faim, Frousse, soiFFatigue, Froid.

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