Il “laboratorio ecumenico” ucraino di Francesco e Ševčuk

Il concilio di unificazione celebrato tra la Chiesa ortodossa ucraina guidata dal controverso autoproclamato patriarca di Kiev Filarete e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina che il 15 dicembre 2018 ha portato alla nascita della Chiesa ucraina autocefala ha provocato una profonda lacerazione in seno all’Ortodossia, con la rottura della comunione tra la Chiesa ortodossa russa ed il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli a seguito del riconoscimento fanariota dell’autocefalia della neo-fondata chiesa nazionale ucraina. La frattura ecclesiale così determinatasi si inscrive in uno scenario aggravato dal perdurante conflitto con la Russia, che dilania il paese dal 2014, ed ulteriormente destabilizzato dalla recente sconfitta, alla elezioni presidenziali, del presidente Poroshenko, principale sostenitore (se non promotore) della creazione di una chiesa indipendente come fondamento spirituale dell’indipendenza ucraina (e come presunto successo personale da rivendicare in campagna elettorale).

La Chiesa Cattolica, per esplicita indicazione di Papa Francesco, ha saggiamente tenuto una posizione improntata ad equilibrio ed equidistanza, instaurando relazioni amichevoli con la Chiesa autocefala, la cui nascita è stata salutata dall’arcivescovo maggiore Sviatoslav Ševčuk, primate della Chiesa greco-cattolica ucraina, come un passo positivo verso il ripristino della piena comunione tra tutte le Chiese del paese. In un’intervista rilasciata il 10 gennaio al quotidiano Glavcom, mons. Ševčuk ha dichiarato che

oggi ogni sforzo deve essere fatto non solo per superare la divisione all’interno dell’Ortodossia ucraina, ma anche fare seriamente teologia, pregare e lavorare per ripristinare l’originaria unità della Chiesa di Kyiv nei suoi rami ortodosso e cattolico. E proprio la Chiesa greco-cattolica ucraina porta la mistica memoria ecclesiale del cristianesimo indiviso del primo millennio. […] quando parliamo di una “mano tesa”, stiamo parlando di unità, cioè, pur rimanendo noi stessi, possiamo e dobbiamo cooperare in nome del bene del popolo ucraino, in nome della verità, nel nome della ricerca dell’unità universale con i cristiani, che chiamiamo movimento ecumenico.

Ed ha aggiunto che la Chiesa greco- cattolica ucraina

sta cercando un modo per ristabilire l’unità con la Chiesa di Kiev ora divisa, nata un tempo nelle acque battesimali del Dnepr, nel contesto del movimento ecumenico moderno per il ripristino dell’unità di tutte le Chiese di Cristo, il riavvicinamento delle Chiese ortodossa e cattolica.

Il primate, inoltre, ha sostenuto che

questa ricerca di unità universale tra le Chiese cattolica e ortodossa è molto dinamica in Ucraina. Non c’è da stupirsi che San Giovanni Paolo II abbia definito l’Ucraina laboratorio dell’ecumenismo. […] Il punto era che non abbiamo costruito due diversi patriarcati, ma abbiamo cercato di creare un patriarcato kievano unificato, che sia riconosciuto sia dalla Santa Sede a Roma che da Costantinopoli. Siamo consapevoli che questo tipo di unità sarà possibile quando il processo ecumenico sarà coronato a livello universale dalla restaurazione della comunione eucaristica tra Roma e Costantinopoli. Questo non è un pensiero utopico, come qualcuno lo chiama. Questo è l’obiettivo del movimento ecumenico. Questo è il compimento del comandamento di Cristo, che “tutti siano uno”.

Consapevole dell’importanza che riveste per l’Ucraina la ricerca dell’unità dei cristiani sulla base dello studio della relazione esistente tra il primato del Papa, successore di Pietro e segno visibile dell’unità della Chiesa, e la sinodalità, Ševčuk affermava di avere concordato con il patriarca della Chiesa autocefala ucraina Epifanio l’elaborazione di «una road map per verificare in quali ambiti della vita delle nostre chiese potremmo lavorare insieme».

Come riportato da Asianews, proprio nelle ultime settimane, complici la vittoria del laico ed imprevedibile ex comico Volodymyr Zelensky alle elezioni presidenziali ed il peggioramento dei rapporti tra il patriarca Epifanio e l’anziano Filarete, il quale, lamentando la scarsa attenzione del giovane metropolita nei suoi confronti e la mancata menzione del su nome come patriarca in tutte le liturgie della Chiesa autocefala, ha adombrato la possibilità di promuovere un nuovo scisma per dar vita a un patriarcato indipendente da quello guidato dal suo ex segretario e protégé, reo, agli occhi del vecchio mentore, di non coinvolgerlo nella guida della neonata Chiesa, il cammino ecumenico tra la Chiesa greco-cattolica e quella ortodossa autocefala potrebbe ricevere un ulteriore impulso. In un’intervista a Espresso.TV del 13 maggio, infatti, Epifanio, in risposta all’invito rivolto da Ševčuk a superare gli ostacoli che si frappongono alla riunificazione, si è espresso a favore di una futura possibile unione con la Chiesa greco-cattolica, ricordando che

in un incontro con Sua Beatitudine Svjatoslav, abbiamo parlato di approfondire ulteriormente la nostra collaborazione. In questa cooperazione noi svilupperemo un dialogo ed il dialogo determinerà se possiamo giungere all’unità.

In base alla sua opinione, la condizione principale per l’unificazione è il dialogo: «Con i greco-cattolici stiamo realizzando molti progetti importanti, e partecipiamo insieme a tante manifestazioni».

Alla luce di questi considerevoli sviluppi, assume un significato ancor più rilevante l’annunciato incontro convocato da Papa Francesco con l’Arcivescovo Maggiore Ševčuk, i membri del Sinodo Permanente ed i Metropoliti della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, che si svolgerà a Roma il 5 e 6 luglio prossimi. Nel comunicato della Santa Sede, datato 4 maggio, si legge che «all’incontro parteciperanno anche i Superiori dei Dicasteri della Curia Romana competenti per il Paese» e che

con questa riunione, il Santo Padre desidera dare un segno della sua vicinanza alla Chiesa Greco-Cattolica Ucraina che svolge il servizio pastorale sia in patria che in vari luoghi del mondo. L’incontro offrirà un’ulteriore occasione per approfondire l’analisi della vita e delle necessità dell’Ucraina, allo scopo di individuare i modi con cui la Chiesa Cattolica, e in particolare la Chiesa Greco-Cattolica, sempre più efficacemente può dedicarsi alla predicazione del Vangelo, contribuire al sostegno di quanti soffrono e promuovere la pace, d’intesa, per quanto è possibile, con la Chiesa cattolica di rito latino e con le altre Chiese e comunità cristiane.

L’arcivescovo Ševčuk ha salutato con gratitudine ed entusiasmo la decisione del Santo Padre, che da sempre ha a cuore la complessa situazione ucraina e che si è più volte espresso in merito alle sofferenze patite dalla popolazione del martoriato paese. Definendo l’incontro “una buona notizia per la Chiesa Greco- Cattolica Ucraina e per l’intera Ucraina” e spiegando che il summit si articolerà su tre livelli1«L’ascolto, per comprendere come il Papa possa intervenire ad aiutare una Chiesa in situazione difficile; il rafforzamento della Chiesa locale; e la necessità di garantire uno sviluppo organico della Chiesa locale»., il primate greco-cattolico ha aggiunto che

Papa Francesco vuole che tutti i nostri Metropoliti e i membri del Sinodo Permanente presentino personalmente alcune importanti questioni della vita della Chiesa in Ucraina e all’estero che, secondo il parere dei nostri vescovi, sono oggi le più importanti. In questo modo, la nostra Chiesa parteciperà all’elaborazione della visione e della strategia della Santa Sede in relazione allo stato ucraino e alla comunità ucraina mondiale. E poiché saranno presenti i dirigenti degli organi esecutivi della Curia Romana, verranno immediatamente formulati dei meccanismi delle attività in modo che possiamo rafforzare la nostra Chiesa. Si tratta del più alto livello di attenzione mostrato da parte della Santa Sede, con un incontro senza precedenti che fa parte della pratica interna della Curia Vaticana nel caso in cui si cerca di capire come agire in determinati circostanze, eventi o situazioni.

Note   [ + ]

1. «L’ascolto, per comprendere come il Papa possa intervenire ad aiutare una Chiesa in situazione difficile; il rafforzamento della Chiesa locale; e la necessità di garantire uno sviluppo organico della Chiesa locale».

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