Il Covid, i governi e… “un Natale maccabaico”

Ieri in Francia il Consiglio di Stato ha accolto la denuncia dei vescovi cattolici nel paese, depositata sabato scorso, ordinando al governo di modificare la misura inizialmente disposta dall’esecutivo in vista delle festività natalizie. «Messe sí – s’era detto –, ma con un tetto massimo di 30 persone». 

Un “pasticciaccio brutto” all’Eliseo…

Misura tanto sgrammaticata – sul piano del diritto costituzionale e su quello del buonsenso – da risultare irricevibile e inemendabile: 30 persone sempre e comunque (nella cappelletta di campagna e nella cattedrale cittadina, alla messa dell’alba come a quella della notte o del mattino), secondo quale criterio sanitario? Ci saranno inevitabilmente contesti in cui 30 persone raccolte costituiranno un assembramento pericoloso e altri in cui se ne potrebbero ospitare serenamente il triplo senza incorrere in rischi superiori a quelli dati da un qualunque supermercato (dove per di piú la gente non sta ferma e se ne va in giro smanacciando su tutto per poi confluire in passaggi obbligati che non possono essere efficacemente igienizzati per ogni utente). 

Il CdS ha dunque giudicato il provvedimento «un attentato grave e manifestamente illegale alla libertà di culto», su cui l’esecutivo dovrà – non senza aprire un vulnus nella legislatura e nella gestione dell’emergenza sanitaria – fare marcia indietro. 

…e i nostrani massoni da operetta

Anche in Italia si discute: qui nessuno ha parlato di tetti universali arbitrariamente stabiliti dal “Comitato tecnico-scientifico”, ma le dichiarazioni semicomiche (e neanche semiserie) del ministro Boccia hanno fatto versare troppo piú inchiostro di quanto ne meritassero. Da una parte esse ribadiscono infatti l’ovvio – e piú di qualche osservatore ha giustamente ricordato che l’anticipazione della “Messa di Mezzanotte” è praticabile senza bisogno di particolari dispense, anzi è già praticata dove opportuna –; dall’altra reiterano un’ingerenza del governo cosí sprezzante e ignorante che neppure i cittadini rei di averlo votato si meritano tanto contrappasso. 

Il 26 novembre François-Xavier Bellamy ha espresso il consueto equilibrio di giudizio scrivendo, riguardo al governo francese: 

Il tweet di Bellamy

Ho lungamente pensato che sulla gestione dell’epidemie fosse fin troppo facile criticare dall’opposizione finché non si debbano prendere le decisioni. Gli annunci di questa mattina però sono sconcertanti: un miscuglio di incompetenza, di ideologia e di ostinazione minaccia chiaramente le nostre libertà fondamentali – senza alcun interesse sanitario1Segue thread, come da embed.

Il giovane repubblicano francese non deve fronteggiare un governo tenuto in piedi per puro interesse poltronaro dagli ex rottamatori (i quali hanno aggiunto ai molti difetti delle precedenti classi dirigenti un’inusitata incompetenza) e degli ex rottamandi (già pronti ad accettare puntelli insieme dai nemici di ieri e da quelli dell’altro ieri – a loro volta nemici tra loro), eppure questo duro J’Accuse sembra descrivere a meraviglia l’ideologico disprezzo che da molti mesi ormai, e su piú fronti, il governo getta sui cristiani. 

Un Natale che ricorda l’חֲנֻכָּה

Come pece bollente dall’alto delle mura, ma l’immagine non regge: mentre infatti la pandemia incalza e stritola le strutture della nostra società per come la conoscevamo fino al 2019 (e non tutto il male vien per nuocere, ché quella società era cronicamente malata), gli idioti che ci governano dissipano il fiume di soldi mutuato a debito non per sostenere famiglie e imprese, ma riversandolo in mille frivoli bonus circondati dal solito contorno di promesse fritte. E la pece bollente ricade sui cittadini che, come da sempre sono abituati a fare, si stringono per sostenersi a vicenda: ci sono i tutelati e i non tutelati, e se alcune aziende hanno almeno un piede nella fossa nell’attesa – campa, cavallo! – che arrivino i promessi soccorsi, altre arraffano i soldi che gioverebbero alle prime mettendo i dipendenti in cassa integrazione e facendoli perfino lavorare di piú. 

Tra i cittadini migliori che le nostre funestate nazioni conoscano in questa stagione buia ci sono certamente i cristiani: 

  • sostengono la cosa pubblica anche quando non ne ricevono alcun beneficio ma anzi un’aperta e irridente ostilità; 
  • pregano per il bene comune e sostengono a costo zero reti di solidarietà e sussidiarietà che allo Stato costerebbero cento volte tanto; 
  • costituiscono per chiunque voglia un contesto di umanità e di convivialità che anche a regime ridotto rende meno intollerabili le privazioni che gravano su tutti. 

Questi cittadini esemplari sono quelli a cui vengono riservate secchiate extra di pece bollente. 

Se a ogni dicembre la prossimità delle celebrazioni natalizie e dell’Hanukkah ebraica (quest’anno dal 10 al 18 dicembre) offre un (spesso disatteso) spunto di riflessione, quello di quest’anno sembra particolarmente votato a diventare “un Natale maccabaico”: l’attitudine a cui governi intemperanti e aggressivi stanno portando i cristiani, esasperandoli, assomiglia infatti allo “giusto sdegno” che animò lo zelo di Giuda Maccabeo, della sua famiglia e di quanti li seguirono, a fronte delle politiche cultuali e culturali di Antioco IV Epifane. 

C’è almeno un duplice senso della festività di חֲנֻכָּה, per quanto io riesca a cogliere: 

  1. da una parte rinsalda una fiera resistenza ai tentativi di sopraffazione culturale, radicando quanti la celebrano nella consapevolezza di essere parte di un “piccolo resto” sempre battuto ma mai vinto; 
  2. dall’altra corrobora un’attitudine spirituale a riconoscersi e riconfermarsi servi unicamente di Dio, perché il Signore ha liberato Israele (tutto Israele, l’antico e il nuovo) «per la libertà» (cf. Gal 5,13).

Quando questi due poli sono ordinati e in giusta sinergia tra loro, li circoscrive un’ellisse religiosa ed etica virtuosa; diversamente, essi possono degenerare nell’intimismo o nella pura reazione, spesso ottusamente (e non piú giustamente) orgogliosa delle proprie tradizioni, orgogliosamente (e stoltamente) esclusiva nell’elitismo autoreferenziale. Israele invece (tutto Israele, l’antico e il nuovo) è stato redento perché diventasse segno e strumento di salvezza per tutte le nazioni – i famosi gohîm.

Ma non c’è bisogno di andare a guardare in casa “altrui”: queste aberrazioni si riproducono pari pari anche in àmbito cristiano, e anzi esse stesse sono una delle concause delle prevaricazioni che subiamo. Del resto anche ai tempi di Giuda Maccabeo le politiche di Antioco IV furono possibili proprio perché a custodire “l’alleanza dei padri” fu e sarebbe stato un piccolo resto. Del sovrano seleucide gli stessi due Erode sarebbero stati epigoni (il primo tragico, il secondo farsesco), e la Stella di Gesú, quella intravista dall’antico Balaam, sarebbe sorta e tramontata (per poi risorgere) sugli orizzonti dei loro rispettivi effimeri lumi. 

Continuare a celebrare “da agnelli” l’avvento dell’Agnello di Dio

Six13, Bohemian Chanukah

Verrebbe dunque voglia di celebrare “un Natale maccabaico”, orgogliosamente ribelle alle autorità costituite e brandito a mo’ di arma politica in quella che rapidamente diventerebbe un’escalation di intolleranza e di paranoia. Non sarebbe però questo il Natale di Cristo, «Luce che splende nelle tenebre»: se le tenebre non l’hanno accolta, certamente neppure l’hanno potuta vincere (I due sensi che in Gv 1,7 può assumere il verbo παραλαμβάνω), e da sempre i suoi discepoli celebrano «l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo» (Gv 1,29) – misticamente prefigurato in Isacco –; sarebbe bello se nel presepe comparissero le statuine di Giuda Maccabeo e dei suoi fratelli, perché anche a loro Cristo è andato incontro scendendo agli inferi, e nell’eterna memoria della loro fedeltà il Verbo assunse la carne umana dal grembo della Vergine. «Admirabile commercium» che mette per sempre al sicuro la libertà dei fedeli, resi essi stessi tempio santo del Padre, che «i veri adoratori adoreranno in spirito e verità» (Gv 4,23).

Mi ha commosso infatti leggere le considerazioni del padre Grosjean, che su Instagram cosí commentava la sentenza del Consiglio di Stato: 

Gioia per i fedeli, ingiustamente privati della possibilità di praticare la loro fede. Ma tristezza per il disastro politico: la fiducia è stata sfregiata dall’incoerenza e dal disprezzo dei nostri governanti. Adesso bisognerà ripararla e tornare a tessere il legame, in un paese già talmente fratturato. Fortificati dalla celebrazione della Messa, i cattolici saranno sempre disponibili a servire il bene comune e a vegliare sui piú fragili. 

In Bohemian Chanukah, sublime “Queen adaptation2Impagabile la modestia del celebre hebrew a cappella group: riprodurre con la sola voce le innumerevoli tracce strumentali e sonore di Bohemian Rhapsody lo chiamano “adaptation”… dei Six13 il terribile distico finale di Freddy Mercury viene cosí capovolto e trasfigurato:

Know what really matters: 
thanks our G-d, our people are free.

Ed è quello che tutti i cristiani del mondo, in quest’ora difficile in cui Antioco IV ed Erode sembrano cospirare in combutta a comun danno, possono ripetersi per trovare pace. «Non eripit mortalia / qui regna dat cœlestia»: se non fosse tanto stupidamente preso dalla sua paura e dalla sua avidità, Erode capirebbe che Cristo e i cristiani sono gli alleati piú sicuri e affidabili per la costruzione di una civiltà in cui sia bello vivere. 

La verità è che, se c’è un argine possibile al natale consumistico – che corrode il paganesimo anche piú del cristianesimo! –, questo è solo il Natale cristiano, magari reintegrato di qualche elemento che il suo sostrato giudaico dovrebbe lasciargli in eredità. Non lasciamoci strumentalizzare da politicanti che vellicano i malumori della nostra umiliazione (nella migliore delle ipotesi) perché non potrebbero partecipare alla “Messa di Mezzanotte” anticipata senza veder saltare il cenone della Vigilia. La nostra storia è un’altra, e per ben altro siamo stati liberati.

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1 Segue thread, come da embed.
2 Impagabile la modestia del celebre hebrew a cappella group: riprodurre con la sola voce le innumerevoli tracce strumentali e sonore di Bohemian Rhapsody lo chiamano “adaptation”…

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