A San Paolo bel “conciliabolo” su “Montini tra il mondo e l’Italia”

Volgendo al termine il cinquantenario della Populorum Progressio di Paolo VI, si è tenuto stamattina a Roma, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, un importante colloquio su Papa Montini. La meritoria iniziativa si deve al professor Carlo Cardia, autorità internazionale di Diritto ecclesiastico nonché ordinario a Roma 3, il quale ha scelto la data di ieri per mettere al centro del pontificato montiniano un documento tanto celebrato quanto rapidamente rubricato alla voce “magistero sociale”. Ad accompagnare l’intento di Cardia verso il compimento dell’evento hanno provveduto l’attenta organizzazione della professoressa Rita Benigni e del professor Stefano Testa Von Bappenheim, nonché la straordinaria ospitalità della Basilica Papale e dell’Abbazia benedettina di San Paolo: non solo infatti entrambi gli enti, rappresentati dal cardinal James Michael Harvey e dall’abate dom Roberto Dotta, hanno voluto sposare e patrocinare l’iniziativa; ma il simposio stesso si è tenuto nella Basilica, ovvero tra il catino absidale dominato dalla maestà del Pantocratore e il ciborio che sovrasta l’antichissima memoria apostolica costruita sul sepolcro dell’Apostolo.

Un’esagerazione? Una scelta inappropriata? E perché mai? Di Concilio – e del timoniere del Vaticano II! – si parlava, e da Nicea in qua i concilî sono stati quasi sempre tenuti nelle aule liturgiche di grandi basiliche. Una piacevole novità, in tal senso, sta nel fatto che a convocare questo “conciliabolo” sia stato un rinomato docente e non un vescovo… ma in fondo il primo concilio ecumenico fu istituito e convocato da un laico così laico che non era neppure battezzato.

Nell’inedito spazio aperto dietro al transetto della basilica è stato dunque installato un tavolo su cui si sono avvicendati, in una densissima mattinata, il già ricordato cardinal James Michael Harvey, che ha fatto gli onori di casa, il più volte menzionato promotore dell’iniziativa, Carlo Cardia, il cardinal Renato Corti, Vescovo emerito di Novara, che si è soffermato sull’ispirazione cristocentrica del pensiero e dell’agire pastorale di Montini. Dopo siffatta prima sessione i lavori hanno avuto una pausa e sono ripresi di lì a poco con un altro tridente d’eccezione: il professor Gianfranco Garancini, il giudice costituzionale Giuliano Amato e il cardinale Segretario di Stato Piero Parolin hanno trattato rispettivamente “il senso della storia in Paolo VI”, “la Populorum progressio tra profezia e giustizia planetaria” e “Paolo VI, il Concilio Vaticano II, il Governo della Chiesa”. Fuori dalle terne si è collocato l’abate ospite dell’iniziativa, con i ringraziamenti e i saluti finali, e lo stesso professor Cardia che ha voluto leggere ampi stralci dei messaggi inviati. Fuori categoria il saluto di Papa Francesco, che ha voluto sottolineare la seconda parte del tema del convegno, ossia l’amore di Giovanni Battista Montini per la sua patria italiana. In seconda battuta, però, si è attestato il “messaggio d’onore per Paolo VI” (Cardia si è rifiutato di declassarli a “telegrammi augurali”) di Giorgio Napolitano. A seguire quelli di Pietro Grasso, di Paolo Gentiloni, del ministro degli Interni e poi – sul versante ecclesiastico – del decano del Sacro Collegio, del Vicariato di Roma, del presidente della Cei e dell’arcivescovo di Milano.

Papa Paolo VI firma la Populorum Progressio: è la mattina di Pasqua del 1967

«Sono riflessioni sulla figura di Paolo VI, sulla sua attualità», e pertanto i promotori dell’evento hanno inteso leggerli (e intendono pubblicarli con gli atti) per offrire agli studenti la testimonianza viva, in presa diretta, di persone che con Montini ebbero variamente a che fare.

Gli studenti. Ecco l’altro polo del convegno di ieri: a stare seduti in platea in mezzo a loro si aveva l’impressione di un evento simultaneamente di alta accademia e di sublime pastoralità, dove continuamente si avvertiva la cura che tutti, dal Papa nel saluto scritto fino a dom Dotta, avevano per loro. Studenti ventenni e persino più giovani che da parte loro sono stati incollati alle sedie fino alle 13:45, senza smettere di osservare il più severo e attento silenzio. La cosa, del resto, è stata più volte ricordata dal palco.

Che cosa dunque è stato detto, nel convegno? Ecco di seguito l’audio di tutti gli interventi: purtroppo sono arrivato mentre terminavano la lettura dei saluti del Papa (comunque reperibile qui), per il resto trovate tutto quanto in ordine. Buon ascolto.

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