«Ma che caldo che fa…» – «E nell’anno Mille non era peggio?»


Chiaramente, quindi, le ricerche storiche possono e devono servire a decostruire i discorsi climatoscettici. Più che mai, gli storici e la storiche hanno il loro ruolo da giocare per mostrare che il #RiscaldamentoClimatico è reale (#ClimateChangesReal).

 

 


Grazie di aver seguito questo piccolo #Thread sul #RiscaldamentoClimatico, non esitate a ritwittare o a commentare. E con questo vi lasciamo in compagnia dei romani nell’anno mille – cosa sfacciatamente più bizzarra.


La “conversione ecologica”
(dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco)

216. La grande ricchezza della spiritualità cristiana, generata da venti secoli di esperienze personali e comunitarie, costituisce un magnifico contributo da offrire allo sforzo di rinnovare l’umanità. Desidero proporre ai cristiani alcune linee di spiritualità ecologica che nascono dalle convinzioni della nostra fede, perché ciò che il Vangelo ci insegna ha conseguenze sul nostro modo di pensare, di sentire e di vivere. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi, senza «qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria».[151] Dobbiamo riconoscere che non sempre noi cristiani abbiamo raccolto e fatto fruttare le ricchezze che Dio ha dato alla Chiesa, dove la spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda.

  1. Se «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi»,[152] la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana.

  2. Ricordiamo il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro. I Vescovi dell’Australia hanno saputo esprimere la conversione in termini di riconciliazione con il creato: «Per realizzare questa riconciliazione dobbiamo esaminare le nostre vite e riconoscere in che modo offendiamo la creazione di Dio con le nostre azioni e con la nostra incapacità di agire. Dobbiamo fare l’esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore».[153]

  3. Tuttavia, non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale. I singoli individui possono perdere la capacità e la libertà di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali: «Le esigenze di quest’opera saranno così immense che le possibilità delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sarà necessaria una unione di forze e una unità di contribuzioni».[154] La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria.

220. Tale conversione comporta vari atteggiamenti che si coniugano per attivare una cura generosa e piena di tenerezza. In primo luogo implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra […] e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,3-4). Implica pure l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri. Inoltre, facendo crescere le capacità peculiari che Dio ha dato a ciascun credente, la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creatività e il suo entusiasmo, al fine di risolvere i drammi del mondo, offrendosi a Dio «come sacrificio vivente, santo e gradito» (Rm 12,1). Non interpreta la propria superiorità come motivo di gloria personale o di dominio irresponsabile, ma come una diversa capacità che a sua volta gli impone una grave responsabilità che deriva dalla sua fede.

221. Diverse convinzioni della nostra fede, sviluppate all’inizio di questa Enciclica, aiutano ad arricchire il senso di tale conversione, come la consapevolezza che ogni creatura riflette qualcosa di Dio e ha un messaggio da trasmetterci, o la certezza che Cristo ha assunto in sé questo mondo materiale e ora, risorto, dimora nell’intimo di ogni essere, circondandolo con il suo affetto e penetrandolo con la sua luce. Come pure il riconoscere che Dio ha creato il mondo inscrivendo in esso un ordine e un dinamismo che l’essere umano non ha il diritto di ignorare. Quando leggiamo nel Vangelo che Gesù parla degli uccelli e dice che «nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio» (Lc 12,6), saremo capaci di maltrattarli e far loro del male? Invito tutti i cristiani a esplicitare questa dimensione della propria conversione, permettendo che la forza e la luce della grazia ricevuta si estendano anche alla relazione con le altre creature e con il mondo che li circonda, e susciti quella sublime fratellanza con tutto il creato che san Francesco d’Assisi visse in maniera così luminosa.

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4 risposte a “«Ma che caldo che fa…» – «E nell’anno Mille non era peggio?»”

  1. Salve!
    io ho sempre pensato che il raffreddore fosse dato da un virus e non dal freddo ma come è stato detto anche da un ministro dell’attuale sgangherato governo io non sono un medico… ho dei vaghi ricordi sugli inuit che non conoscevano il raffreddore …
    Dove lavoro abbiamo la fortuna di avere uffici singoli ed anche climatizzatori estate/inverno singoli… nel mio ufficio è decisamente fresco d’inverno, diciamo sui 16/18 gradi e caldino d’estate diciamo sui 25/27… Soffro il caldo anche a causa della manzanza della tiroide dove avevo un cancro maligno ed alla terapia “soppressiva” che mi porta ad essere quasi “iper” cioè con metabolismo accelerato… nondimeno sono quello che usa di meno il rinfrescamento estivo cercando piuttosto la deumidificazione… ad ogni modo ho sempre avuto più spesso il mal di gola in estate che in inverno e come ho detto in inverno giro in t-shirt e spalo la neve in ciabatte e pantaloncini e canottiera… e parlo di almeno 50 cm di neve…
    Sono sempre stato contrario ai climatizzatori pur soffrendo incredibilmente il caldo perché consumano una immane quantità di energia! … sempre negli uffici dove lavoro spendiamo molto di più in estate per il raffrescamento che in inverno per il riscaldamento… fra le mie colleghe… non me ne vogliano ma è un dato di fatto almeno nei nostri uffici, ci sono i casi di maggior spreco… alcune tengono in ufficio 25 gradi in inverno e 20 in estate! saranno gli estrogeni io non lo so… non sono un medico! Quindi ben venga lo Spirito Santo ad istruire almeno i cuori dei cristiani ad un miglior uso di quel grande Dono di Dio che è la Natura che a parer mio è un Dono grande come la Vita!

    • Oh, neppure io sono un medico. Mi arrangio come posso, talvolta anche consultando Wikipedia:

      Tradizionalmente vi è la teoria che un raffreddore possa essere preso in seguito a una prolungata esposizione al freddo, alla pioggia o a condizioni atmosferiche invernali; da ciò la malattia ha preso il nome[26]. Se il ruolo del raffreddamento del corpo sia un fattore di rischio per il raffreddore comune è un aspetto controverso[27]. Alcuni dei virus che causano il raffreddore comune sono stagionali e si presentano più frequentemente durante le stagioni fredde o umide[28]; alcuni credono che questo sia dovuto principalmente a un aumento del tempo trascorso al chiuso, specialmente per i bambini che ritornano a scuola[9][29], tuttavia può anche essere correlato a cambiamenti nel sistema respiratorio che si traducono in una maggiore suscettibilità[29]: la bassa umidità aumenta la possibilità di trasmissione virale, permettendo alle goccioline virali di disperdersi più lontano dalla fonte di contagio e di restare in sospensione nell’aria più a lungo[30]. A sostegno della comune esperienza, che vorrebbe l’esistenza di un legame tra il freddo e l’insorgenza del raffreddore, depongono recenti studi che suggeriscono la possibilità di una diminuzione della risposta immunitaria al rhinovirus in presenza di basse temperature[31].

    • E a parte il freddo, qualcosa si trova pure sull’aria condizionata:

      Per quanto riguarda i viaggi in aereo, non vi è alcuna prova che il ricircolo dell’aria durante i voli con passeggeri conduca alla trasmissione del virus,[23] tuttavia le persone sedute in prossimità degli impianti sembrano essere a maggior rischio.[24] I raffreddori causati da Rhinovirus risultano più contagiosi durante i primi tre giorni dalla comparsa dei sintomi.[25]

  2. Salve!
    quello che ho sempre pensato a proposito di trasmissione delle malattie da “raffreddamento” è un po’ quello che è stato scritto nel tuo articolo… cioè l’enneisma mancanza di cura verso la natura e verso gli altri anche da parte di noi cristiani che, in base alla nostra Fede, dovremmo esserene invece “custodi”.
    In giappone portano le mascherine quando vanno in trasporti o locali pubblici… secondo la mia personale opinione il raffreddore si diffonde più facilmente in inverno non per il freddo ma per la convivenza di molte persone all’interno di abitazioni, uffici, e trasporti… come ho già detto io tendo a “raffreddarmi” più in estate che in inverno e questo penso sia dovuto proprio al ricircolo d’aria dei climatizzatori che spesso hanno filtri mai disinfettati e che sono evidentemente, grazie al loro stato perenne di umidità, fertile terreno per microbi vari… sparati poi nell’aria dalle ventole! Noi cristiani siamo chiamati a condividere con gli altri ma, penso, non i bacilli! Sono convinto che se le persone con sintomi da raffredamento si astenessero da frequentare luoghi pubblici chiusi tali malattie ridurrebbero di molto il loro impatto sulla popolazione mondiale… questo potrebbe essere un buon pensiero per ogni cristiano. Ovvio che molte volte i sintomi si presentino quando siamo già portatori (lo dicono i medici) ma almeno in quel momento potremmo cmq ridurre la nostra diffusione di bacilli.
    saluti.
    RA

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