I Vescovi d’Austria davanti all’Unione Europea

20051104 - CITTA' DEL VATICANO - CRO - VATICANO: PAPA INCONTRA CARDINALE CRISTOPH SCHONBORN Papa Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza in Vaticano l' arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schonborn . OSSERVATORE ROMANO/ANSA/DEF

Nel quadro della presidenza del Consiglio dell’Ue, i Vescovi austriaci, presieduti dal Cardinale Christoph Schönborn, si sono espressi sulle sfide riscontrate dall’Unione Europea e con le quali l’Austria si confronterà nei prossimi sei mesi. La loro riflessione è pubblicata nella dichiarazione di chiusura della loro Assemblea plenaria, data 13 giugno 2018. Qui traduciamo invece l’editoriale del numero di luglio-agosto di EuropeInfos, newsletter mensile della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea. Lo firma il cardinale arcivescovo di Vienna.


di + Christoph card. Schönborn

All’Austria toccherà il turno di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea a partire dal 1mo luglio 2018. Sono numerosi quelli che si sentono attualmente minacciati dagli sviluppi e dagli sconvolgimenti che toccano il mondo intero. Pensiamo ad esempio al cambiamento climatico, che non si può più negare, o ancora alla rivoluzione strutturale che si osserva nel mondo del lavoro, all’accrescersi delle disuguaglianze sociali o all’invecchiamento demografico in Europa. Molti cittadini hanno paura di una recessione sociale e si aspettano che i loro rappresentanti politici li proteggano e li mettano sufficientemente al riparo.

In questo contesto, il governo federale austriaco ha impostato la propria presidenza del Consiglio all’insegna del motto “Un’Europa che protegge”. Toccherà ai responsabili politici di fare in modo che tale motto permetta alle forze politiche e sociali di attenuare le paure e risolvere i problemi a venire.

Certo, lo sviluppo e la trasformazione economica dell’Unione europea sono importanti, ma una “Europa che protegge” deve dare priorità alla propria dimensione sociale. Si tratta quindi di preparare bene i giovani a un mercato del lavoro in piena evoluzione, di dare accesso a condizioni di lavoro giuste e dignitose, come pure a un salario decente, a una copertura sociale in caso di malattia e di disoccupazione, ma anche di una pensione sufficiente. Ancora oggi alcune regioni e popolazioni sono toccate da una povertà bruciante, e questo anche in seno all’UE. I programmi di sostegno europeo possono aiutare ad arginare la migrazione causata dalla povertà, a interdire la tratta degli esseri umani e a permettere di condurre una vita più degna.

“Una Europa che protegge”, però, non vale solo per quelle e quelli che vivono nell’UE, ma pure per tutte le persone perseguitate o la cui vita è in pericolo, e che vengono a cercare rifugio nell’UE. Proteggere non significa solamente accogliere queste persone negli Stati membri dell’Unione Europea e verificare coscienziosamente la loro domanda di asilo, ma anzitutto integrare quelle e quelli che hanno già lo status di rifugiati. La loro integrazione deve cominciare fin dal primo giorno e permettere loro di poter far parte della società. Ringrazio tutti quanti si impegnano perché questo sia possibile, e che così rendono un servizio alla comunità. Dalla presidenza austriaca del Consiglio mi aspetto che essa proponga un progresso concreto verso un regime di asilo comune all’UE. Abbiamo bisogno di una strategia politica conseguente per regolare i numerosi conflitti regionali che sono la prima causa dei movimenti migratori. Occorrono misure che mirino a ridurre le ingiustizie economiche che lasciano interi stati in preda all’impoverimento. Dobbiamo accrescere considerevolmente i nostri sforzi perché quanti non vivono in Europa abbiano la possibilità di prendere in mano la propria vita. L’avvenire dell’Europa non si decide sulle vie di transito degli esiliati, ma nei campi di rifugiati del Vicino Oriente e nelle regioni critiche dell’Africa.

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