Il Papa pranza a San Petronio coi poveri e col Crisostomo

Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri, tanto che Egli stesso «si fece povero» (2 Cor 8,9). Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri. Questa salvezza è giunta a noi attraverso il “” di una umile ragazza di un piccolo paese sperduto nella periferia di un grande impero. Il Salvatore è nato in un presepe, tra gli animali, come accadeva per i figli dei più poveri; è stato presentato al Tempio con due piccioni, l’offerta di coloro che non potevano permettersi di pagare un agnello (cfr Lc 2,24; Lv 5,7); è cresciuto in una casa di semplici lavoratori e ha lavorato con le sue mani per guadagnarsi il pane. Quando iniziò ad annunciare il Regno, lo seguivano folle di diseredati, e così manifestò quello che Egli stesso aveva detto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; perché mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). A quelli che erano gravati dal dolore, oppressi dalla povertà, assicurò che Dio li portava al centro del suo cuore: «Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno di Dio» (Lc 6,20); e con essi si identificò: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare», insegnando che la misericordia verso di loro è la chiave del cielo (cfr Mt 25,35s).

Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Dio concede loro «la sua prima misericordia».[163] Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere «gli stessi sentimenti di Gesù» (Fil 2,5). Ispirata da essa, la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tutta la tradizione della Chiesa».[164] Questa opzione – insegnava Benedetto XVI – «è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertà».[165] Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione è un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della Chiesa. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.

A handout picture provided by the Vatican newspaper L’Osservatore Romano shows Pope Francis ( 3-L) has lunch with the poor during his visit in Bologna, Italy, 01 October 2017.

Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro «considerandolo come un’unica cosa con se stesso».[166] Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione per la sua persona e a partire da essa desidero cercare effettivamente il suo bene. Questo implica apprezzare il povero nella sua bontà propria, col suo modo di essere, con la sua cultura, con il suo modo di vivere la fede. L’amore autentico è sempre contemplativo, ci permette di servire l’altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze. «Dall’amore per cui a uno è gradita l’altra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratuitamente».[167] Il povero, quando è amato, «è considerato di grande valore»,[168] e questo differenzia l’autentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia, da qualunque intento di utilizzare i poveri al servizio di interessi personali o politici. Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione. Soltanto questo renderà possibile che «i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come “a casa loro”. Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno?».[169] Senza l’opzione preferenziale per i più poveri, «l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone».[170]

Dal momento che questa Esortazione è rivolta ai membri della Chiesa Cattolica, desidero affermare con dolore che la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede. L’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria.

Nessuno dovrebbe dire che si mantiene lontano dai poveri perché le sue scelte di vita comportano di prestare più attenzione ad altre incombenze. Questa è una scusa frequente negli ambienti accademici, imprenditoriali o professionali, e persino ecclesiali. Sebbene si possa dire in generale che la vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle varie realtà terrene affinché ogni attività umana sia trasformata dal Vangelo,[171] nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale: «La conversione spirituale, l’intensità dell’amore a Dio e al prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e della povertà sono richiesti a tutti».[172] Temo che anche queste parole siano solamente oggetto di qualche commento senza una vera incidenza pratica. Nonostante ciò, confido nell’apertura e nelle buone disposizioni dei cristiani, e vi chiedo di cercare comunitariamente nuove strade per accogliere questa rinnovata proposta.

Francesco, Evangelii gaudium 197-201


Post Scriptum: mi sarei risparmiato di intervenire sulla questioncina minore del libro con la prefazione della Fedeli, ma una lettrice di Breviarium mi ha scritto alcune righe da cui traspariva un sincero turbamento. Ho poi letto come un noto quotidiano italiano riportava la notizia e trovo quindi utile spiegare alcune cose, visto che i colleghi del quotidiano (che non a caso neppure hanno avuto il cuore di firmare) non hanno trovato doveroso farlo.

  • Il titolare in esclusiva dei diritti sulle parole del Papa (di tutti i Papi, da qualche tempo in qua) è la Libreria Editrice Vaticana, che viene pagata – o se non altro prova a farsi pagare – ogni volta che qualcuno divulga a mezzo stampa i discorsi del Pontefice, se questi sono in forma sostanzialmente integrale.
  • L’editore di Imparare ad imparare è Marcianum Press, nata nel 2005 dalla Fondazione Studium Generale Marcianum: oltre a esordire nell’autopresentazione con una virgola tra il primo soggetto e il primo verbo si occupa de «le verità fondamentali che riguardano l’uomo nella sua totalità, senza escludere nulla1Devono motivarsi così gli interessi etologici per l’inusitata fauna parlamentare e governativa delle ultime legislature [N.d.R.]., ed entrare così nel vivace dibattito sulle più attuali questioni della vita sociale ed economica del nostro tempo». Attualmente Marcianum Press fa parte di Edizioni Studium srl, che in nessun modo è un’emanazione (diretta o indiretta) della Santa Sede.
  • Il curatore del libro (cioè l’uomo che ha selezionato i pochi discorsi del Papa – non ho letto il libro ma vedo che si tratta di 80 paginette in tutto…) è Lucio Coco, noto traduttore, saggista e divulgatore. La scelta di un eventuale prefatore viene concordata tra il curatore e l’editore, come sa chiunque abbia bazzicato per mezza giornata il mondo dell’editoria.
  • Alla luce di ciò si capisce che il passaggio “E insomma, per una sua pubblicazione, il Papa ha scelto proprio lei, la Fedeli, la ministra senza laurea. Una scelta che sembra quasi una provocazione” può essere delle due cose solo una: o insipiente o malevola (e truffaldina).
  • Quando un editore vuole pubblicare un libro con le cose del Papa contatta la LEV, indica quali testi vuole e chiede quanti soldi deve versare sull’iban della Libreria Editrice Vaticana (la quale, ricordiamolo, pretende diritti d’autore sulle parole del Vescovo di Roma). Quando il versamento è stato ricevuto, la LEV non ha più alcun diritto di intervenire sulle scelte editoriali (ivi compresa quella di un prefatore eventualmente sgradito).
  • Infine la questione è di cassa: come si fa a vendere un libro di 80 pagine pieno di cose che chiunque, volendo, può leggersi gratis sul sito della Santa Sede? Una delle soluzioni più rapide (e sporche) è corredarlo di una prefazione a firma di qualcuno che faccia molto dolce e salato2Valeria Fedeli non può aver scritto quelle pagine per diversi motivi: 1) non sa scrivere; 2) è ministro dell’Istruzione e non ha tempo da perdere coi libri; 3) per note lacune personali non sa cosa dire quando si parla di scuola, difatti divaga sulle ultime novità della tecnologia. Certo che se invece fosse stata capace di scriverla e l’avesse scritta sarebbe stato un colpaccio: tipo Adolf Eichmann che scrive la prefazione a La banalità del male di Hannah Arendt!: nessuno si sarebbe neanche accorto di quel testo, senza il trucchetto (un motivo di più per non comprarlo3Un corollario importante è che se si vuol capire come sia andata la cosa si deve chiedere a Marcianum Press e a Lucio Coco, ma se si vogliono comprendere gli ingranaggi di certe dinamiche perverse si deve riflettere sulle pretese di copyright della LEV.).

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Note

1 Devono motivarsi così gli interessi etologici per l’inusitata fauna parlamentare e governativa delle ultime legislature [N.d.R.].
2 Valeria Fedeli non può aver scritto quelle pagine per diversi motivi: 1) non sa scrivere; 2) è ministro dell’Istruzione e non ha tempo da perdere coi libri; 3) per note lacune personali non sa cosa dire quando si parla di scuola, difatti divaga sulle ultime novità della tecnologia. Certo che se invece fosse stata capace di scriverla e l’avesse scritta sarebbe stato un colpaccio: tipo Adolf Eichmann che scrive la prefazione a La banalità del male di Hannah Arendt!
3 Un corollario importante è che se si vuol capire come sia andata la cosa si deve chiedere a Marcianum Press e a Lucio Coco, ma se si vogliono comprendere gli ingranaggi di certe dinamiche perverse si deve riflettere sulle pretese di copyright della LEV.

Comments:

4 risposte a “Il Papa pranza a San Petronio coi poveri e col Crisostomo”

  1. Non penso che la Chiesa si occupi solo ora dei poveri. Ma si lascia credere che sia così. Occuparsi dei poveri è cosa sublime, ma il punto debole di questo pontificato rimane la questione della Verità. È infatti il “mondo” è entusiasta della Chiesa ridotta a ong. Il mio caro amico giornalista di Repubblica mi ha detto: questo papa ci piace, perché finalmente non ci dice come dobbiamo vivere.

    • Luciana, non posso sapere chi sia il suo amico e comunque prendiamo le sue parole per un dato su cui riflettere. Bisogna però dire che ad essere onesti i rimandi alla verità non mancano di certo: quando il Papa parla di esame di coscienza, di peccato (anche di peccato grave!), di diavolo (lo fa spessissimo) i giornali non enfatizzano. Ma la stessa Laudato si’ esprime una proposta di vita molto ma molto esigente – l’ecologia integrale (cui Benedetto XVI accennò nella Caritas in Veritate) è enormemente più impegnativa del semplice “non usate il preservativo”. Se poi si cercano alibi, li si troverà sempre.

  2. Ho trovato considerazioni simili anche in interventi quali quelli di Monda sulla pagina facebook di G. Marconi.
    Belle ma non convincenti e con il sottinteso rivolto all’interlocutore dissenziente: quarda come sei caduto in basso…
    Vabbé, dai banchi liceali in poi, passando per i gruppi di cristiani impegnati, le questioni, quando si parla del proprium del luogo liturgico e del proprium liturgico tout court, finiscono sempre lì
    (aggravate dall’improvvido precedente della Lavanda dei piedi à la page, sancita pure in perfetto “libito fe’ licito in sua legge”).
    Con tutto il dispiacere di dissentire dall’ottimo padrone di casa, mi ritrovo meglio qui:
    http://lanuovabq.it/it/pranzo-in-basilica-i-buchi-di-tornielli
    e soprattutto qui:
    https://leonardolugaresi.wordpress.com/2017/10/03/rendere-piu-umana-leucarestia/ .

    • Il dissenso motivato e composto non è mai stato bandito, qui, e spero di non vederlo mai bandire da alcuno.
      Vorrei solo osservare, visto che fa i nomi di G. Marconi e di A. Monda, che pur stimandoli entrambi in questo frangente non mi ritrovo nelle posizioni di alcuno dei due.
      In questo post, poi, protesto soprattutto l’assurdità del parlare di “profanazione”, ma non pretendo assolutamente che l’operato del Papa in San Petronio sia stato uno specchio immacolato di spirito evangelico. Per dire la verità, quest’ultima cosa neppure mi interessa. Non devo difendere le apologie di Tornielli né sponsorizzo una fantomatica “umanizzazione dell’eucaristia”. Quindi, poiché è grottesco parlare di profanazione e non ho partiti con cui schierarmi, ho raccolto qualche passo che mi era venuto in mente per la mia meditazione spirituale. «Hai visto mai – mi dicevo – tante volte tornano utili anche a qualcun altro…».

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