Eutanasia: bufera sull’Europa, ma forse in Finlandia cambia il vento

Uno dei piccoli (immensi) risultati di Thomas Evans durante la strenua battaglia per la vita e per la dignità del piccolo Alfie è consistito nell’aver stornato con successo, e in extremis, la siringa del medico dal corpo del bimbo: Alfie non è durato quei pochi minuti che i medici avevano messo in conto perché a lui (a differenza che a Charlie, a Isaiah e a molti altri) non è stata somministrata la massiccia dose di Fentanyl che avrebbe rapidamente indotto l’organismo ad arrendersi alla sopraggiunta fatica polmonare1Che poi ne sia durati molti e molti di più, perfino ore e giorni, si deve (se non a un intervento soprannaturale) alla bella fibra del piccolo, forse non così malridotto come l’Alder Hey Hospital dava a intendere..

Inghilterra e Francia

Ciò che ha arrestato il medico è stata la frase: «Nel Regno Unito l’eutanasia è illegale!». Corretto, Tom: bersaglio centrato. Il medico si è fermato perché sapeva che il protocollo terminale era sostanzialmente corrispondente al famoso Liverpool Care Pathway, sospeso ufficialmente nel 2013 per le conclamate derivazioni apertamente eutanasiche. «In Inghilterra – mi diceva però una persona in quei giorni – una mentalità eutanasica è già ampiamente diffusa, malgrado non vi sia una legge; in Italia è vero il contrario, cioè la legge c’è ma per ora non la state applicando in senso eutanasico».

In Francia fremono grandi pressioni attorno agli Stati Generali della Bioetica: importanti forze vogliono che la legge sull’eutanasia si faccia, e la morte per fame di Vincent Lambert, in tal senso, sembra un mezzo più che ragionevole in vista del conseguimento di cotanto fine. Ora si attende il responso del comitato medico, il quale però ha il compito di valutare non lo stato di salute attuale del 42enne tetraplegico, bensì i suoi ipotetici progressi (o regressi) rispetto all’ultima valutazione, risalente al 2013.

Belgio e Finlandia

Se il Benelux, e in particolare il Belgio, costituisce il motore propulsivo degli ordinamenti eutanasici continentali, dalla Scandinavia comincia a soffiare un vento inatteso.

Nuovo Codice di deontologia medica in Belgio

Una settimana fa il consiglio nazionale dell’Ordine dei medici ha presentato un nuovo Codice di deontologia medica. Più corto, chiaro e conciso, è concepito come una “guida” che permetta al medico «di orientarsi fornendogli un quadro di riferimento». La versione precedente era del 1975.

Con 45 articoli in luogo dei 182 del Codice del 1975, ad essere cambiato è anzitutto lo spirito del documento. Dopo un anno e mezzo di lavoro in commissione in seno al Consiglio nazionale, si crede di essere giunti a una «deontologia positiva piuttosto che punitiva» (con le parole di Benoît Dejemeppe, presidente del Consiglio nazionale.

Il testo illustra grandi principî da seguire, più che obbligazioni e divieti da rispettare: esso «vuole dare fiducia agli specialisti e valorizzare una intesa reciproca tra tutti i professionisti della salute».

In questa guida – sottolinea Dejemeppe – una posizione centrale è accordata al paziente: le attese del paziente in rapporto al medico, anzi, sarebbero state “al cuore della riflessione”.

La deontologia medica si divide in quattro temi: la professionalità, il rispetto, l’integrità e la responsabilità del medico:

  1. Il primo riprende disposizioni diverse come la necessità di disporre di sapere, saper fare e saper essere, per praticare la medicina; l’importanza del benessere e della sicurezza del paziente ma anche la salute del medico che deve sforzarsi «di mantenere un equilibrio tra le sue attività professionali e la sua vita privata».
  2. Il rispetto riguarda il paziente, il segreto professionale medico o ancora i dati a carattere personale relativi alla salute.
  3. L’integrità dice in particolare le linee direttrici circa le convinzioni personali del medico, che «non possono compromettere la qualità delle cure alle quali il paziente ha diritto»2Ciascuno vede da sé quanto simili espressioni siano anodine: vi si potrebbe giustificare, paradossalmente, la non-liceità dell’obiezione di coscienza del medico cattolico di fronte al “diritto del paziente” di morire alla svelta. A dirla tutta, al momento in Belgio l’obiezione di coscienza è garantita come “espressione dell’autonomia del singolo ospedale” (più che come un diritto individuale del medico), quindi ci sono ospedali che non praticano eutanasia e ospedali che la praticano. Proprio due settimane fa la deputata dell’Open VLD Carina Van Cauter ha chiesto nel Parlamento fiammingo di proibire esplicitamente, e per via legislativa, a tutte le case di riposo e di cura di rifiutare l’eutanasia. Il Comitato nazionale consultivo di bioetica aveva già trattato la questione quattro anni fa, senza però spingersi oltre all’esposizione degli argomenti dei contendenti in causa. o la determinazione degli onorarî3I soldi non si toccano per alcuna ragione..
  4. Infine, la responsabilità esige ad esempio che un medico «non pratichi esami, trattamenti e prestazioni inutilmente onerose o superflue, neppure se su richiesta del paziente», ma anche che i suoi proprî interessi finanziari sopravanzino quelli del paziente e della collettività. Insomma, “a un certo punto” (e lo sanno i medici quale sia il “certo punto”) basta: niente più visite, niente più medicine, niente più cure. Niente è più importante dei conti dello Stato.

Come dicevo in nota, la formulazione è di per sé anodina nella formulazione e ancipite nell’interpretazione. Del resto la contrarietà all’accanimento terapeutico è per alcuni cattolici poco più di un ritornello da ripetere nelle polemiche social sull’eutanasia. Per quanto mi riguarda, il grave vulnus di un documento come questo è che le dichiarazioni di principio sulla dignità della professione medica e su quella del malato sono meri flatus vocis fino a quando non si parla apertamente e propriamente di “alleanza terapeutica”.

In autunno dovrebbe vedere la luce un compendio ancora più stringato: in attesa di leggerlo possiamo rivedere il documentario Euthanasie, jusqu’où ?4Sì, risalendo al 2014 dovrebbe essere aggiornato: se nel 2012 i casi sottoposti alla Commissione furono 1432, nel 2016 furono 2024, ma il trend di crescita è più chiaro considerando che nel 2010 furono 953. A questo si aggiunga che le cifre ufficiali non riflettono tutta la realtà, in quanto permangono numerose le eutanasie clandestine, stimate intorno al 27% del totale nelle Fiandre e al 42% in Vallonia. Considerando dunque una popolazione di 11,3 milioni di abitanti, oggi in Belgio vengono uccise dallo Stato poco più di sei persone al giorno. Grazie a Marco Alciator e a Lorenzo Ciampoli che prepararono i sottotitoli italiani per il Circolo La Croce di Roma. che racconta dati alla mano la deriva sistematica del sistema eutanasico belga.

La Finlandia respinge la legalizzazione dell’eutanasia

Frattanto dalla civilissima Scandinavia – che noi mediterronei additiamo a faro di civiltà quando si tratta di istituti dissolutorî della nostra tradizione, e che invece mettiamo in sordina quando è il momento di istituti conservativi della stessa – arriva un importante contrordine: il Parlamento finlandese ha respinto due giorni fa il progetto di legalizzazione dell’eutanasia.

Su Facebook dicono:

Note   [ + ]

1. Che poi ne sia durati molti e molti di più, perfino ore e giorni, si deve (se non a un intervento soprannaturale) alla bella fibra del piccolo, forse non così malridotto come l’Alder Hey Hospital dava a intendere.
2. Ciascuno vede da sé quanto simili espressioni siano anodine: vi si potrebbe giustificare, paradossalmente, la non-liceità dell’obiezione di coscienza del medico cattolico di fronte al “diritto del paziente” di morire alla svelta. A dirla tutta, al momento in Belgio l’obiezione di coscienza è garantita come “espressione dell’autonomia del singolo ospedale” (più che come un diritto individuale del medico), quindi ci sono ospedali che non praticano eutanasia e ospedali che la praticano. Proprio due settimane fa la deputata dell’Open VLD Carina Van Cauter ha chiesto nel Parlamento fiammingo di proibire esplicitamente, e per via legislativa, a tutte le case di riposo e di cura di rifiutare l’eutanasia. Il Comitato nazionale consultivo di bioetica aveva già trattato la questione quattro anni fa, senza però spingersi oltre all’esposizione degli argomenti dei contendenti in causa.
3. I soldi non si toccano per alcuna ragione.
4. Sì, risalendo al 2014 dovrebbe essere aggiornato: se nel 2012 i casi sottoposti alla Commissione furono 1432, nel 2016 furono 2024, ma il trend di crescita è più chiaro considerando che nel 2010 furono 953. A questo si aggiunga che le cifre ufficiali non riflettono tutta la realtà, in quanto permangono numerose le eutanasie clandestine, stimate intorno al 27% del totale nelle Fiandre e al 42% in Vallonia. Considerando dunque una popolazione di 11,3 milioni di abitanti, oggi in Belgio vengono uccise dallo Stato poco più di sei persone al giorno. Grazie a Marco Alciator e a Lorenzo Ciampoli che prepararono i sottotitoli italiani per il Circolo La Croce di Roma.

Be the first to comment

Di’ cosa ne pensi