Scientology: domande a gnostici e catari rei confessi

di Giovanni Marcotullio

Volentieri ho accolto la richiesta del dottor Luigi Brambani, il quale mi mandava una replica all’articolo di Lucia Scozzoli che – prendendo le mosse dalla grave decisione della Russia di bandire i Testimoni di Geova dal loro territorio nazionale – si diffondeva nel criticare alcune istituzioni religiose o sedicenti tali per via di certe loro opacità amministrative.

Giustamente ricordava il dottor Brambani che le opacità amministrative, di per sé, non sono un argomento teologico, e neppure dicono la malvagità della sola istituzione: bisogna vedere a che livello, quanto pervasivamente e con che frequenza avvengono gli atti di malversazione, per parlare di malizia intrinseca e complessiva della struttura. Nel qual caso, si capisce, staremmo parlando di un’associazione a delinquere smaltata di religiosità. Stabilire tutto ciò è compito dello Stato, come si vede dai procedimenti avviati contro Scientology in alcuni Paesi del mondo, secondo quanto è stato riportato nei post sopra ricordati.

È già intervenuta Claudia Cirami, delicata firma di Breviarium, per ricordare l’insidia del voler prescindere dalla consapevolezza del peccato originale (realtà anche piuttosto evidente, invero); con penna più informata della mia interverrà Emiliano Fumaneri producendo un contrappunto sociologico e storico quanto alle opacità di cui sopra e alle tecniche comunicative messe in atto da realtà come Scientology. Quanto a me, visto che le mie competenze – se ne ho qualcuna – riguardano l’àmbito più schiettamente teologico, e senz’altro sapere che i quattro punti in cui il dottor Brambani ha ricapitolato, «in estrema sintesi, il complesso dottrinario di Scientology», vorrei porre alcune domande agli aderenti:

  • visto che professate uno smaccato dualismo antropologico, e che a quanto dite subordinate dichiaratamente il corpo all’anima, quale tipo di etica proponete per i bisogni fisiologici dell’uomo?
  • più nel dettaglio, che lettura proponete di quelli che vengono comunemente definiti “eccessi” del comportamento umano rispetto al cibo e al sesso? Non parlo solo di anoressia e bulimia, ma di ingordigia, appetiti compulsivi, masturbazione, stupro, feticismo ecc…?
  • quest’uomo di cui parlate, «la cui esistenza si estende oltre l’arco di una singola vita», da dove viene? E dove va? Ha qualcosa da fare? Qualcosa da sperare?
  • che differenza c’è tra chi aderisce a Scientology e chi non aderisce? Quali destini attendono gli uni e gli altri?

Mi fermo a quattro, senza porre più domande di quanti punti sintetici mi sono stati offerti. Naturalmente ognuna delle questioni poste porta con sé implicazioni e retropensieri, ma preferisco parlare di cose evidenti e concrete, prima e più che di grandi concetti: certo che le evidenti parentele tra voi e gli gnostici/catari (a cui pure fate disinvolti riferimenti) lasciano pensare, ma ho studiato abbastanza da sapere che tutto il cristianesimo ha un forte debito di riconoscenza con la gnosi.

p1100680.jpgSolo non riesco a chiamare “chiese” le sette gnostiche. E così riconoscere a voi il nome di “chiesa” – quando neanche alle comunità ecclesiali fuori dall’ortodossia e dalla comunione cattolica lo lascio – è cosa che supera le mie forze. Perdonatemi. Vi lascio però una meravigliosa pagina di Tertulliano, tratta da quello che forse è il terzo scritto cristiano in lingua latina. Correva l’anno 200 dopo Cristo, all’incirca. Non tutto, ma molto doveva essere ancora scoperto, nella dottrina cristiana: non si aveva una dottrina trinitaria, né una dottrina cristologica, né una chiara ecclesiologia. Tutto era embrionale: c’era già tutto, sì, ma si vedeva ancora pochissimo. Tertulliano, pochi anni dopo la sua conversione, posava sull’evento cristiano un occhio chiaroveggente: pare secoli avanti a tutti gli altri, sembra leggere invisibilmente negli atti dei concilî a venire e trascrivere nelle sue nerborute pagine. Un uomo così volevamo detestarlo con tutte le nostre forze, e con tutte le nostre forze siamo costretti ad amarlo. Nel De præscriptione hæreticorum spiega perché gli eretici non hanno diritto a disputare coi cristiani sulle sacre scritture. Né tantomeno ad arrogarsi il nome di “chiesa”. In questa pagina memorabile, tratta dall’Ufficio delle letture di oggi, l’Africano lo spiega.

Dopo mi chiedono: «Perché l’hai chiamato “Breviarium”, il tuo blog?»

Ecco perché.


di Quinto Settimio Florente Tertulliano
(dal De præscriptione hæreticorum 20, 1-9; 21, 3; 22, 8-10; CCL 1, 201-204)

Cristo Gesù, Signore nostro, per tutto il tempo che visse sulla terra manifestò chi egli era, chi era stato, qual era la volontà del Padre, che cosa l’uomo dovesse fare. Questa rivelazione la fece apertamente al popolo e separatamente ai discepoli, fra i quali scelse i Dodici, come partecipi del suo magistero universale.

Perciò, escluso uno di loro, sul punto di ritornare al Padre, dopo la risurrezione, ordinò agli altri Undici di andare e di ammaestrare le nazioni, battezzandole nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo.

Gli apostoli, il cui nome significa “mandati”, sorteggiarono come dodicesimo del loro gruppo Mattia al posto di Giuda, e ciò in ossequio all’autorità profetica del salmo di Davide. Avendo ricevuto, secondo la promessa, lo Spirito Santo che doveva renderli capaci di fare i miracoli e di predicare, testimoniarono la fede in Gesù Cristo prima in Giudea e poi in tutto il mondo istituendo ovunque chiese particolari. Ovunque fecero risuonare il medesimo insegnamento e annunziarono la medesima fede.

Così fondarono chiese in ogni città. Da queste ricevettero la linfa della fede e i segni della dottrina tutte le altre chiese e tutte le altre popolazioni che tendono a divenire chiese. Tutte queste chiese venivano considerate apostoliche come figlie delle chiese degli apostoli.

È necessario che ogni cosa risalga alle sue origini. Perciò tra tante e tanto grandi chiese, unica è la prima fondata dagli apostoli e dalla quale derivano tutte le altre. Così tutte sono prime e tutte apostoliche, perché tutte sono una. La comunione di pace, la fraternità che le caratterizza, la vicendevole disponibilità dimostrano la loro unità. Titolo di queste prerogative è la medesima tradizione e il medesimo sacro legame.

Che cosa poi gli apostoli abbiano predicato, cioè che cosa Cristo abbia loro rivelato, non può essere altrimenti provato che per mezzo delle chiese stesse che gli apostoli hanno fondato, e alle quali hanno predicato sia a viva voce, sia in seguito per mezzo di lettere.

Un giorno il Signore aveva detto apertamente: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso»; aveva tuttavia soggiunto: «Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16, 12-13). Dimostrò con questo che essi non ignoravano nulla. Essi avevano la promessa di ricevere “tutta la verità” per mezzo dello Spirito di verità. La promessa fu mantenuta, come provano gli Atti degli Apostoli quando narrano la discesa dello Spirito Santo.

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