Cascioli (e Socci), Grillo (e Maradiaga), fate una cosa: rileggetevelo tutti – Sarah

di Giovanni Marcotullio

A me sembra che la “dittatura del rumore” – che l’ultimo libro-intervista del cardinal Robert Sarah programmaticamente e fin dal titolo avversa – stia mettendo a segno punti inquietanti, in questi giorni. Pare di assistere a una mostruosa evoluzione del “chiacchiericcio” che a suo tempo Benedetto XVI stigmatizzò: il virus colpisce naturalmente i detrattori dell’opera del Guineano, ma non risparmia quelli che se ne sono improvvidamente proclamati difensori. Rendendogli il servigio peggiore.

Il casus belli

Il fatto è che

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Fotogramma da Il grande silenzio, di Philip Gröning (2005), docu-film sulla grande Certosa

il Papa Emerito Benedetto XVI ha voluto impreziosire La force du silence con una sua postfazione, che anche noi di Breviarium abbiamo voluto riportare: c’è sempre da imparare, da un maestro di pensiero e di vita ecclesiastica come il Papa Emerito. L’anteprima era stata data in inglese da First Things, e il direttore de La nuova Bussola Quotidiana ha ritenuto opportuno commentarla con un editoriale a tinte forti: “Clamoroso: Benedetto XVI in campo per sostenere il cardinale Sarah”. Questo il passaggio centrale:

E alla fine della lettera si dice grato a papa Francesco per «aver nominato un tale maestro spirituale a capo della congregazione per la celebrazione della liturgia nella Chiesa». È una nota che sa più di blindatura che di vera gratitudine. Non è un mistero infatti che nel corso dell’ultimo anno il cardinal Sarah è stato via via esautorato di fatto, prima con la nomina dei membri della Congregazione che ha avuto l’esito di circondare Sarah di personaggi progressisti apertamente ostili alla “riforma della riforma” invocata da Benedetto XVI e che il cardinale guineano tentava di realizzare (clicca qui). Poi l’aperta sconfessione da parte del Papa a proposito della posizione degli altari (clicca qui e qui); quindi la nuova traduzione dei testi liturgici che sarebbe allo studio di una commissione creata a insaputa e contro il cardinale Sarah (clicca qui); infine le mosse per studiare una messa “ecumenica” bypassando la Congregazione stessa (clicca qui).

[…]

Questo intervento di Benedetto XVI, che cerca di blindare il cardinale Sarah e rimetterlo effettivamente a capo della Congregazione per la liturgia, è senza precedenti. E seppure la forma è quella di un “innocuo” commento a un libro, a nessuno può sfuggire il significato ecclesiale di tale mossa, che indica la preoccupazione del Papa emerito per quanto sta avvenendo nel cuore della Chiesa.

Immediatamente, l’editoriale di Cascioli è rimbalzato su migliaia di pagine social, a cominciare naturalmente da quelle di influencer ormai tristemente noti per la loro ostilità al Santo Padre.

Non sarà superfluo annotare come tra i commentatori e gli entusiasti sostenitori di simili letture non pochi siano ormai quasi apertamente sedevacantisti. O considerino Benedetto XVI il Papa regnante. Contro le sue stesse parole (ribadite anche in esplicita critica alle “assurde speculazioni” di Socci & Co.).

Un’obiezione per i dannosi partigiani di Sarah…

A costoro va rivolta solo un’obiezione: ammettendo che buona parte degli elementi da loro esposti (non per tutti si dispone di uguale affidabilità nelle fonti…) siano effettivamente consistenti, davvero si può reputare utile alla “causa di Sarah” l’indicarlo come uno sfiduciato dal Papa? Evidentemente editoriali come questo di Cascioli non si candidano al mero compito giornalistico di informare dei fatti, perché non tutti i fatti esposti constano con uguale chiarezza, ma tutti convergono senza dubbio nell’esposizione di un presunto complotto per mettere alle strette l’ottimo cardinal Sarah. Dunque la domanda è questa: poiché di mossa politico-ecclesiale si tratta, anche in scritti come questo, non sarebbe scelta più avveduta quella di collaborare alla “blindatura larvata”, se davvero ve n’è una, invece di denunciarla? Se davvero Benedetto XVI ha scelto di spendere qualche ultimo credito nell’esercizio del suo papato emerito, non lo si aiuterà più reggendogli il gioco che scoprendoglielo?

…e una per i suoi livorosi detrattori

D’altro canto i detrattori del cardinal Sarah non sembrano meno imprudenti e sconsiderati dei suoi sostenitori: ieri Andrea Grillo – che purtroppo ho già recentemente criticato (ricevendo dallo Stesso una sostanziale ammissione di inabilità a fornire i dati richiesti nelle critiche) – ha brutalmente attaccato il Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti. Dopo una speciosa esposizione di precedenti subdolamente volta a inficiare nel lettore l’autorevolezza (e forse la lucidità?) di Benedetto XVI, Grillo prosegue con una “sintesi” dalla quale Robert Sarah e Benedetto XVI emergono come due macchiette sconclusionate:

  • Sarah ha mostrato, da anni, una sostanziale inadeguatezza e incompetenza in ambito liturgico. Le sue teorie strampalate e le sue rigidità impediscono all’ufficio della Congregazione di svolgere il suo lavoro ordinario.
  • Sappiamo anche  che la scelta di Sarah è stata fatta, da papa Francesco, ascoltando il parere del suo predecessore. Per questo suona piuttosto strana la lode che il predecessore fa del successore su un punto su cui ha contribuito a determinare questo “fallimento”.
  • Contemporaneamente, la affermazione che “la liturgia è in buone mani” appare, chiaramente, come una autodifesa del Vescovo emerito rispetto all’esito preoccupante di questa scelta.
  • Forse, a tutto ciò, si deve aggiungere che la mossa appare tanto più grave se, nel frattempo, si sta preparando un inevitabile e salutare avvicendamento all’incarico di Prefetto. Una sorta di “difesa in extremis” di un Prefetto ormai esautorato.

Ora va bene tutto:

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Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B. presiede la Santa Messa nella cattedrale parigina di Notre Dame (sabato 23 maggio 2015)

Grillo è un liturgista strutturato e sicuramente saprà argomentare queste (gravi) affermazioni. Certo è che non lo fa qui. Francamente ignoro se lo abbia fatto (e dove, evidentemente), ma quello che mi sembra inammissibile è la sua pretesa di spiegare al primo Papa emerito che nella storia della Chiesa sceglie in piena libertà le dimissioni come si debba strutturare l’istituto del Papato emerito, e come esso vada vissuto. Ecco, leggo affermazioni così:

[…] la interferenza che un intervento di questo tipo esercita sul libero esercizio della autorità del successore costituisce una interferenza grave e una alterazione degli equilibri ecclesiali. La scelta di discrezione e di umiltà, del tutto necessaria a chi esercita una “rinuncia all’esercizio del ministero” sembra in tal modo profondamente incrinata.

E mi dico che Grillo deve aver scordato anche le considerazioni di Francesco sul fatto che questo istituto va definendosi sotto i nostri occhi:

Cosa succederà con i Papi emeriti? Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione, ha aperto una porta, quella dei Papi emeriti. La porta è aperta. Ce ne saranno altri o no? Dio solo lo sa. Io credo che un vescovo di Roma se sente che le forze vanno giù deve farsi le stesse domande che si è fatto Benedetto.

In altre parole, sarà proprio Benedetto XVI a mostrarci che cosa un Papa emerito possa fare e cosa gli sia invece sconveniente.

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Il Papa – Francesco – e il Papa Emerito – Benedetto XVI (con loro il Prefetto della Casa pontificia, mons. Georg Gänswein)

Peraltro mi pare temerario anche sospettare che ogni intervento pubblico del Papa emerito non sia concertato di comune accordo con il Papa regnante: al mio modo di vedere, i due sono di temperamento umano e di calibro spirituale tali da convergere spontaneamente l’uno verso l’altro nel delicato lavorio di calibrare e testare gli àmbiti di competenza e di legittima attività dei “due Papi”. Pretendere di spiegare a Benedetto XVI che niente più gli compete mi ricorda il precedente di Bonifacio VIII. Certo non il distintivo più lucido, per chi come Grillo si presenti come ermeneuta della Chiesa “trasparente e rinnovata”. Va benissimo che la dialettica della vita ecclesiale lo veda coinvolto in maniera critica, specialmente nell’ambito liturgico, che è il suo proprio, ma si ricordi che con certe prese di posizione la sua carriera accademica ha da perdere, in futuro, non meno di quanto abbia quella ecclesiastica di mons. Georg Gänswein: qualche malevolo avrebbe le sue ragioni, se un giorno volesse accusare anche lui – come egli stesso ha fatto nei confronti del Prefetto della Casa Pontificia – di essere “un visionario interessato”. Coi suoi sogni e i suoi miraggî.

Parole grosse nell’“afflato collegiale”

Un altro momento di incredibile rumore, in questi giorni, si è avuto con le dichiarazioni del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, rilasciate al Faro di Roma riguardo al proprio confratello statunitense Raymond Burke:

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I Signori Cardinali Raymond Burke e Oscar Maradiaga

Quel cardinale che sostiene questo è un uomo deluso, in quanto voleva il potere e lo ha perso. Credeva di essere la massima autorità degli Stati Uniti. Come diceva santa Teresina: «Io preferisco essere piccola perché se mi capita di inciampare, di cadere, allora non sarà così grande il colpo; ma quelli che sono più in alto cadendo fanno rumore e si fanno molto male». Lui non è il magistero: il Santo Padre è il magistero, ed è lui che insegna a tutta la Chiesa. L’altro dice solo il suo pensiero, non merita ulteriori commenti. Sono le parole di un povero uomo.

Un colpo così ruvido appare certamente indegno di un uomo che ricopre una carica tanto importante e tanto in vista, nella Chiesa, come è quella di coordinatore del “C9”, il consiglio cardinalizio che Papa Francesco ha voluto e costituito per essere affiancato nella riforma della Curia Romana. Esso appare pure inutilmente crudele nel momento in cui al contrario il prestigio ecclesiale di Burke è praticamente azzerato. Parce sepulto, Maradiaga. E riferisca a sé stesso, prima e oltre che agli altri, le sapienti parole con cui conclude l’intervista:

Queste cordate della destra cattolica sono persone che cercano potere e non cercano la verità, e la verità è una soltanto. Se dicono di trovare qualche eresia, tra virgolette, nelle parole di Francesco, si sbagliano di grosso, perché essi pensano soltanto come uomini e non come il Signore vuole. Io penso – prosegue il porporato – che una qualità di noi cardinali deve essere la lealtà, e che se anche non tutti la pensiamo allo stesso modo, dobbiamo però essere leali a Pietro e, nel caso del C9, essere consiglieri schietti del Santo Padre; se io ho qualche dissenso, lo comunico direttamente a lui. Che senso ha pubblicare scritti contro il Papa, che non danneggiano lui, ma danneggiano la gente semplice? Una destra chiusa su alcuni temi che cosa fa? Niente! Allontana la gente, e la gente semplice è con il Papa, questo è evidentissimo. Questo, io lo vedo dappertutto. La gente semplice è con il Papa. Quelli che invece sono orgogliosi, superbi, credono di avere un intelletto superiore… poveretti! Anche la superbia è una povertà… Il guaio più grande, però, ribadisco, è il disorientamento che si crea nelle persone quando leggono delle affermazioni di vescovi e cardinali contro il Santo Padre.

Spunti di riflessione ecclesiale

Personalmente, ritengo che fosse pieno diritto dei cardinali dei Dubia esporre le loro (sensate) perplessità al Santo Padre; le mie certezze si affievoliscono circa l’opportunità di rendere pubblico quel testo; sono infine totalmente in disaccordo con la pretesa che il Romano Pontefice debba una risposta a chicchessia. Anche il silenzio è una risposta. Enigmatica certamente, ma – come il bellissimo libro di Sarah ricorda – Dio stesso parla spesso aprendo strade nelle coscienze a colpi di silenzio.

Ciò detto – e ribadendo pure che Burke ha fatto un’affermazione inconcepibile e irricevibile quando ha definito “non magisteriale” l’esortazione apostolica postsinodale Amoris lætitia – Maradiaga sa bene che ci sono “cordate di destra”, nella Chiesa, ma pure “cordate di sinistra”. Verità tristissima, perché il Vangelo di Cristo sovrasta certe misere dialettiche «quanto il cielo sovrasta la terra», ma grazie a Dio non siamo pochi a non rassegnarci a certe tifoserie, che non sono stupide solo quando sono interessate…

Ci sono, dunque, cordate eversive che (forse in buona fede) vorrebbero neutralizzare certi punti nevralgici della vita ecclesiale: alcuni non concorderanno con la lezione di Benedetto XVI e del cardinal Sarah, ma tutti sono perfettamente consapevoli di che roccaforte decisiva sia la questione liturgica.

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Andrea Grillo durante una conferenza su Amoris lætitia a Fossano (8 giugno 2016)

E su almeno un paio di fatti Grillo e i suoi accoliti dovrebbero riflettere, giacché sono sintomo evidente della linea liturgica del pontificato di Papa Francesco:

  • la richiesta di cestinare il motu proprio Summorum pontificum (sul quale ho anche le mie personali ma rispettosissime perplessità) è stata rispedita al mittente, e pubblicamente, da Papa Francesco nei primi tempi del suo pontificato, quando a certi imprudenti membri della conferenza episcopale pugliese in visita ad limina il Sommo Pontefice rispondeva evangelicamente: «Nella Chiesa c’è posto per cose antiche e cose nuove»;
  • malgrado le note pressioni per scalzare monsignor Guido Marini dall’ufficio di Maestro delle Cerimonie del Santo Padre, il sacerdote genovese è tuttora al suo posto – e anche lui ha più volte fatto propria quella risposta di Papa Francesco che menzionavo poc’anzi.

Noi siamo leali al Santo Padre, secondo le indicazioni di Maradiaga (che modestamente e con rispetto filiale invitiamo a scusarsi per la brutalità con cui ha aggredito il confratello); noi non ci lasciamo «intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti», come Benedetto XVI; noi siamo «un po’ scemi e un po’ furbi», come Francesco. Noi crediamo che le cordate si vincano appunto non cedendo alle logiche di partito. Avrei preferito che tutto questo accadesse in armonioso silenzio, ma visto che oggi siamo nello strepito di un turpe mercatum – e per quel nulla che conta la mia opinione –, lo dico pubblicamente: che Benedetto XVI abbia inteso o meno operare una blindatura, di certo una blindatura è quella che noi dobbiamo opporre a tutte le spinte eversive. Blindiamo Francesco a Benedetto XVI, quest’ultimo al cardinale Sarah e i due insieme al Santo Padre.

E ci si guardi bene, tutti, dall’appiccare il nome di Sarah sul gonfalone di tendenze reazionarie (un conservatore non è mai uno stupido reazionario): Iddio non voglia che per le nostre chiassose logomachie compromettiamo i destini di un vir desideriorum.

Dice bene Benedetto XVI (che certamente avrà discusso con Francesco l’opportunità della postfazione a Sarah): tutti, ma proprio tutti, avevamo veramente bisogno de La force du silence.


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La grande Certosa

Più siamo rivestiti di gloria e di onori, più siamo elevati in dignità, più siamo investiti di responsabilità pubbliche, di prestigio e di cariche temporali – come laici, preti o vescovi – più abbiamo bisogno di progredire in umiltà, di coltivare con cura la dimensione sacra della nostra vita interiore, cercando costantemente di vedere il volto di Dio nella preghiera, nell’orazione, nella contemplazione e nell’ascesi. Può accadere che un prete buono e pio, una volta elevato alla dignità episcopale, cada rapidamente nella mediocrità e nell’affanno di riuscire negli affari mondani. Soverchiato dal peso delle funzioni di cui è investito, agitato dall’ansia di apparire, preoccupato del proprio potere, della propria autorità e delle necessità materiali della propria carica, progressivamente gli si accorcia il respiro interiore. Manifesta nel proprio essere e nelle proprie opere una volontà di promozione, un desiderio di prestigio e un degrado spirituale. Diventa nocivo a sé stesso e al gregge di cui lo Spirito Santo l’ha stabilito guardiano per pascere la Chiesa di Dio, che Egli si è acquistata col sangue del proprio Figlio.

Robert card. Sarah, La force du silence, 39-40

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