Chiesa, non facciamoci scippare il dibattito (rigoroso e franco)

«Ayer me dio mucha pena escuchar aquí dentro un comentario burlón sobre ese señor piadoso que llevó las ofrendas con plumas en la cabeza, decime: ¿Qué diferencia hay entre llevar plumas en la cabeza y el “tricornio” que usan algunos oficiales de nuestros dicasterios?» (7 ottobre 2019).

«Tu saresti un modernista?!», mi diceva sghignazzando un mio ex docente di cristologia, il quale mi aveva chiamato al telefono per parlarmi di cose serie e incidentalmente ha commentato lo scritto contro di me comparso due giorni fa su un blog di sedicenti estimatori della lingua latina1Poi scrivono “inter alia” invece di “inter alios”, ma tanto i loro lettori non ne sanno piú di loro, quanto a latino. «Ma è come se dicessero a me – proseguiva il monsignore in questione – che strapazzo il dogma calcedonese!» (e il professore è un buon difisita assai devoto a san Leone Magno).

Inter alia” riferito a persone… Bene faceva mons. Sanna a sottoporre personalmente a esame di latino quanti nella sua diocesi invocavano il Summorum Pontificum (et illic, pariter, inventi sunt plurimi ad utendum latinum sermonem imbecilles)…

Transeat il crucifige al mio indirizzo, ma mi rattristo per lo stile da teppisti malamente laccato di ossequio e devozione col quale tale “Luigi” aizza il suo pubblico contro la Radio e contro il suo Direttore (addirittura insinuando il riferimento a un riscontro pecuniario in cambio della mia testa – dove ho già letto simili cose?).

Per la mia testa non vorrei darmi piú grattacapi di quanti se ne diede il mio santo patrono: «Illum oportet crescere, me autem minui»2Metto qualche parola in latino in piú visto che mi so esaminato da raffinati classicisti! – in tal senso accada quel che deve («Io canto quando posso come posso»). Mi rincresce invece che dal vaniloquio dei suddetti parabolani si evinca perfino che la mancanza di rispetto nei confronti degli ospiti della Tavola Rotonda di domenica sera sia arrivata al punto da misconoscere l’identità di mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino (scambiato con mons. Ciocca Vasino, nientemeno!).

Sarebbe da capire a questo punto cosa intendano questi tali per “modernismo”, visto che su codesto stesso blog si ospitano non pochi scritti anti-modernisti… [si noti poi quanto a “Luigi” piaccia l’espressione “inter alia” – e quanto lo stesso ne capisca le proprietà sintattiche]

Padre Bossi, desolato per l’accaduto, mi scriveva:

Che tristi questi attacchi. Spero che non causino problemi a lei e al suo lavoro.
Non so cosa dire, secondo me con queste persone è poco utile difendere le nostre posizioni.

E subito, ringraziandolo, gli rispondevo che difendere la giustizia è necessario sempre, molto più di quanto possa essere utile – tanto piú visto che non si tratta di difendere “le nostre posizioni” ma un’informazione corretta e completa (cosa riscontrabile nella Tavola Rotonda di domenica sera, pianificata con cura e per tempo in accordo con la Radio). La Direzione può ben ritenere prudente togliere dal proprio Archivio quella registrazione, ma grazie a un ascoltatore amico che aveva recuperato la trasmissione in differita noi possiamo offrirla qui al vostro giudizio – per dovere d’informazione, per rispetto al collega e agli ospiti intervenuti nonché per dimostrare a chiunque sia in buona fede che Radio Maria non ha dato il proprio avallo ad alcuna “trasmissione modernista”.

Dott. Fabio Colagrande, padre Dario Bossi, mons. Ambrogio Spreafico, “Il Sinodo sull’Amazzonia”

Ciò detto, vorrei tornare un’ultima volta su questa assurda polemica – che però dà bene il segno del degrado a cui certe bande di facinorosi hanno ridotto il dibattito ecclesiale – sottoscrivendo a pars destruens il bel corsivo di Maurizio Crippa pubblicato oggi su Il Foglio3È noto come la testata fondata da Giuliano Ferrara non sprizzi simpatia verso l’attuale pontificato, e ciononostante non ha problemi a conservare il lume della ragione (giacché non è doveroso avere il Papa in simpatia, neppure per i cattolici, poiché neppure il Papa ha tra i doveri del suo ufficio quello di stare simpatico alla gente)., e a pars construens la delicata testimonianza di mons. Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas, pubblicata ieri su L’Osservatore Romano.

Pars destruens

Tradizionalisti e Pachamama:
nuovi casi clinici per Freud

La furiosa ossessione per i simboli di gente che si spaccia per autorevole sebbene sia invisibile fuori dal web.

C’è questo sito popolare nel dark web tradizionalista religioso, refugium peccatorum degli assatanati da messa in latino e degli hater di chiunque osi criticare Salvini, lo spergiuro del rosario, che ha diffuso il testo di una protesta internazionale (anzi una condanna, perché costoro condannano) contro “gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il Successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma”. Ciumbia! Sono addirittura cento, si presentano come “chierici, studiosi e intellettuali cattolici”, gente spacciata per autorevole sebbene siano degli invisibili, fuori dal dark web. E fosse tutto qui. Ma gli è che gli incauti diffondono anche il testo della loro condanna, con l’elenco delle imputazioni sacrileghe, e qui vien da ridere: “Ha partecipato a un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama” (è una fake news, lui non adorava). “Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell’Apostolo Pietro” (ma profanando che cosa? E’ soltanto un giardino. E questi sarebbero quelli che accusano altri di adorare la foresta amazzonica). Altra colpa, Francesco “si è scusato” dopo che un tradizionalista particolarmente esagitato ha buttato le immagini sacre indie nel Tevere (e questo sì è un atto, se non sacrilego, irrispettoso verso un’altra religione). La loro furiosa ossessione per i simboli dovrebbe interessare Freud, più che i teologi. Per una nuova serie di casi clinici.

Pars construens

È una divinità la Pachamama?

Se la creazione è manifestazione dell’amore di Dio

Grande scalpore hanno suscitato le immagini o figure utilizzate nella cerimonia nei giardini vaticani all’inizio del sinodo panamazzonico e nella processione dalla basilica di San Pietro all’Aula sinodale, alle quali ha partecipato Papa Francesco, e poi in altre chiese di Roma. Alcuni condannano questi atti come se fossero un’idolatria, un’adorazione della “madre terra” e di altre “divinità”. Non c’è stato niente di tutto ciò. Non sono dee; non c’è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio. È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà mai. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padrenostro. Non c’è altro Dio all’infuori del nostro Padre celeste.

Anni fa, durante un incontro del Celam che ho coordinato a Cochabamba, in Bolivia, sui diversi nomi di Dio nelle culture originarie del Cono Sud, ho chiesto a un indigeno aymara se, per la sua gente, la pachamama (la madre terra) e l’inti (il padre sole) erano dei e lui mi ha risposto:

Chi non ha ricevuto l’evangelizzazione li considera dei; per noi che siamo stati evangelizzati, non sono dei, ma i doni migliori di Dio.

Risposta stupenda! Questo sono! Sono manifestazioni dell’amore di Dio, non dei.

Nella mia precedente diocesi, quando sentivo parlare con grande affetto e rispetto della “madre terra”, provavo disagio, perché mi dicevo:

Le mie uniche madri sono la mia mamma, la Vergine Maria e la Chiesa.

E quando vedevo che si prostravano per baciare la terra, provavo ancora più disagio. Ma convivendo con gli indigeni ho capito che non l’adorano come una dea, ma la vogliono valorizzare e riconoscere come una vera madre, perché è la terra a darci da mangiare, a darci l’acqua, l’aria e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere: non la considerano una dea, non la adorano, le esprimono solo il loro rispetto e pregano rendendo grazie a Dio per essa.

Lo stesso mi accadeva quando vedevo che si volgevano verso le quattro direzioni dell’universo, i punti cardinali, facevano loro un inchino, pregavano e si rivolgevano anche al sole con grande rispetto. Prima di conoscerli e di condividere la vita e la fede con loro, ero tentato di giudicarli e condannarli come idolatri; col tempo ho apprezzato il loro rispetto per questi elementi della natura che ci danno vita, e mi sono convinto che non li adorano come dei, ma come opera di Dio, come suo dono all’umanità, e così facendo educano anche i loro figli a non distruggerli, anzi a prendersene cura e a rispettarli. Non sono idolatri. Chi lo sostiene non li conosce e li giudica a distanza, da lontano e da fuori. La terra e il sole sono creature di Dio, e noi adoriamo solo Dio.

Pensare

Dice la Bibbia: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo» (Genesi 2, 7). Il mercoledì delle ceneri ce lo ricorda: «Ricordati che polvere sei e polvere ritornerai». Questa è la realtà di tutti gli esseri umani.

Nel Documento di Aparecida diamo l’appellativo “madre” alla sorella terra, seguendo l’esempio di san Francesco d’Assisi, che non era idolatra:

Con i popoli originari dell’America, diamo lode al Signore che ha creato l’universo come uno spazio per la vita e la convivenza di tutti i suoi figli e figlie, lasciandoceli come segno della sua bontà e della sua bellezza. Anche la creazione è manifestazione dell’amore provvidente di Dio; ci è stata data affinché ce ne prendiamo cura e la trasformiamo in fonte di vita degna, per tutti. Sebbene oggi si sia diffusa una cultura di maggior rispetto per la natura, percepiamo chiaramente in quanti modi l’uomo, ancora, minaccia e distrugge il suo habitat. “Sora nostra madre terra” (Cantico di frate Sole, v. 9) è la nostra casa comune e il luogo dell’alleanza di Dio con gli esseri umani e con tutta la creazione. Non prendere in considerazione le mutue relazioni e l’equilibrio che Dio stesso ha stabilito tra le cose create, costituisce un’offesa al Creatore, un attentato contro la biodiversità, e, in definitiva, contro la vita. Il discepolo missionario, al quale Dio ha donato la creazione, deve contemplarla, custodirla e utilizzarla, rispettando sempre l’ordine datole dal Creatore.

Documento di Aparecida, 125

E per dissipare ogni dubbio sull’atteggiamento del Papa, basta ricordare ciò che ha scritto nella Laudato si’:

Quando ci si rende conto del riflesso di Dio in tutto ciò che esiste, il cuore sperimenta il desiderio di adorare il Signore per tutte le sue creature e insieme ad esse, come appare nel bellissimo cantico di san Francesco d’Assisi: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature» (n. 87).

Laudato si’, 87

Le creature di questo mondo non possono essere considerate un bene senza proprietario: “Sono tue, Signore, amante della vita” (Sapienza, 11, 26). Questo induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile.

Laudato si’, 89

Questo non significa equiparare tutti gli esseri viventi e togliere all’essere umano quel valore peculiare che implica allo stesso tempo una tremenda responsabilità. E nemmeno comporta una divinizzazione della terra, che ci priverebbe della chiamata a collaborare con essa e a proteggere la sua fragilità.

Laudato si’, 90

Agire

Come dice Gesù, non dobbiamo giudicare né condannare come idolatria ciò che non lo è. Dobbiamo conoscere più a fondo le culture originarie. Ed è nostro compito condividere il Vangelo di Gesù, che ci libera da idolatrie, laddove ci fossero.

Note   [ + ]

1. Poi scrivono “inter alia” invece di “inter alios”, ma tanto i loro lettori non ne sanno piú di loro, quanto a latino
2. Metto qualche parola in latino in piú visto che mi so esaminato da raffinati classicisti!
3. È noto come la testata fondata da Giuliano Ferrara non sprizzi simpatia verso l’attuale pontificato, e ciononostante non ha problemi a conservare il lume della ragione (giacché non è doveroso avere il Papa in simpatia, neppure per i cattolici, poiché neppure il Papa ha tra i doveri del suo ufficio quello di stare simpatico alla gente).

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