La pandemia, i cattolici e i “laici”: bigliettino a Veronesi

Caro Sandro Veronesi, ho trovato lodevole l’intenzione dell’esame di coscienza laico. Avrei diverse cose da osservare, ad esempio è vero che l’abdicazione di Benedetto XVI fu un gesto di rara chiaroveggenza nella storia, ma sarebbe da sciocchi limitare ad essa tutta la grandezza del suo pontificato.

Comunque non voglio dilungarmi su questioni importanti, sí, ma secondarie: vorrei invece dirTi un’unica cosa. Il Celentano di Azzurro era (ed è) un fervente cattolico, come pure la sua Italia in crescita e in espansione (per mezzo secolo a trazione DC): Böckenförde ha indicato ad abundantiam che l’apparente vitalità della cultura laica contemporanea assomiglia al tepore notturno del mare, il quale sempre e solo dal sole diurno proviene (e da dove sennò?).

Non è che quei preti visti in tv e sui social «sembravano depositarî dei valori necessari per superare la prova»: ovviamente lo erano, (al netto delle loro debolezze) lo sono.

Non intendo certo dire che “noi siamo meglio di voi”: sono alieno a complessi d’inferiorità, e quindi refrattario anche ad atteggiamenti revanscisti. Questo è anzi l’unico elemento di riflessione che vorrei suggerirTi: è stata la narrazione illuministica a descrivere il “revanscismo” come fenomeno cattolico, ma la verità è che furono i Lumi e la Révolution a sentirsi in dovere di sostituire a tavolino e d’emblée il calendario (laddove i cristiani avevano serenamente tenuto, e anzi riformato, il calendario giuliano); furono le esperienze totalitarie contemporanee a trovare tanto ingombrante la datazione in Anni Domini da spingersi a inventare patetiche numerazioni alternative – i cui computi non hanno mai superato il ventennio – (laddove il buon Dionigi il Piccolo stava di per sé cercando un sistema per il computo della data pasquale).

Calendario Repubblicano francese per “l’anno IV”
Busta prestampata per l’“ufficio calendario” del Partito Nazionale Fascista (“anno XVIII”)

Insomma, caro Sandro, se una differenza c’è, tra cultura cattolica e cultura laica, questa è proprio che la prima non ha mai teso a differenziarsi dalla seconda, mentre è vero il contrario. E come ci si può stupire che un ramo staccato dall’albero veda irrimediabilmente seccarsi le proprie foglie?

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