Se la Francia razzista si scaglia contro Giovanna d’Arco

Parole da studiare a fondo anche «in questo benedetto assurdo Belpaese», che tollera persino di sentire Matteo Salvini prodursi nell’impresa impossibile di difendere insieme i bordelli di Stato e la dignità delle donne (oltre che il Vangelo e la xenofobia al contempo). Ovviamente (e banalmente) pure in Francia non sono le dotte argomentazioni di Bock-Côté a tenere banco, bensì le strumentalizzazioni politiche. Su Résistance républicaine si legge a tal proposito un commento emblematico: «L’anno prossimo Giovanna d’Arco vestirà il burqa». A Marlène Schiappa, Segretario di Stato con delega alle Pari opportunità, non è parso vero di potersi gettare sul caso per affermare che «Giovanna d’Arco non appartiene agli identitarî. E neppure la storia di Francia. […] L’odio razzista della fasciosfera non trova posto nella Repubblica francese».

Frattanto Macron cerca di tenersi equidistante: vuole esserci, ma non troppo; vuole scomparire, ma non troppo, così manda Bruno Le Maire, ministro dell’Economia e delle Finanze che cerca di crescere in popolarità tra i francesi (anche Sarkozy fece lo stesso, mandando in rappresentanza il Guardasigilli Rachida Dati). Eppure sa quasi di giustificazione la risposta dell’ufficio di Macron ai giornalisti:

È stato invitato dal sindaco di Orléans nel quadro di una festa, e ha accettato – tutto qui. Ha accettato perché l’8 maggio è una festa nazionale. Se si festeggia la fine della seconda guerra mondiale, si celebra pure la liberazione della Francia per mano di Giovanna d’Arco. Una figura nazionale.

Sì, perché sarebbe una “filiazione” quella che unisce la pucelle di Orléans alla Francia. Prosegue la nota di Gabinetto:

Se Emmanuel Macron è invitato a questa festa è per restituire senso alla nostra storia. Non bisogna lasciare Giovanna d’Arco al Front National. Si potrà esprimere una parola, durante queste feste, sulla nostra storia e sulle sue radici.

Ci manca solo che la pucelle di Orléans diventi una specie di Albert de Giussan d’Oltralpe. Ma il rischio esiste, ed è concreto, per tutte le ragioni espresse sopra da Bock-Côté. Se la grottesca pantomima del pađano col rosario ha galvanizzato in Italia frotte di cattoleghisti – che giungono a pervertire la Tradizione cattolica per appianare la strada al razzismo e al meretricio di Stato – e se qualche neurochirurgo si azzarda1Nella serata stessa del 27 febbraio è stata fatta filtrare da ambienti addentro una nota a firma di padre Mario, il collaboratore stretto di Kiko Argüello: «Ai responsabili delle regioni italiane. Questa lettera personale inviata da Massimo Gandolfini ad alcuni fratelli di cui aveva l’indirizzo email e che dopo si è diffusa tra i fratelli, non ha la autorizzazione di Kiko. Chiarite ai fratelli che Kiko sempre ha detto di evitare discussioni di politica nelle comunità per evitare divisioni, e che nel Cammino, essendo un Cammino di formazione cristiana aperta a tutti, ciascuno è libero di votare chi vuole in coscienza davanti a Dio. La Pace. Padre Mario». a trasformare abusivamente il Cammino Neocatecumenale nel bacino elettorale di partiti che sovrappongono l’identitarismo all’ispirazione popolare cattolica… allora siamo davvero circondati da gente confusa.

Ma dove ci sono le ragioni politiche è raro che la politica delle ragioni possa prevalere: per tutti gli altri – cioè per chi sta davvero cercando di farsi un’opinione sul destino di questa nostra Italia e di questa nostra Europa – riporto in traduzione la meravigliosa intervista rilasciata da Patrice Edey Gamassou, padre di Mathilde, a Nicolas Da Cunha.

S’immaginava che la designazione di sua figlia per rappresentare Giovanna d’Arco avrebbe suscitato un simile tumulto?

A meno di essere indovini, non si poteva immaginare questo. Ma quando si fanno vivere i valori di Giovanna… In ogni caso, questo va oltre tutti noi. La polemica si diffonde perché Giovanna d’Arco è al cuore della società francese.

Come Mathilde attraversa questo periodo?

È trasfigurata. Prepara il proprio pellegrinaggio con l’associazione Orléans – Jeanne d’Arc, che partirà domenica [domenica scorsa, N.d.T.] sulle tracce di Giovanna. La sua fede è interamente cattolica; ama Giovanna: è la sua eroina.

Non è scalfita dai messaggi razzisti di cui è stata fatta bersaglio?

Pensa a Giovanna, al fatto che ha subito il rogo. Anche lei è stata insultata. Mathilde vive con l’ultima frase pronunciata da Giovanna: «Mio Dio, perdonali: non sanno quello che fanno».

La spiritualità può essere un rifugio… e questo non toglie che tali messaggi possano perturbare…

La forza di Mathilde è la sua fede cattolica. Non si rimette che a Dio e a Giovanna d’Arco.

Che cosa pensa della decisione del Procuratore della Repubblica di Orléans, di aprire un’inchiesta preliminare per istigazione all’odio razziale?

Non devo pensare niente: fa quello che vuole. Io, in ogni caso, non sporgerò denuncia contro quelli che hanno insultato mia figlia. È tempo, in Francia, di accettare il dibattito. Io accordo loro il perdono. Sarebbe stato questo il messaggio di Giovanna d’Arco.

Non teme nuovi insulti per il prossimo 8 maggio, giorno della sfilata?

Io incontrerò i miei amici, come ogni anno, dal 29 aprile all’8 maggio, per le Feste giovannee. Giovanna lancia un messaggio al Presidente della Repubblica. Eccezion fatta per i suoi due predecessori, gli altri sono sempre venuti personalmente, nel primo anno del loro mandato. È la tradizione. Allora, adesso, signor Presidente della Repubblica, un po’ di coraggio: venga a celebrare la Francia e Giovanna.

A sentire questo “straniero” che illustra il senso civico francese e le radici cristiane d’Europa viene da pensare che forse la nostra civiltà ha ancora una chance – e che di sicuro questa non può passare per le posizioni oltranziste, uguali e contrarie, di Salvini e della Boldrini –. Ci vuole una terza via. Meno male che da qualche parte, nel mondo, c’è sempre un ebreo errante che sa cantare la gloria di Giovanna d’Arco.

Note   [ + ]

1. Nella serata stessa del 27 febbraio è stata fatta filtrare da ambienti addentro una nota a firma di padre Mario, il collaboratore stretto di Kiko Argüello: «Ai responsabili delle regioni italiane. Questa lettera personale inviata da Massimo Gandolfini ad alcuni fratelli di cui aveva l’indirizzo email e che dopo si è diffusa tra i fratelli, non ha la autorizzazione di Kiko. Chiarite ai fratelli che Kiko sempre ha detto di evitare discussioni di politica nelle comunità per evitare divisioni, e che nel Cammino, essendo un Cammino di formazione cristiana aperta a tutti, ciascuno è libero di votare chi vuole in coscienza davanti a Dio. La Pace. Padre Mario».

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