Omosessualità e clericalismo: per Francesco e per la Chiesa è l’ora della verità

Pope Francis at the Croke Park stadium for the Festival of Families in Dublin, Ireland, 25 August 2018. Pope Francis is on a two-day visit to Ireland. ANSA/CIRO FUSCO

È brutto dire “l’avevo detto”, oltretutto è una magrissima soddisfazione, ma stanotte è venuto fuori che la situazione negli Stati Uniti è molto più grave di quanto sembrasse col già catastrofico Dossier Pennsylvania: mons. Carlo Maria Viganò ha reso pubblico un memoriale infuocato dei suoi anni da Nunzio Apostolico USA, che è pure un J’Accuse contro la filiera omosessualista che pervade la gerarchia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Mi ha colpito nella rassegna stampa la prima pagina di un quotidiano italiano da sempre avverso a Papa Bergoglio: «Le mie denunce ignorate per anni, ora Francesco deve dimettersi», si legge tra caporali. Senonché nessuna delle due frasi si trova nelle 11 pagine dell’ex nunzio, ma se della prima ci sono almeno i contenuti la seconda è così arbitraria da dare a intendere che Viganò ponga una sorta di impeachment per Papa Francesco. Il che è semplicemente ridicolo, come ben sa chiunque abbia in tasca due lire di diritto canonico: a norma del Can 332 §2, infatti, perché le dimissioni del Romano Pontefice siano valide si esige solo che siano libere (oltre al fatto che siano debitamente manifestate). Per il resto, vale sempre il Can 1404 del Codice di Diritto Canonico: «La Prima Sede non può essere giudicata da nessuno». Lo tengano a mente per il prosieguo i vaticanisti di (questa) domenica.

Insomma, il Papa non è un qualunque presidente degli Stati Uniti e nessuno può pretenderne le dimissioni, per quanto lo scriva tenuemente e richiamando alla preghiera.

Attendiamo le reazioni del Santo Padre: se c’è sul volo papale almeno un giornalista, sarà inevitabile parlare della dichiarazione di Viganò, che è stata firmata il 22 e la cui esplosione a orologeria sembra pensata appunto per mettere Francesco con le spalle al muro di fronte alla stampa. Fino ad allora vorrei sottolineare due cose.

Stiamo appena iniziando

Ci sono ben altri barili pronti ad esplodere, anche al di qua dell’Atlantico:

Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato.

Sono parole rilasciate ad Agensir dal gesuita Hans Zollner, che lo stesso Viganò ha menzionato nella propria dichiarazione come «Vice-Rettore della Pontificia Università Gregoriana, presidente del Centre for Child Protection, Membro della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori». Monsignor Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo di Ravenna-Cervia e membro della Commissione per la Tutela dei Minori della CEI, ha recentemente dichiarato su Avvenire:

Bisogna creare nelle diocesi delle équipe, delle strutture che possano fare formazione e prevenzione. Perché non lo stiamo facendo e questo è il problema. Non c’è nessuno che per esempio raduni i nostri educatori di oratorio e faccia un corso su quali sono i segnali a cui stare attenti, come impostare il rapporto con le famiglie, quali sono le cautele che bisogna avere nelle attività che si fanno. Qualche diocesi si è messa avanti ma noi vorremmo che diventasse un impegno di tutte.

Quando ho voluto pubblicare in traduzione il testo redatto da Church Militant sulla passerella omosessualista fra le due Americhe ho immediatamente cominciato a ricevere riscontri inquietanti, da parte di laici e di ecclesiastici, su fatti recenti accaduti nelle diocesi italiane. Si va dall’ex rettore di seminario deposto dai suoi vescovi per aver bloccato l’iter formativo di candidati con «tendenze omosessuali profondamente radicate» fino alla vittima di un prete depravato che induce serialmente ad atti osceni in luoghi sacri, e che il suo Vescovo (il quale da anni aspira a promozioni romane) sposta di parrocchia in parrocchia – sì, è tuttora parroco, contro le direttive di Benedetto XVI! – pur avendo ricevuto decine di lettere di denuncia. In mezzo a questo c’è il seminarista omosessualista che, cacciato da un seminario, trova rifugio in un altro… e se non basta va in un ordine religioso e finisce per essere ordinato prete dalle mani dell’ignaro Papa Francesco. E c’è il pretino omosessualista che le ha tentate tutte per mettersi in plancia per l’episcopato… e dopo essersi bruciato molte cartucce è finalmente entrato in un importante ordine mendicante – deciso a diventare almeno provinciale d’Italia. E ci sono molte e molte altre cose: quasi ogni angolo d’Italia nasconde uno scandalo ecclesiastico, a grave discapito delle innumerevoli presenze benefiche della Chiesa.

Dunque è verissimo ciò che dice la professoressa Janet Smith, citata da Viganò:

Il problema degli abusi del clero non potrà essere risolto semplicemente con le dimissioni di alcuni vescovi, né tanto meno con nuove direttive burocratiche. Il centro del problema sta nelle reti omosessuali nel clero che devono essere sradicate.

Chiosiamo a margine: neppure le dimissioni del Papa sarebbero una soluzione, anzi in un momento di così sfacciata prepotenza della lobby omosessualista fino ai massimi vertici della gerarchia cattolica nessuno sano di mente (e che ami la Chiesa) si augurerebbe un nuovo conclave. Tanto più che l’unica citazione letterale delle parole di Papa Francesco, nelle 11 pagine di memoriale di Viganò stigmatizza nettamente l’omosessualismo serpeggiante tra i Vescovi:

Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra come l’arcivescovo di Filadelfia [il papa non mi fece il nome dell’arcivescovo], devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra – ed aggiunse, alzando tutte e due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali.

A proposito di scandali nostrani, c’è un inciso di Viganò molto importante:

[…] cito solo il noto caso di Vincenzo di Mauro, nominato Arcivescovo-Vescovo di Vigevano, poi rimosso perché insidiava i suoi seminaristi […].

L’ex nunzio lo usa per attaccare il cardinal Bertone (il che proverebbe al massimo, se ciò che dice risultasse confermato, che Papa Benedetto non era più bravo di Papa Francesco nello scegliersi i collaboratori), ma la cosa importante è che viene posto con forza il tema della lobby omosessualista nella Chiesa proprio mentre si afferma che il di lei momento egemonico si sviluppa da decenni (e da secoli, se si tiene conto che Viganò dice di aver citato a Papa Ratzinger il precedente di san Pier Damiani…).

“Clericalismo”: la lezione del Papa e le distorsioni di alcuni

Cosa c’entri tutto questo con “il clericalismo”, che Papa Francesco vivamente stigmatizza, è affare non evidente ai più: così da una parte abbiamo chi accusa il Papa di star ciurlando nel manico, e dall’altro chi approfitta della diagnosi bergogliana per negare gli evidenti danni provocati dalle cordate omosessualiste nella Chiesa. Come in ogni polarizzazione, si è in presenza di due aberrazioni che si rafforzano a vicenda.

Provo ad accennare a un altro fatto che conosco direttamente per indicare le ragioni della “diagnosi bergogliana”: un giovane sacerdote ha cambiato tre parrocchie in tre anni per gravi disordini sessuali. Andava a letto con delle adolescenti: una di queste è rimasta incinta e ha abortito, senza che il giovane prete muovesse un dito. Davanti a fatti di una simile gravità, che a norma del diritto si sarebbero ben prestati perlomeno a una sospensione a divinis, il giovane prete è stato mandato a Roma per un percorso di accompagnamento psicanalitico. Da fonti assai prossime ho saputo che di fronte al Vescovo che gli comunicava la propria decisione la sua reazione sarebbe stata: «E ora cosa dico a mamma?». Ora il prete è di nuovo parroco, come il suo confratello omosessuale che induce i parrocchiani ad atti turpi in luogo sacro (sì, medesima diocesi e medesimo vescovo): quando era seminarista non erano sfuggiti ai suoi superiori dei comportamenti molto sopra le righe. Puntualmente relazionati. Sistematicamente ignorati.

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