Ratzinger e l’eresia: cosa direbbero i Re Magi a Mons. Livi

Dopo le schermaglie dei giorni scorsi sul libro che pretenderebbe di smontare Introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger riflettevo ancora chiedendomi quali scopi possano guidare certi pensieri aberranti: intendiamoci, non intendo aberrante che si critichi un libro di Ratzinger (ci mancherebbe!), ma che lo si faccia esponendo dottrine che sono insieme ridicole e sconcertanti per quanto divergono dal cristianesimo. Non riesco ancora a credere che mons. Antonio Livi abbia rimproverato a Ratzinger di aver sempre insegnato che nel cristianesimo l’atto di fede consiste nell’adesione alla persona di Cristo (perché a suo dire l’atto di fede avrebbe per termine “i misteri di Cristo”1L’adesione ai misteri di Cristo è un’ovvia conseguenza, direi quasi un’implicazione immediata, dell’adesione al “mysterium Dei” che è Cristo stesso, in persona. Aderire a Cristo (credere in Deum) porta necessariamente a credere i suoi misteri (credere Deum/Deo), mentre credere che Gesù è il Figlio di Dio, o che l’unica divinità è unitrina non porta di per sé alla salvezza. La troppo negletta Lettera di Giacomo lo dice così chiaramente… (Iac. 2, 19).).

Le bassezze di una polemica trasudante bile

Non ho potuto fare a meno di notare che, nella sua livida replica2Le allusioni a presunte “idiosincrasie” personali di Massimo Introvigne hanno quel parlare obliquo e opaco che non si addice al cristiano, più che al teologo., Livi se la prende con quanti hanno commentato il suo testo per sostenere la linea dell’attuale pontificato, lamentando esplicitamente di non potersi confrontare con gente che non lo affronta sul campo dogmatico. Strano quindi che abbia dedicato a quei “pubblicisti” (così li chiama, non senza un filo di disprezzo) tanta attenzione senza lasciarne neppure un briciolo per il pezzo comparso su Aleteia: è vero, il sottoscritto non ha grandi blasoni da esibire, ma gli si doveva forse riconoscere il pregio di aver criticato il testo di Livi nel merito e non perorando cause preconcette. Di Francesco non abbiamo parlato più di quanto abbia fatto Livi, e cioè senza andare oltre l’accenno (velenoso il suo, neutro il nostro): abbiamo mostrato coi testi che le citazioni addotte dai testi di Introduzione al cristianesimo erano distorte al punto da significare l’esatto contrario del senso patente; abbiamo ricollocato Ratzinger nel quadro della lezione di De Lubac e di quest’ultimo abbiamo offerto un paragrafo bastante a scagionarlo (a sentire Livi ce ne sarebbe bisogno…) dall’infamante accusa di modernismo. Per di più, abbiamo indicato anche coi testi di un purissimo tomista come Garrigou-Lagrange che la lezione del Vaticano I e della Dei Filius non se la prendeva più con i fideisti che con i razionalisti… perché Livi non ha risposto a queste obiezioni, visto che è in cerca di argomenti teologici?

Dopo aver letto certi teologi, Voltaire giganteggia!

Ma mi ero ripromesso di non avvelenarmi l’Epifania del Signore con questi veleni, tanto amari che m’avevano reso dolce il ricordo della pagina del Dictionnaire di Voltaire3Poiché degli amici mi avevano chiesto di tradurla, provvedo ora.:

[…] Moins de théologie et plus de morale les eût rendus vénérables aux peuples et aux rois ; mais en rendant leurs disputes publiques ils se sont fait des maîtres de ces mêmes peuples qu’ils voulaient conduire. Car qu’est-il arrivé ? que ces malheureuses querelles ayant partagé les chrétiens, l’intérêt et la politique s’en sont nécessairement mêlés. Chaque Etat (même dans des temps d’ignorance) ayant ses intérêts à part, aucune Eglise ne pense précisément comme une autre, et plusieurs sont diamétralement opposées. Ainsi un docteur de Stockholm ne doit point penser comme un docteur de Genève ; l’anglican doit, dans Oxford, différer de l’un et de l’autre ; il n’est pas permis à celui qui reçoit le bonnet à Paris de soutenir certaines opinions que le docteur de Rome ne peut abandonner. Les ordres religieux, jaloux les uns des autres, se sont divisés. Un cordelier doit croire l’immaculée conception : un dominicain est obligé de la rejeter, et il passe aux yeux du cordelier pour un hérétique. L’esprit géométrique qui s’est tant répandu en Europe a achevé d’avilir la théologie. Les vrais philosophes n’ont pu s’empêcher de montrer le plus profond mépris pour des disputes chimériques dans lesquelles on n’a jamais défini les termes, et qui roulent sur des mots aussi inintelligibles que le fond. Parmi les docteurs mêmes il s’en trouve beaucoup de véritablement doctes qui ont pitié de leur profession ; ils sont comme les augures dont Cicéron dit qu’ils ne pouvaient s’aborder sans rire.
[…] Meno teologia e più morale li avrebbe resi venerabili agli occhi del popolo e dei re; rendendo invece pubbliche le loro dispute, si sono resi maestri di quei medesimi popoli che volevano guidare. Perché cos’è che è accaduto? Dal momento che quelle infelici dispute hanno diviso i cristiani, gli interessi e la politica si sono necessariamente infiltrati. Poiché ogni Stato (anche in tempi di ignoranza) nutriva i proprî interessi, nessuna Chiesa pensa esattamente come un’altra, e parecchie sono fra loro diametralmente opposte. Così un dottore di Stoccolma non deve pensare come un dottore di Ginevra; l’anglicano deve, poiché sta ad Oxford, differire dall’uno e dall’altro; non è permesso a colui che riceve la berretta dottorale a Parigi di sostenere certe opinioni che il dottore di Roma non può abbandonare. Gli ordini religiosi, gelosi gli uni degli altri, si sono divisi. Un frate cappuccino deve credere all’Immacolata Concezione: un domenicano è obbligato a rigettarla, e passa per eretico agli occhi del francescano. L’esprit de géométrie, che si è tanto diffuso in Europa, ha finito per avvilire la teologia. I veri filosofi non hanno potuto impedirsi di mostrare il più profondo disprezzo per dispute chimeriche nelle quali non sono mai stati definiti i termini, e che si svolgono con parole tanto inintelligibili quanto i loro contenuti. Tra i dottori stessi se ne trovano molti veramente dotti che hanno pietà della loro professione; essi sono come gli auguri di cui Cicerone dice che non potevano incontrarsi senza mettersi a ridere.

Forse non aveva tutti i torti, quell’eretico di Karl Rahner4Mi è parso di capire, leggendo la replica di Livi, che la colpa dei Papi del postconcilio sarebbe di non aver sanzionato “i modernisti” (leggi gli avversarî di Livi) e di aver così omissivamente permesso il dilagare dell’eresia. Ora, poiché questo giochino dell’“omissive” l’abbiamo già tollerato quando Livi ne ha fatto il salto carpiato per provare a giustificare la sua firma al vaneggiante documento detto “correctio filialis”, rispondiamo rapidamente con due stoccate: 1) a sentire san Tommaso, sulla base dell’omissive – così inteso – anche Dio potrebbe essere considerato autore del male; 2) se invece vogliamo rispondere a Livi come merita dovremo dire che su questo punto scende a livello di “piove, governo ladro!”., a dire che «il cristiano di domani sarà un mistico o non sarà». Ma questo certamente non possiamo permettere che ce lo insegnino i gesuiti e i loro rinnegati ex alunni – tra le cui file eccelle l’Arouet.

Lo sconvolgente affresco matteano dei Magi

Come dicevo all’inizio, però, un’idea me l’hanno data proprio le parole del Vangelo proclamato a messa oggi, cioè quell’incipit del secondo capitolo di Matteo che si proclama ogni anno il 6 gennaio nelle chiese di Rito Romano:

1Τοῦ δὲ Ἰησοῦ γεννηθέντος ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας ἐν ἡμέραις Ἡρῴδου τοῦ βασιλέως, ἰδοὺ μάγοι ἀπὸ ἀνατολῶν παρεγένοντο εἰς Ἱεροσόλυμα 2λέγοντες· ποῦ ἐστιν ὁ τεχθεὶς βασιλεὺς τῶν Ἰουδαίων; εἴδομεν γὰρ αὐτοῦ τὸν ἀστέρα ἐν τῇ ἀνατολῇ καὶ ἤλθομεν προσκυνῆσαι αὐτῷ. 3ἀκούσας δὲ ὁ βασιλεὺς Ἡρῴδης ἐταράχθη καὶ πᾶσα Ἱεροσόλυμα μετ’ αὐτοῦ, 4καὶ συναγαγὼν πάντας τοὺς ἀρχιερεῖς καὶ γραμματεῖς τοῦ λαοῦ ἐπυνθάνετο παρ’ αὐτῶν ποῦ ὁ χριστὸς γεννᾶται 5οἱ δὲ εἶπαν αὐτῷ· ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας· οὕτως γὰρ γέγραπται διὰ τοῦ προφήτου·

6 καὶ σὺ Βηθλέεμ, γῆ Ἰούδα,

οὐδαμῶς

ἐλαχίστη εἶ ἐν τοῖς ἡγεμόσιν Ἰούδα·

ἐκ σοῦ γὰρ ἐξελεύσεται ἡγούμενος,

ὅστις ποιμανεῖ τὸν λαόν μου τὸν Ἰσραήλ.

7Τότε Ἡρῴδης λάθρᾳ καλέσας τοὺς μάγους ἠκρίβωσεν παρ’ αὐτῶν τὸν χρόνον τοῦ φαινομένου ἀστέρος, 8καὶ πέμψας αὐτοὺς εἰς Βηθλέεμ εἶπεν· πορευθέντες ἐξετάσατε ἀκριβῶς περὶ τοῦ παιδίου· ἐπὰν δὲ εὕρητε, ἀπαγγείλατέ μοι, ὅπως κἀγὼ ἐλθὼν προσκυνήσω αὐτῷ.  9Οἱ δὲ ἀκούσαντες τοῦ βασιλέως ἐπορεύθησαν καὶ ἰδοὺ ὁ ἀστήρ, ὃν εἶδον ἐν τῇ ἀνατολῇ, προῆγεν αὐτούς, ἕως ἐλθὼν ἐστάθη ἐπάνω οὗ ἦν τὸ παιδίον. 10ἰδόντες δὲ τὸν ἀστέρα ἐχάρησαν χαρὰν μεγάλην σφόδρα. 11καὶ ἐλθόντες εἰς τὴν οἰκίαν εἶδον τὸ παιδίον μετὰ Μαρίας τῆς μητρὸς αὐτοῦ, καὶ πεσόντες προσεκύνησαν αὐτῷ καὶ ἀνοίξαντες τοὺς θησαυροὺς αὐτῶν προσήνεγκαν αὐτῷ δῶρα, χρυσὸν καὶ λίβανον καὶ σμύρναν.  12Καὶ χρηματισθέντες κατ’ ὄναρ μὴ ἀνακάμψαι πρὸς Ἡρῴδην, δι’ ἄλλης ὁδοῦ ἀνεχώρησαν εἰς τὴν χώραν αὐτῶν5Lo riporto anche in greco per invitare chi conosce questa bella lingua a godere di chicche come il passivo divino “χρηματισθέντες”..

1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:

da te uscirà infatti un capo

che pascerà il mio popolo, Israele».

7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Uomini venuti da terre così remote da essere indicate soltanto col punto cardinale… magi, astronomi, sapienti… la loro dichiarazione ad Erode mi sconvolge ogni volta, e oggi mi ha parlato precisamente della disputa avviata da Livi: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo».

Dall’alfabeto fisico, che è assieme matematico e poetico, questi uomini avevano capito un’enormità di cose: nasceva un bambino, nasceva in Giudea, era di stirpe regale e andava adorato. Il che significa, portando l’affermazione sul piano della nostra discussione, che stando a questo testo la ragione umana è capace di risalire dall’osservazione delle creature non solo all’esistenza di Dio, ma pure alla sua essenza, alle sue proprietà e alle sue prerogative. Tanto che portano dei doni perfettamente inutili, nel presepe, ma altamente significativi: così tanto che Matteo, incurante del numero dei Magi, dei loro nomi, delle loro esatte identità, ce ne elenca i presenti. La Tradizione cristiana avrebbe riconosciuto in quei doni le anticipazioni profetiche della regalità, della divinità e della mortalità del neonato che quegli uomini adorarono dopo aver vagato per mezzo mondo alla sua ricerca.

Mentre pensavo queste cose hanno cominciato a far capolino nella memoria diverse citazioni… qualcun altro aveva già detto queste cose, e molto meglio di come le stessi formulando io fra me e me… ma sì: era stato Ratzinger/Benedetto XVI.

Note

Note
1 L’adesione ai misteri di Cristo è un’ovvia conseguenza, direi quasi un’implicazione immediata, dell’adesione al “mysterium Dei” che è Cristo stesso, in persona. Aderire a Cristo (credere in Deum) porta necessariamente a credere i suoi misteri (credere Deum/Deo), mentre credere che Gesù è il Figlio di Dio, o che l’unica divinità è unitrina non porta di per sé alla salvezza. La troppo negletta Lettera di Giacomo lo dice così chiaramente… (Iac. 2, 19).
2 Le allusioni a presunte “idiosincrasie” personali di Massimo Introvigne hanno quel parlare obliquo e opaco che non si addice al cristiano, più che al teologo.
3 Poiché degli amici mi avevano chiesto di tradurla, provvedo ora.
4 Mi è parso di capire, leggendo la replica di Livi, che la colpa dei Papi del postconcilio sarebbe di non aver sanzionato “i modernisti” (leggi gli avversarî di Livi) e di aver così omissivamente permesso il dilagare dell’eresia. Ora, poiché questo giochino dell’“omissive” l’abbiamo già tollerato quando Livi ne ha fatto il salto carpiato per provare a giustificare la sua firma al vaneggiante documento detto “correctio filialis”, rispondiamo rapidamente con due stoccate: 1) a sentire san Tommaso, sulla base dell’omissive – così inteso – anche Dio potrebbe essere considerato autore del male; 2) se invece vogliamo rispondere a Livi come merita dovremo dire che su questo punto scende a livello di “piove, governo ladro!”.
5 Lo riporto anche in greco per invitare chi conosce questa bella lingua a godere di chicche come il passivo divino “χρηματισθέντες”.
Informazioni su Giovanni Marcotullio 297 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017 al 2023.

1 commento

  1. Salve a tutti! Che Dio vi benedica!
    Personalmente cerco di seguire il “comandamento” di Gesù di essere unito, anzi “uno”, con tutti i suoi seguaci, meglio, con tutti quelli che credono in Cristo Gesù e che quindi uniti a Lui cercano di comporre quell’unico corpo (pur formato da diverse membra) che è la Sua Chiesa.. Però -con tutti i miei sforzi sopratutto nella preghiera quotidiana- non riesco ancora a digerire tutto questo ambaradan che è nato fra i ‘cristiani’ (virgolette obbligatorie) a seconda del Papa -o meglio di quello che il papa esterna- emerito o reggente o passato che più gli piace a questa ‘corrente’ o a quella… ingenuo io che pensavo che le ‘correnti’ ci fossero solo in politica e solo nella ex DC ! Leggo ‘breviarium’ da qualche mese ed anche questo articolo mi sembra sia più sull’intento di unire che di dividere… altrove invece, leggo siti ‘cattolici’ o ‘cristiani’ che fanno articoli imbarazzanti (per chi li scrive … io penso) sui migranti e su una certa ‘apologetica’ verso addirittura la vendita di bombe (da parte di aziende italiane) agli stati che poi le scaricano (le bombe) sulla testa delle persone… Scopro con tristezza che molti di questi ‘cristiani’ imputano il calo di fedeli (loro dicono anche di fede … ma direi che misurare la Fede sia sempre una cosa impossibile ed inutile da farsi) e di vocazioni eccetera… legano tale calo alla “nuova” liturgia e alla “nuova” teologia… che ha tutto “semplificato” nel senso di “svuotato” eccetera… sarà anche come dicono loro ma a me viene in mente il parallelo con le liturgie orientali ortodosse che sono rimaste invariate da secoli con tutta la carica di mistero che -ragionando come questi cristiani nostalgici- nasce dalla proclamazione di testi in greco antico (non più conosciuto nemmeno dai greci di oggi) e da tutta una ‘misteriosa’ azione liturgica che crea dei momenti di grande ed affascinante mistero… sarà così, mi ripeto, però ho come il triste sospetto che anche colà ci sia un sensibile calo di fedeli e di vocazioni tanto che alcune Chiese, in passato fiorenti, oggi sono sparite nel nulla… Se ho capito bene lo schema mentale dei questi ‘cristian0-nostalgici’ forse il calo evidente colà non dipenderà dalla liturgia (che come detto hanno ‘mantenuto’ invariata) ma forse dalla fatto che presso i nostri fratelli Ortodossi vige, già da lungo tempo, una sorta di “misericordia estesa” che permette la benedizione di una seconda messa a separati che vogliono risposarsi con un nuovo partner… non è una messa di matrimonio ma sempre una liturgia benedizionale è… sacrilegio? Ratzinger ha mostrato di essere un Papa, un Vescovo ed un uomo al di sopra di ogni critica con il coraggio immane che gli ha permesso di fare una scelta considerata inammissibile… secondo il mio modesto parere egli soffre indicibilmente di queste ‘correnti’ e ‘divisioni’ che sono nate -in modo pretestuoso- da alcune sue azioni e da alcuni suoi scritti… Confesso che anche io ci ho messo del tempo prima di apprezzare pienamente come merita l’uomo Ratzinger… penso che molti suoi forsennati ‘fan’ ed anche alcuni suoi ‘detrattori’ non l’abbiano voluto conoscere/capire con attenzione. Del resto, come dice l’articolista, solo una vera adesione a Cristo è buon viatico per una più fedele comprensione del Suo Disegno per l’umanità.
    Saluti. RobertoAbate

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