A quarant’anni della “Familiaris consortio” di san Giovanni Paolo II

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A quarant’anni della Familiaris consortio (22 novembre 1981) il tema della “famiglia” e il suo ruolo nella società merita ancora riflessioni serie e profonde. Il Concilio Vaticano II ha indicato la famiglia come la «prima e vitale cellula della società» (Apostolicam Actuositatem, 11). Giovanni Paolo II ne enuclea i motivi:

La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e l’alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali, che sono l’anima della vita e dello sviluppo della società stessa.

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È l’esperienza di comunione e di partecipazione che caratterizza la vita della famiglia:

Le relazioni tra i membri della comunità familiare – prosegue il Santo Padre – sono ispirate e guidate dalla legge della “gratuità” che, rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda.

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Da qui, la famiglia risulta essere non solo la prima, ma anche l’insostituibile “scuola di socialità” all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore. La funzione sociale, sia nelle piccole “gratuità” che si vivono nel proprio nucleo familiare sia in quelle estese ai rapporti comunitari, diventa evidente

di fronte ad una società che rischia di essere sempre più spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e disumanizzante, con le risultanze negative di tante forme di “evasione” – come sono, ad esempio, l’alcoolismo, la droga e lo stesso terrorismo –; [per cui] la famiglia possiede e sprigiona ancora oggi energie formidabili capaci di strappare l’uomo dall’anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di profonda umanità e di inserirlo, attivamente con la sua unicità e irripetibilità nel tessuto della società.

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Del resto, l’apporto alla società non si arresta al compito imprescindibile dell’educazione, anche se trova in essa la sua prima ed insostituibile forma di espressione, ma – secondo Giovanni Paolo II –

anche in forma di intervento politico: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza. L’appello del Concilio Vaticano II a superare l’etica individualistica ha perciò valore anche per la famiglia come tale (cf. Gaudium et spes, 30).

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Non solo, però, le famiglie devono chiedere alle istituzioni l’adeguato supporto, ma anche la società, e più specificamente lo Stato, devono riconoscere che la famiglia è «una società che gode di un diritto proprio e primordiale» (Dignitatis Humanæ, 5), e quindi sono “obbligati” – precisa ancora il Papa – ad attenersi al principio di sussidiarietà. E spiega:

In forza di tale principio lo Stato non può né deve sottrarre alle famiglie quei compiti che esse possono ugualmente svolgere bene da sole o liberamente associate, ma positivamente favorire e sollecitare al massimo l’iniziativa responsabile delle famiglie. Convinte che il bene della famiglia costituisce un valore indispensabile e irrinunciabile della comunità civile, le autorità pubbliche devono fare il possibile per assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti – economici, sociali, educativi, politici, culturali – di cui hanno bisogno per far fronte in modo umano a tutte le loro responsabilità.

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In tale prospettiva anche la famiglia cristiana 

è chiamata ad offrire a tutti la testimonianza di una dedizione generosa e disinteressata ai problemi sociali, mediante la “scelta preferenziale” dei poveri e degli emarginati. Perciò essa, progredendo nella sequela del Signore mediante una speciale dilezione verso tutti i poveri, deve avere a cuore specialmente gli affamati, gli indigenti, gli anziani, gli ammalati, i drogati, i senza famiglia.

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Questi passaggi sono sintetizzati da Benedetto XVI nel suo Discorso a trent’anni dalla promulgazione della Familiaris consortio:

La famiglia fondata sul sacramento del Matrimonio – egli afferma – è attuazione particolare della Chiesa, comunità salvata e salvante, evangelizzata ed evangelizzante. Come la Chiesa, essa è chiamata ad accogliere, irradiare e manifestare nel mondo l’amore e la presenza di Cristo. L’accoglienza e la trasmissione dell’amore divino si attuano nella dedizione reciproca dei coniugi, nella procreazione generosa e responsabile, nella cura e nell’educazione dei figli, nel lavoro e nelle relazioni sociali, nell’attenzione ai bisognosi, nella partecipazione alle attività ecclesiali, nell’impegno civile. La famiglia cristiana, nella misura in cui, attraverso un cammino di conversione permanente sostenuto dalla grazia di Dio, riesce a vivere l’amore come comunione e servizio, come dono reciproco e apertura verso tutti, riflette nel mondo lo splendore di Cristo e la bellezza della Trinità divina. Sant’Agostino ha una celebre frase: “immo vero vides Trinitatem, si caritatem vides”, “Ebbene, sì, tu vedi la Trinità, se vedi la carità” (De Trinitate, VIII,8). E la famiglia è uno dei luoghi fondamentali in cui si vive e si educa all’amore, alla carità.

Benedetto XVI, Discorso alla plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia 1º dicembre 2011

Riscoprire il ruolo della famiglia, e della famiglia cristiana in particolare, di là da ogni tipo d’ideologia di segno opposto, esprime dunque la volontà di una società letteralmente “preoccupata” del suo futuro. La famiglia ne è il cardine, tenendo conto che – sono ancora parole di papa Benedetto –

nel nostro tempo, come già in epoche passate, l’eclissi di Dio, la diffusione di ideologie contrarie alla famiglia e il degrado dell’etica sessuale appaiono collegati tra loro. E come sono in relazione l’eclissi di Dio e la crisi della famiglia, così la nuova evangelizzazione è inseparabile dalla famiglia cristiana.

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Da qui, la sfida per i battezzati: innervare la società, laddove si vive, portando – a un livello personale e comunitario – quel nuovo umanesimo che coincide con l’essere sempre più conformati all’Amore che si fa Presenza. È, in fondo, l’appello di Giovanni Paolo II che – a partire dall’amore di Dio per l’uomo – ricorda l’amore che dobbiamo alla “famiglia”:

Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha affidato.

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Ed il grido di speranza del Santo Papa si rivolge ai credenti (e non solo):

Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo!

Appropinquat iam, 1

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Sacerdote ambrosiano, è docente presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. Collabora con numerose riviste ed è autore di diversi volumi, tra cui Meditazioni sul Concilio. Una lettura del Vaticano II con Benedetto XVI (2015), Spaghetti con Gesù Cristo! La «teologia» di Bud Spencer (2017), Un grande amico. Il Maritain di Piero Viotto (2018), Charles Journet: il Mistero della Chiesa (2018) e, il libro letterario, Dalle lettere di don Augusto. Come rimanere cattolici nonostante tutto (2020). Insieme a Francesco Pinna e Teresa Gornati con la Presentazione del card. Sarah, Lo Spirito Santo e la Chiesa alla luce dell’insegnamento del Concilio Vaticano II (2019).

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