“Sprazzi di vita”: le Confessioni prolife di Blanche Streb

Peut-être que les yeux bien lavés par les larmes contemplent un peu mieux la vie.

Blanche Streb, Éclats de vie, Paris 2019, 278

Forse gli occhi ben lavati dalle lacrime contemplano un poco meglio la vita.

Tra due giorni sarà il compleanno di mio figlio Davide, il primo compleanno del mio terzogenito: ne ho già visti due, di “primi compleanni”, e per qualche aspetto c’è della routine… La festa, gli inviti, i regali… Quello a cui è però impossibile abituarsi è il ricordo della nascita, che torna sí a tutti i compleanni dei figli, ma difficilmente nitido come al primo.

Un anno fa nasceva Davide Giuseppe Maria

Nel caso di Davide, poi, diverse cose – molte delle quali è giusto e bello tacere qui – ci hanno tenuti con il fiato sospeso: basti ricordare che si era ancora in piena pandemia, e che per questo motivo neanche avevo potuto assistere alle ecografie di monitoraggio; in un certo senso, credevo a quella gravidanza per il pancione di mia moglie e per i calcetti del nascituro, ma soffrivo abbastanza l’impossibilità di avere riscontri esterni, cose che facessero parte del “mondo” in senso piú lato rispetto a casa mia.

Eppure era stata una gravidanza perfettamente fisiologica, a parte qualche attenzione specifica da avere (ma quale gravidanza non ne ha?): c’era sí quella pancia che non scendeva e delle ragioni per cui bisognava assolutamente sperare che il piccolo trovasse da sé la via d’uscita dal grembo… Si era poi alla vigilia del 13 maggio, e qui a Nettuno erano in corso le feste mariane, per cui mia moglie e io siamo andati a chiedere questa “piccola”-grande grazia all’intercessione della Madonna. Poi la sera stessa sono arrivate le contrazioni, e con un tempismo che neanche sul set di un grande film; quindi il viaggio verso l’ospedale, spedito e tranquillo (quei vantaggi marginali della pandemia), il travaglio dei corpi e quello delle anime, e le luci di Davide1Il cui nome completo è, non a caso, “Davide Giuseppe Maria”. che si schiudevano su quelle (le prime) della festa di Nostra Signora di Fatima (nonché giovedí dell’Ascensione del Signore!). Quindi la gratitudine, una ricca colazione per mia moglie, gli esami di controllo per Davide, la gioia di nonni, zii e parenti, i messaggi degli amici…

Quattro mesi di ritardo per un libro che invece va via come un sorso d’acqua in una gola riarsa: faccio pubblica ammenda

Un salmo di lode su una litania di guaj

Ricordi tutti che si compongono in un’armonia sulla quale intonare un salmo di lode e/o di ringraziamento è la cosa piú naturale al mondo. Questa notte ho invece finito di leggere Éclats de vie, che l’autrice Blanche Streb ha avuto mesi fa la bontà di farmi recapitare2Colgo l’occasione per chiedere scusa coram populo per il ritardo: se c’era però un modo di dare senso al ritardo, probabilmente lo si è colto leggendo il libro in concomitanza di questa vigilia.: in 280 pagine l’autrice raccoglie i ricordi delle sue gravidanze, funestate da banali ma gravi (nonché reiterati) errori medici.

Lí le ecografie venivano fatte per controllare la vitalità dei feti, anzi in qualche caso le si evitava per non innescare parti prematuri (e si scopre quanto è sfumato – eppure decisivo – il confine tra parto prematuro e aborto tardivo…); i parenti e gli amici venivano massicciamente coinvolti per chiedere preghiere, e il tempo che passava era raggranellato in ore, minuti e secondi guadagnati alla vita e sottratti alla morte (…o no), talvolta a prezzo di trattamenti sanitarî estremi (sapete cos’è il Trendelenburg? E il Tractocyl?). Eppure gli Éclats de vie di Blanche Streb sono una vera confessione, di stampo agostiniano, nel senso che alternano il piú nudo diario dell’anima con l’appassionato dialogo mistico: sono scritti come testimonianza per gli uomini, ma parlando a Dio, e viceversa come testimonianza a Dio, ma parlando agli uomini.

Una fede inevitabile e che interroga

A margine di un funerale di una delle “sue” creature – evento descritto come totalmente innaturale, come cosa per cui neppure esiste un nome –, Blanche Streb scrive della fede, ma non come di cosa messa a repentaglio o in discussione, bensí come di fatto trasmesso mediante la condivisione comunitaria. Perfino oltre i confini ecclesiali.

– E tu come stai?

Racconto. Gli alti, i bassi. Le lacrime e la speranza. Un passo avanti all’altro. Un giorno dopo l’altro.

– Il bello è che non perdi la fede!

Lei, che non ha la fede, non esita a interrogarmi sulla mia. Dopo i funerali mi aveva già scritto una bella mail:

«Sono stata profondamente toccata dalla cerimonia di Marie, è stata molto intima, c’era una vera comunione tra tutti, i canti mi hanno commossa tanto. Dopo, ho fatto molta fatica nel ritrovarmi di nuovo nel tumulto della vita, in mezzo alla folla.

La vostra fede è cosí forte… mi dà forza per la mia vita». |

Avrei dunque potuto perdere la fede, tra questi lutti? Si sarebbe potuta vaporizzare nell’incomprensione? Dissolversi nelle lacrime?

Alcuni vivono la duplice pena di attraversare una notte della fede nell’ora piú oscura della prova. Gratitudine infinita per tutti i segni visibili e invisibili, urlanti o discreti, dei quali il mio cammino è disseminato. Vengo coccolata, perché questi strappi non hanno sbrindellato la mia fede. Eppure non me la passo meglio di altri. Sento bene che Tu ci sei, rete di salvataggio alle mie cadute, scrigno delle mie vittorie: ci sei in una parola, in una mano che si posa sulla mia spalla, o in un raggio di sole che penetra da una porta socchiusa.

Blanche Streb, Éclats de vie, 143-144

“Eppure non me la passo meglio di altri”… Questa è una di quelle frasi che in questa pagina piú mi hanno rimandato al mio Agostino, specialmente a quel sermone in cui dice, fra l’altro:

Egli predice che verranno sino alla fine sopra questo mondo dolori su dolori e tu vorresti che il cristiano ne sia esente? Proprio perché è cristiano soffrirà qualcosa di più in questo mondo! Lo afferma l’Apostolo: «Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» [2Tim 3,12]. Ora tu, pastore, che cerchi i tuoi interessi e non quelli di Cristo, permetti, bontà tua, a Cristo di dire: «Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati». Ma tu per tuo conto ritieni di poter dire al fedele: «Se vivrai piamente in Cristo, avrai abbondanza di ogni cosa. E se non hai figli, ne avrai e li nutrirai tutti e nessuno di essi ti morrà». È in questo modo che tu edifichi? Bada a ciò che fai, dove poni il fondamento! Tu poni sulla sabbia colui che stai cercando di edificare. Verrà la pioggia, strariperà il fiume, soffierà il vento, si abbatteranno su questa casa, ed essa cadrà e sarà grande la sua rovina. Toglilo dalla sabbia, mettilo sulla roccia, abbia il suo fondamento in Cristo colui che vuoi far diventare cristiano. Fa’ che volga lo sguardo alle sofferenze immeritate del Cristo, che guardi a colui che, senza peccato, paga i debiti non suoi. Fa’ che creda alla Scrittura la quale dice: «Egli sferza chiunque riconosce come figlio» [Eb 12,6]. E allora o si prepari ad essere sferzato, o rinunzi ad essere accettato.

Augustinus, sermo 46,11

Per Blanche, come per Agostino, non si crede perché “conviene” – né secondo l’utilitarismo pagano né secondo quello, piú raffinato, della “scommessa” pascaliana –: si crede perché ci è necessario e naturale, come respirare, e viceversa ci è impossibile e innaturale non farlo. Anche se poi “non ce la passiamo meglio di altri”: Blanche è quella che va dalla psicanalista e già si sente male a vederla tutta in tiro mentre lei neanche si è truccata, poi scoppia a piangere dicendo che non vuole andare in depressione, poi qua e là accenna alle “sigarette fumate di nascosto sul tetto” e a due bicchierini di liquore bevuti, sotto lo sguardo perplesso di sua madre, prima di mettersi a scrivere.

Che cos’è dunque questa fede, che pure colpisce e interpella il mondo circostante? Senza dubbio e principalmente è un radicale legame con la persona di Gesú (l’ultima cosa che Blanche vede/pensa prima di addormentarsi in un’anestesia è il volto di Cristo):

L’enorme lampada rotonda viene sistemata sopra di me. La luce mi acceca. Chiudo gli occhi. Si imprime un volto. Gesú, ti amo. La mia serenità è assoluta.

Blanche Streb, Éclats de vie, 195

La “follia” di chiedere miracoli…

Ma come si fa ad essere ragionevolmente persuasi che la fede, insomma, non sia (solo) una romantica fascinazione per un personaggio storico della cui compresenza e contemporaneità si è piú o meno convinti? Dal punto di vista meramente formale, ciò potrebbe configurare anche un quadro psichiatrico patologico. La fede vive dunque solo nel cuore e nella mente dei cristiani? Blanche se lo chiede, e lo chiede anche al suo Dio, con i fatti.

Il primo caffè della giornata sta poggiato sui dossier che devo trattare. Sento una collega ridere nella stanza accanto. Amo la sua risata, sorrido mentre accendo il computer. Si apre il Vangelo del giorno, programmato sulla pagina di apertura del mio browser. Le prime parole non mi lasciano impassibile: «Chiedete e riceverete; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto…». I ricordi affluiscono alla porta del mio cuore. Los Angeles, la novena, Padre Pio.

Ma tu ce l’hai, la fede? Ce l’hai veramente la fede?

La domanda mi azzanna alla giugulare.

Sí, Risvegliata da un’iniezione di fede al centro dell’anima, copio il Vangelo in una mail e completo: «Rifaremo questa novena per domandare la grazia di avere un altro bambino, VIVO. Stavolta saremo precisi… Tra nove giorni sarò incinta e per Ognissanti sapremo». Clic, mandata. La risposta di Arnaud è immediata – sette parole che riassumono la sua fiducia in Dio e in me: «Sí, chiediamo al nostro Padre dei Cieli». Patto celeste stipulato. Rinvigorita come non mai, sicura di essere esaudita già prima | di aver domandato, mi immergo nei miei dossier, col cuore già piú leggero.

«Donde mi viene, mio Dio, questa pace che mi inonda?
Donde mi viene questa fede di cui il mio cuore sovrabbonda?»

Lamartine, Dans la solitude

Blanche Streb, Éclats de vie, 159-160

«O mamma, questa è una esaltata» – può pensare il piccolo pagano, attorno a noi e/o in noi stessi, salvo che in quest’ultimo caso riformuliamo in un piú prudente (ma non meno miscredente) “Questa è una che tenta il Signore!”. E forse in qualche istante di tentennamento, dopo l’“iniezione di fede”, l’ha pensato anche Blanche:

Ognissanti. Il weekend è grigio, o piuttosto nero e bianco.

Non farò il test di gravidanza. A che serve? A piangere ancora? A desolarmi un altro po’? Chi sono io per esigere dal Cielo un bambino? Chiedete il programma “una novena – una gravidanza”: lo passano gli Streb! […]

Martedì. Ritorno in ufficio. Cerco di lavorare. Penso e poi dimentico. Nella mia testa corre e corre, il criceto. |

Ma insomma la fede ce l’hai o no? Di che hai paura? Vuoi restare cosí a triturarti il cervello?

Lascio di corsa l’ufficio.

Torno tra dieci minuti.

Direzione farmacia, per comprare un test di gravidanza.

Di ritorno al lavoro, mi chiudo in bagno. Scarto il foglio illustrativo. Da che parte è che si utilizza? Pipí. Aspettare. Tic-tac. Non oso guardare.

Sí, ma se aspetto troppo poi non si vede piú il risultato? No, ma non posso guardare: mi fa troppo male realizzare… come posso infliggermi questo?

Tic-tac. Batticuore. Tempie che pulsano. Apro gli occhi. Due linee rosse. Test positivo. TEST POSITIVO. Chiudo gli occhi. Li apro di nuovo. Sempre positivo.

Pausa di riflessione. Realizzando dolcemente quel che è successo, cado in ginocchio. Il Cielo si squarcia. Tu hai avuto pietà di me. Chi sono, dunque, perché Tu ti interessi a me, perché Tu mi ami cosí?

Ivi, 162-163 passim

Si potrà pensare quel che si vuole, come è giusto che sia – la “grammatica dell’assenso”, direbbe Newman, funziona col “senso illativo”, non per via di induzioni o di deduzioni –, ma questi sono fatti. Davanti ai quali la lettura di Blanche non è (piú) il wishful thinking di “una a cui piace tanto Gesú”. Essa diventa invece un’ipotesi, ragionevole perfino, che costituisce una delle principali ragioni della scrittura di questo libro.

…e la “stoltezza” di accettare che non avvengano (sempre)

Ma scusate: questo meraviglioso Gesú che ama tanto Blanche da darle figli on demand non faceva prima a sanare a monte gli effetti degli errori medici da lei subiti? E se lui ascolta tanto le preghiere di lei, perché poi le si richiedono sacrificî immani (e non sempre sufficienti) per condurre in porto le gestazioni? Se hanno torto quanti lo tacciano di impotenza o di indifferenza, avranno ragione quanti lo accusano di sadismo?

Non è questo il Dio di cui parla Blanche, quello che lei conosce e che rende la sua vita – tribolata eppure incrollabile nella fede, nella speranza e nella carità – una mistica liturgia:

La vita e la morte si affrontano e il mio cuore ne è l’impotente campo di battaglia.

Ivi, 242

E anche qui, che significa in concreto questa parafrasi epicheggiante di formule eucologiche ben scelte? Blanche ha sentito fin nelle viscere, letteralmente, la differenza tra i suoi figli e quelli degli altri, e ha visto quanto sia difficile gioire per le gioie altrui se non se ne hanno di proprie:

Mi richiede enormi risorse interiori, riuscire a gioire pienamente e senza alcun retropensiero dei progressi di un altro bambino. Quando ci riesco, sento davvero una grandissima gioia.

Ivi, 228

Io ricordo i giorni della nascita di Davide, fra trepidazioni e dolcezze, e mi prende in pieno volto il racconto di una mamma (poteva esserci un’altra Blanche) che forse in quegli stessi giorni, in quello stesso ospedale, si rallegrava di potersene tornare nel reparto di Gravidanze patologiche:

Sono sollevata di non essere mandata in Maternità, con le mamme che hanno i loro bambinoni tra le braccia, le famiglie che sfilano coi regali, le congratulazioni e le discussioni sul peso, sulla lunghezza, sul colore dei capelli…

Preferisco tornarmene tra queste quattro mura che conosco a memoria, in mezzo al personale che mi ha accompagnata per piú di un mese, in questo reparto silenzioso in cui si svolgono drammi e combattimenti. È questa la sezione a cui appartengo, io.

Ivi, 199

Non è l’orgoglio, che parla, ma il dolore, un dolore che chiede ancora e sempre di essere curato e salvato. Anche in chi crede, perché credere è questo: implorare pietà, misericordia, guarigione, salvezza. E tornare sempre a implorare, per tutti i giorni della nostra vita. «Cotidie petitores – diceva sempre il nostro Agostino –, cotidie debitores». Per uscire dall’isolamento mortale in cui il dolore tende a ricacciare il cuore umano, Blanche (come Agostino e come tutti) ha bisogno di Gesú, il quale passa anzitutto tramite la Comunità e i suoi Sacramenti. Tra questi spiccano l’Eucaristia (c’è una bella adorazione notturna che Blanche racconta) e il Battesimo (d’acqua o di desiderio – ci sono entrambi), ma ha un ruolo nient’affatto marginale anche il Matrimonio:

Perché per gli altri è cosí facile?! Il bambino emette adorabili rumorini che mi sono intollerabili. Ho voglia di urlare, di farli sparire tutti e tre.

Sgorgano finalmente le lacrime, liberando un po’ del dolore che stavo trattenendo. Arnaud vede la scena e mi propone di rallegrarmi per loro. Lo so bene, che ha ragione, ma in quel momento è troppo per me. Non ce la faccio.

Ivi, 198

E benché Arnaud venga descritto come un uomo meraviglioso, giusto, forte, responsabile, protettivo, marito e padre esemplare… Blanche non nasconde che la loro vita coniugale non è un banale idillio a senso unico, e questo fin dal viaggio di nozze in Martinique, col catamarano!

Ma che cavolo ci faccio qui? Mi fa schifo la barca!

Che idea del piffero: hai pensato a me o solo a te, preparando questo “viaggio indimenticabile”? E poi dov’è l’intimità, su questo minuscolo catamarano condiviso con altre due coppie, due single, uno skipper e una cuoca? Simpatica la cabina di due metri quadrati, con oblò di 20 cm di diametro! Il meglio però è il bagno, dove la doccia te la fai seduta sul vaso. Da incubo la prima notte, passata aggrappata alla ringhiera del ponte, con un mal di mare che pareva ci fossero tifoni tonanti. Dodici ore nel buio, gli occhi fissi su un faro nella notte, il cuore in gola.

Ivi, 138

Eppure:

Lui non è cambiato: è l’uomo che ho scelto, amato, sposato. Le prove ci saggiano e, lungi dall’imbruttire il suo animo, me ne rivelano tutto lo splendore.

Ibidem

Ci si perde e ci si ritrova insieme, perché solo insieme ci si può salvare – nella Chiesa come nel matrimonio… come nella società.

Blanche Streb, Irremplaçable, speech al TEDxEMLYON

Nel buio piú pesto, quando Charles danzava con la morte, mi dicevo che se ne fossimo usciti non mi sarei mai piú lamentata di niente, che mai piú nessuna futilità avrebbe mai messo in ombra le cose serie. Ne siamo usciti. Ho ricominciato a lamentarmi, a puntare i piedi, a sospirare sul mio fin troppo pietroso cuore, a non fare tutto il bene che vorrei fare, a non essere all’altezza dell’amore che ci è domandato, a lasciarmi afferrare dal ritmo frenetico, dai piccoli scricchiolii e dai grandi boati, dalle insonnie. Ma qualcosa di impercettibile è cambiato. Forse gli occhi ben lavati dalle lacrime contemplano un poco meglio la vita. Questa vita che sta appesa a un solo filo, questa vita che non ci appartiene, questa vita in noi, questa vita da amare e da servire.

Ivi, 278

Forse è questo il senso piú provocatorio del libro di Blanche Streb, ciò che non permette di relegarlo nella mera diaristica: Blanche è tutta abitata dal suo Redentore, che le ha fatto dono della propria Vita e l’ha condotta a fare altrettanto per i figli proprî… e quelli altrui. Se l’attivismo prolife, in Francia e in Europa (ma anche in tutto il mondo), ha un futuro – e certamente deve averne (almeno uno) –, esso non può costruirsi all’ombra di opache affiliazioni politiche, né può per contro limitarsi a mero “conferenzificio”. Una Via c’è, per “amare e servire” la vita: contemplarla nella carne e nel sangue.

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Note

Note
1 Il cui nome completo è, non a caso, “Davide Giuseppe Maria”.
2 Colgo l’occasione per chiedere scusa coram populo per il ritardo: se c’era però un modo di dare senso al ritardo, probabilmente lo si è colto leggendo il libro in concomitanza di questa vigilia.
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Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017.

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