Lo chiamavano Santità

Mi ero ripromesso di non prendere parte a questa cagnara, ma stavolta Makkox si è superato e allora dico anch’io una cosa. Non però per produrre un’apologia del Papa o un attacco all’ex ministro – mi sembrerebbe, cosí facendo, di ricadere una volta di piú in quel chiacchiericcio gossipparo che su tutto sputa sentenze e che si presume immune da ogni giudizio.

Da una buona decina d’anni, ormai, vado scrivendo che la Chiesa Cattolica guadagnerebbe in salute se alzasse un poco il piede dal gas, quanto all’iperesposizione della figura del Romano Pontefice. La tendenza si è ovviamente accentuata con l’avvento di internet e del web 2.0, coi social e tutto il resto (del resto, fu Benedetto XVI a volersi su Twitter), ma mi pare di poter dire che sia in atto almeno dal pontificato di Pio XII: la guardinga diffidenza che regnava fino a cinquant’anni prima dal Vaticano nei confronti dei media cedeva il passo a un cambio di strategia – già Pio XI prendeva il toro per le corna fondando Radio Vaticana, frattanto Pacelli diventava noto come “il Cardinale Volante” e, una volta Papa, nulla avrebbe risparmiato di quanto potè per dominare i mezzi di comunicazione (chi si scorda i canestri da basket montati in Piazza San Pietro?).

Il chiacchiericcio è funzionale precisamente
a distrarre dai veri contenuti del pontificato

La storia del rapporto tra Papato e media è ricca di episodi che descrivono un rapporto di forza all’insegna del reciproco sfruttamento: il Papa vuole usare i media nella convinzione che l’affermazione del pontefice giovi all’evangelizzazione; i media vogliono sfruttare l’immagine del Santo Padre per fare soldi (quando non l’attaccano per fini ideologici piú o meno dichiarati). Il Nebenprodukt di questa storia è che il Romano Pontefice si trova “in the spotlight” 7/24, e che in quella versione contemporanea dell’idolatria comune gli si chiede molto piú che la semplice santità: da lui si pretende l’inerranza totale (che solo Cristo e la Vergine possiedono, e di cui appunto gli idoli restituiscono una contraffazione)!

“Lo chiamavano Santità”, ho letto su Twitter ieri, e mi ha fatto sorridere: magari d’ora in poi qualcuno tirerà fuori a ogni pie’ sospinto la clip della (rinunciabile) reazione stizzita di Papa Francesco, forse nel tentativo di inficiare ogni suo buon discorso, ogni suo buon esempio – non solo Sua Santità “Non è Francesco” (come vanamente argomentò Antonio Socci), ma “non c’è santità in Francesco”.

Io penso, per quanto conosco la spiritualità ignaziana, che in queste ore il Santo Padre si stia sforzando di ringraziare il buon Dio che ha permesso quest’incidente, attraverso il quale s’infrange l’idolo del Papa perfetto. Da questa delusione probabilmente qualcosa trarrà nuova e piú sostanziata forza. E chissà che lo scricchiolio della disavventura non suggerisca all’establishment della comunicazione vaticana (e cattolica) di smorzare l’enfasi sul “Bianco Padre”. In fondo citavano e parafrasavano At 10,26 Robin Hugh e Barry Alan Gibb, quando scrissero il brano pubblicato nel 1967 dai Bee Gees:

[…] In my brain
I see your face again
I know my frame of mind
You ain’t got to be so blind
And I’m blind, so, so, so blind

I’m a man
Can’t you see what I am?
I live and I breathe for you
But what good does it do
If I ain’t got you, ain’t got?

You don’t know what it’s like, baby
You don’t know what it’s likeTo love somebody
To love somebody
The way I love you
.

Bee Gees, To love somebody, 1967

PS (promemoria per i piagnoni che “mai un Papa aveva gettato tanto disdoro…” eccetera):

Er Papa tosto

Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto
de vicarj de Ddio, nun z’è mmai visto
un papa rugantino, un papa tosto, 
un papa matto, uguale a Ppapa Sisto. 

E nun zolo è dda dí cche ddassi er pisto 
a cchiunqu’omo che jj’annava accosto,
ma nnu la perdonò nneppur’a Ccristo,
e nnemmanco lo roppe d’anniscosto. 
              
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
nun pò ssuccede ppiù cche vvienghi un fusto 
d’arimette la Cchiesa in quel’incrasto. 
              
Perché nun ce pò èsse tanto presto
un antro papa che jje pijji er gusto
de méttese pe nnome Sisto Sesto.

Giuseppe Gioacchino Belli, Er Papa Tosto, 9 aprile 1834

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