Matrimonio e sottomissione nella domenica della Sacra Famiglia

Ieri abbiamo ascoltato dalla seconda lettura il brano di Colossesi (al capitolo 5) dal quale evidenzio ii due versetti incriminati:

Voi mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.

Col 5,18-19

Però mi preme riportare anche alcuni versetti di Efesini 5, più noti:

Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.

Ef 5, 21-25

Il parallelismo della coppia esser sottomessa al marito / amare la moglie è evidente e ricorre in entrambi i passi (Efesini e Colossesi presentano somiglianze di stile e non solo). Cominciamo con l’analizzare la sottomissione e il sottomettersi.

Il verbo greco hypotasso (tradotto con sottomettere) significa sottomettere (ovviamente), assoggettare, essere obbediente, ma pure essere sotto, essere implicato con. A parte la tentazione di deviare per i due ultimi significati arbitrariamente, in entrambi i passi la sottomissione della moglie al marito non è lasciata senza spiegazione. Non nel senso che è spiegato il motivo per il quale la moglie dovrebbe stare sottomessa al marito – tale motivo infatti non c’è o meglio è ovvio nella misura in cui la forma sociale del matrimonio implica la soggezione anche giuridica della donna (comunque da precisare tra le varie culture e a seconda degli strati sociali). Infatti Paolo (o uno dei suoi) riprende la forma nella quale il matrimonio si presentava, inserendo l’appello e l’esigenza cristiana per gli sposi. La sottomissione è spiegata nel senso in cui le si dà come misura un aspetto del mistero cristiano – il rapporto tra la Chiesa e Cristo, in Efesini – o addirittura il riferimento implicito alla convenienza di questa sottomissione in Cristo. Poiché oggi è la giornata dei Colossesi bisogna approfondire questo inciso, che troviamo in Colossesi 3.

Essere sottomesse «come conviene nel Signore» dà la forma e la qualità di questa sottomissione ovvero che tale esser sottomesso deve essere tale da essere degno e conforme all’essere in Cristo che è caratteristica di ogni cristiano. La portata di questo inciso è fondamentale: tanto meglio comprendiamo il significato e il senso dell’essere in Cristo tanto meglio questo appello alla sottomissione assume il suo senso autentico. Va detto perciò che tanto più la Chiesa ha approfondito il mistero di Cristo nei secoli tanto meglio si è compresa in maniera vera la forma della sottomissione richiamata. Una visione gerarchica della Chiesa, passiva del laicato e di un ministero sacerdotale come esercizio di potere e dominio non possono che portare a fraintendere questo richiamo con una sudditanza giuridica e di vita della donna all’uomo. E viceversa.

Senza volare verso spiegazioni mistico-teologico-spirituali del significato della sottomissione torniamo alla spiegazione del testo. Infatti il pericolo quando si leggono questi brani è che semplicemente si cerchi un modo di bypassarli. E dunque ricapitoliamo:

  • essere sottomessi vuol dire essere sottomessi (ovviamente, di nuovo), ma anche obbedire e stare sotto (come base ed appoggio);
  • Paolo (o discepoli) fa riferimento alla forma sociale diffusa dei rapporto uomo-donna nel matrimonio, indicando come questa forma vada vissuta, quale sia l’esigenza che Cristo chiede nel vivere il matrimonio; come nel caso della schiavitù non la abolisce, ma le dà delle norme ideali del tutto diverse;
  • misura della sottomissione è un rapporto – Cristo e la Chiesa (Efesini, ma lo tralasciamo, per ora) – e soprattutto l’essere in Cristo;
  • comprendere meglio la dignità dell’essere in Cristo, da uomo o da donna, costituisce il contesto proprio per comprendere cosa significhi questo esser sottomessi / stare sotto (peraltro a cui tutti siamo tenuti: vedere Efesini 5, 21)
  • viceversa una nuova comprensione dei rapporti tra la donna e l’uomo può arricchire la comprensione del mistero cristiano (questa conseguenza può esser ricavata da Efesini 5, non da Colossesi), perché il mistero del matrimonio è grande, «lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Efesini 5, 32).

Dunque da una parte il testo biblico offre precisamente un appello verso la realizzazione del mistero cristiano nel matrimonio ed anche un appello alla sua “umanizzazione” o meglio cristificazione. Dall’altra i rapporti un po’ complessi nel testo (e nella realtà) tra la forma del matrimonio, la dignità del cristiano e la qualità della sottomissione fanno capire quanto sia stato difficile e persino fraintendibile questo tesoro. Infatti un appello del genere svela il cuore di chi legge ovvero cosa egli intenda per essere in Cristo e la dignità del cristiano – uomo o donna che siano, in obbedienza o meno al Vangelo: «non c’è più uomo né donna, ma tutti siamo uno in Cristo Gesù» (Galati 3, 28).

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