Se la Francia razzista si scaglia contro Giovanna d’Arco

Mentre in Italia ci balocchiamo con elezioni politiche votate all’inciucione – e abbiamo già visto pestaggi e accoltellamenti che credevamo sepolti con gli anni di piombo – in Francia i francesi (che sono persone serie) fanno di meglio: da più di una settimana mezza Nazione si accanisce contro una diciassettenne (sic!) orleanese di nome Mathilde. La ragazza è stata scelta per rappresentare Giovanna d’Arco nelle “feste giovannee” che avranno inizio il 28 aprile e culmineranno l’8 maggio.

Come dicevo, moltissimi sono quelli che esprimono il loro disappunto per la scelta del comitato elettore della giovane pucelle: le ragioni? La ragazza non è bionda, non ha gli occhi azzurri e i suoi genitori sono un beninese e una polacca. Orrore! Neanche le si può dare semplicemente della “negra” – a dire il vero non sono mancati i fenomeni che alla ragazza hanno rivolto l’epiteto di “babbuina” invitandola a “mangiare banane” (i due sono indagati per odio razziale) – perché il suo crimine è molto più sottile, spiegano “i razzisti studiati”: ella è una meticcia, e quindi ipso facto insidia la purezza dell’identità francese molto più subdolamente di quanto possa fare una qualunque negra persona di colore.

Eppure Mathilde Edey Gamassou è stata scelta tra circa 250 candidate. È all’ultimo anno di liceo, pratica scherma e studia canto lirico al Conservatorio di Orléans. Bénédicte Baranger, presidente del Comitato Giovanna d’Arco, ha deplorato la polemica dichiarando come «questa ragazza sia stata scelta per ciò che ella è: una personalità interessante e uno spirito ben formato». Scendendo nel dettaglio:

Ella risponde ai quattro criterî di scelta che ci siamo prefissi: risiedere a Orléans da dieci anni almeno, essere scolarizzata in un liceo orleanese, essere cattolica e spendere del tempo per gli altri. Non c’è alcun intento provocatorio: Mathilde porterà la nostra storia di Francia a tutti, come hanno fatto prima di lei le altre Giovanna.

Su Twitter Olivier Carré, sindaco di Orléans, ha rincarato la dose:

Mathilde è stata scelta dalla giuria. Unico criterio: che nel 2018, come da 589 anni, il popolo di Orléans celebra Giovanna d’Arco con una giovane donna che evochi il suo coraggio, la sua fede e la sua visione. Mathilde possiede tutte queste qualità.

Anche l’editorialista di punta del Figaro, il più noto quotidiano conservatore di Francia, ha detto la sua:

Il furore cretino col quale alcuni si accaniscono su questa Giovanna d’Arco meticcia metterebbe effettivamente voglia, quasi, di diventare sinistrorsi.

Il sociologo canadese Mathieu Bock-Côté, da parte sua, ha preso parola anzitutto ricordando come

accordiamo spesso troppa importanza alle deiezioni che si rinvengono sui social network. Le pulsioni più malsane e più violente della società, quelle che la civilizzazione cerca generalmente di contenere, vi si esprimono senza complessi e giungono troppo facilmente a piazzarsi al centro del dibattito pubblico e a definirlo. […] Ciò detto, il fatto è davanti a noi e deve essere pensato. Esso ci ricorda una cosa: il politicamente corretto spinge alcuni verso il politicamente abbietto. Più la società sembra resa asettica, più quelli che vogliono contraddirne i dogmi lo fanno in maniera brutale. Ciò crea un clima di paranoia ideologica. L’ideologia multiculturalista rende isterica la società e spinge ognuno in una lotta tutti contro tutti.

Un giudizio salomonico, come si vede. E si spinge oltre, aiutandoci a guardare su un orizzonte più vasto:

Negli Stati Uniti come in Francia da una trentina d’anni in qua una certa sinistra ha “razzializzato” i rapporti sociali, credendo così di liberare le minoranze e di rilevare il “privilegio bianco” mascherato dalla nazionalità. Ecco il risultato: la “razzializzazione” delle appartenenze produce una recrudescenza di razzismo.

E il sociologo ha trovato parole anche per rispondere alle “ragioni” di quanti davvero vedono in Mathilde – ovvero nella “deriva multiculturalista” che ne avrebbe favorito la designazione – un rischio per la purezza identitaria francese:

Il proprio della nazione è appunto il trascendere le appartenenze razziali. È quando quella si volatilizza che queste si rivitalizzano, alla maniera di una regressione verso identità primitive. È sorprendente che diventi opportuno ricordare come non è dissolvendo la Francia che se ne celebra il genio assimilatore. Con la storia di questa giovane Giovanna meticcia siamo davanti al contrario del multiculturalismo, che decostruisce la nazione e ricaccia ciascuno al confino nella propria identità d’origine. Qui non si tratta di chiedere a Morgan Freeman di interpretare il generale De Gaulle in un film storico o di chiedere a Jean Dujadrin di interpretare Martin Luther King, come sembra invitarci a fare il politicamente corretto. Siamo su tutt’altro registro. Siamo davanti a una giovane donna che ricorda che i simboli più forti dell’identità francese possono giustamente essere portati da quelli che non si presentano come “di etnia francese”. Sarebbe tragico, del resto, se questi ultimi fossero i soli ad aver accesso a quel mito, a potervi partecipare.

Ed è quindi passato alla storia, prima, e alla filosofia poi:

Checché se ne pensi, la Francia è stata segnata dalle ondate migratorie degli ultimi decenni. Ciò non vuol dire che essa debba dissolversi nel culto della “diversità” e considerare la propria identità come opzionale in una società plurale. Al contrario: questo rende ancora più importante la valorizzazione della sua storia e della sua identità nazionale. È proprio per evitare che tale diversità non conduca a una società assolutamente spaccata che bisogna valorizzare un patriottismo storico che piazzi il racconto nazionale al cuore dell’identità francese, e che solleciti tutti quelli che si installano in Francia ad appropriarsene. Mi si perdoni questa formula, forse un poco esagerata: oggi più che mai dovremmo dire “i nostri antenati, i Galli”. Integrarsi a un Paese significa imparare a dire “noi” con esso; è appropriarsi della sua storia e farla propria. Se si rigettano quanti si assimilano nel modo più bello, si spezza un patto essenziale.

Mi permetterete di citare un poco diffusamente Paul Ricœur: «Ciò che quindi chiamiamo “valori” sono la sostanza stessa della vita di un popolo; quest’ultima si esprime anzitutto nei costumi pratici, che rappresentano in qualche modo l’inerzia, la staticità dei valori. Sotto detta pellicola di costumi pratici troviamo delle tradizioni che sono come la memoria vivente della civilizzazione. In fondo, in fondo a tutto, troviamo ciò che forse è il nodo stesso del fenomeno della civiltà, cioè un insieme di immagini e di simboli mediante i quali un gruppo umano esprime il proprio adattamento alla realtà, agli altri gruppi e alla storia. Con “immagini” e “simboli” intendo quelle rappresentazioni, assolutamente concrete, mediante le quali un gruppo si propone la propria esistenza e il di lei valore proprio. Si potrebbe parlare, in tal senso, del nodo etico-mistico, del nodo insieme morale e immaginativo che incarna il potere creatore ultimo di un gruppo. È a questo livello di profondità che la diversità tra le civiltà è più profonda».

©PHOTOPQR/REPUBLIQUE DU CENTRE/Pascal PROUST ; ORLEANS LE 08/05/2014 Fêtes de Jeanne d’ Arc Félicité Lemaire de Marne incarne Jeanne d’Arc pour la 585 émé édition des fetes johaniques [Photo via MaxPPP]
Il mito di Giovanna d’Arco è propriamente parte di quel complesso di “immagini e simboli” che alimentano nel profondo l’identità francese. Aggiungo che Giovanna d’Arco è uno dei miti nazionali più fecondi in Francia – forse si tratta del mito per eccellenza, che rivela al meglio la psicologia del vostro Paese –. Una giovane donna sola, che sente il richiamo della patria, giunge in modo quasi miracoloso a impegnarla in una impresa di liberazione. Si comprende che esso interpelli tutti quanti vogliano un giorno venire in soccorso al proprio Paese. Chi si identifica con Giovanna d’Arco s’identifica nel nodo culturale e mitologico più intimo della Francia. La giovane Mathilde sente il richiamo di Giovanna, che sente il richiamo della patria. Torno a dirlo: è una bella storia francese e trovo desolante che si veda altrimenti questa cosa.

Su Facebook dicono:

3 Commenti

  1. Cosa si può dire? Un bel po’ di cose ma prima di tutto penso che le persone che si sono espresse in quel modo sono dei poveretti che non hanno nessuna scusante. Mi dispiace ma di razzisti ce n’era anche prima che i “sinistri” statunitensi facessero i loro pasticci filosofici e sociali. Anni fa ho studiato la storia del razzismo, per fare alcune trasmissioni ad una radio locale, che riguardavano la vita ed il contesto sociale e politico di Harriet Beecher Stowe e Harriet Tubman , e stringi stringi le cose che leggevo non cambiavano poi molto. Mi ricordo che mi colpì che alcuni sedicenti cristiani si rifacessero alla storia di Noè per legittimare la schiavitù, mentre Quaccheri e Menoniti (teologicamente lontanissimi gli uni dagli altri) decisero che ogni persona quacchera o mennonita che fosse stata coinvolta, in qualsiasi modo con la schiavitù, sarebbe stata scomunicata, sulla base che ogni essere umano è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Questo bastava allora e basta ora. Non penso che si possa più proporre la scomunica per la stupidità, ma si può proporre di pregare perchè a) la stupidità deve avere un limite; b) non deve ulteriormente travalicare, e come si sà lo Spirito santo può fare molto.Sia lodato Gesù Cristo.

  2. Se non mi ricordo male a Giovanna d’Arco diedero fuoco… Ecco come i francesi mantengono le loro tradizioni ! Ma non è un problema dei soli francesi anzi… Da molto tempo (lo ricorda anche la commentatrice “la samaritana”) esiste questa deformazione delle idee conservatrici (di solito di destra ma ci sono anche conservatori di sinistra e di centro) che scadono dalla “tutela della radici” alla “difesa contro i diversi”… Secondo la mia modestissima opinione il “guaio” è proprio voler difendere le proprie radici e tradizioni e cultura non “assimilando” ma combattendo per cercare una eccessiva difesa. L’ulteriore scadimento di questa posizione ma se volgiamo anche il seme della stessa è il razzismo….
    Quello che ci deve far pensare non è la follia dei social -dove sono convinto che molti dei razzisti da social lo siano molto meno nella vita reale- ma il fatto che molti dei razzisti siano in realtà delle persone “per bene” sotto ogni altro punto di vista… sembra quasi ripetersi l’atteggiamento “farisaico” ben stigmatizzato proprio da Gesù… ecco che anche in questi aspetti della vita umana torna preponderante lo Spirito Guida del Vangelo più di ogni altra scienza o studio eccetera…
    Saluti.
    RA

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