Le misericordiose manganallate di Andrea Grillo su Luigi Negri

di Giovanni Marcotullio

Nella mazzolata generale non è mancato il sapiente contributo di Andrea Grillo, che sul solito Munera scrive a mons. Negri una lettera che comincia con il più canonico “Reverendo Padre” e termina con l’insulto aperto di «ideologia spacciata per fede cattolica». Devo dire che anche io ho pensato lo stesso, leggendo le cose di Grillo, e più volte negli ultimi tempi, ma non mi era mai parso il caso di scriverlo.

Stavolta non voglio perdere troppo tempo con Grillo, e per un semplice motivo: mentre tanti possono anche non capire le parole di Negri, perché sprovvisti della grammatica necessaria, lo stesso non si può credere di lui. Grillo fa finta di non capire. Si dovrebbe restare sconcertati, se davvero dovessimo misurare il suo calibro intellettuale da affermazioni come questa:

Che ne sa, lei? La colpevolizzazione delle vittime è un fatto gravissimo. Capirei di più se avesse detto queste parole dei terroristi, ma delle vittime! Come se quei giovani si fossero meritata la morte atroce che li ha colti alla fine di un concerto. Questo mi pare il primo punto in cui la tradizione cristiana viene pesantemente smentita, contraddetta, negata: distinguere l’errore dall’errante, se vale per gli assassini, non dovrebbe valere a maggior ragione per le vittime? Come si fa a parlare di loro anzitutto per le colpe loro e dei loro padri? Risuona nell’orecchio la sprezzante reazione di fronte alle parole del “cieco nato”: o hai peccato tu, o i tuoi genitori. Ma questo è ciò che in Cristo dobbiamo superare, non confermare!

L’accusa di Negri non riguardava certo la presenza di quei ragazzi al concerto, ma la loro condizione già miserevole per l’essere la leva più giovane di una società incapace di dire una parola decisiva sulla vita (figuriamoci sulla morte). A tanto spreco abbiamo collaborato tutti noiho cercato di scriverlo qui – mentre d’altro canto sempre noi cooperavamo alla forgiatura degli idoli demoniaci in nome dei quali gli altri uccidono. Siamo tutti figli di Adamo ed Eva; tra i nostri fratelli ci sono sempre Caino e Abele… ma nessuno di noi è figlio di Abele. Quanto più scialba pare invece l’osservazione di Grillo, che paventa la sacra alleanza di due fondamentalismi!

Non c’è il rischio che un Vescovo, scivolando sui propri pregiudizi, finisca per giudicare le povere vittime con la stessa logica dei loro carnefici? Che si crei una alleanza sotterranea tra fondamentalismo islamico e fondamentalismo cattolico?

No, professor Grillo, questo rischio non c’è, e ho già spiegato perché. Non voglio credere di dovermi ripetere per lei.

Tralasciando le considerazioni sulla natura sacralizzata e sui “funerali di Dio” che ormai si farebbero in Chiesa – in cui anche R. Sarah viene chiamato a sostegno di quello che non si può non chiamare un piccolo delirio – mi pare che definire “vite sprecate” le vite stroncate dalla violenza del terrorismo sia un’ultima, gravissima, affermazione. Senza rispetto e senza fede.

E che dire di questo passaggio? Allora spieghiamo a ritroso:

  1. lo spreco non era riferito alla morte violenta ma alla vita anestetizzata;
  2. non c’è alcun “piccolo delirio” sulla sacralizzazione della natura e sui funerali di Dio. Anche un liceale saprebbe indicare le profetiche pagine di Nietzsche che parlano di queste cose. Giustamente a Negri interessa la lezione di Sarah, e lei dovrebbe mostrare un più prudente rispetto per uomini la cui intelligenza è certamente non minore delle sua.

Ora Grillo non ce ne voglia se citiamo i Vangeli – sarà una pratica fondamentalista, ma vediamo che anche lui (di tanto in tanto) se la concede – però Cristo stesso diede giudizî taglienti su “questa generazione” – che viene spesso da lui definita “malvagia”, se non anche “adultera”, in blocco e senza distinzioni (cf. p.es. Mt 12,38-42; Lc 11,29-32). E la sua almeno “cercava un segno”. La nostra spesso neppure mostra di sapere che alcune cose possano essere segno di altre. Così è capitato anche nei giorni della vita terrena del Redentore che gli chiedessero di un atto di terrore. Cristo seguì il medesimo procedimento di Negri (o forse è il contrario…):

  1. prima rispose nel merito, scartando un criterio di causalità retributiva (per fingere che ci sia nelle parole di Negri dovete ricorrere allo straw man argument – bravi!);
  2. poi rincarò la dose adducendo un altro caso, che si differenziava dal primo in quanto la comune morte cruenta era volontaria in quello e casuale in questo, e disse che la “responsabilità” delle vittime era pari – cioè nulla – in entrambi;
  3. viceversa, infine, affermò che la responsabilità ricadeva proprio su chi gli poneva la domanda e stava ad ascoltarlo: solo chi vive e ascolta la parola di Gesù può riconoscere negli eventi che accadono non una mera retribuzione delle condotte ma un accorato e costante invito alla conversione. Senza queste cose non c’è cristianesimo.

In quel preciso istante si presentarono alcuni a riferirgli di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Lc 13,1-5

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2 Commenti

  1. Non ci posso credere.
    Grillo fa il finto tonto sperando che nessuno se ne accorga?
    C’è qualcosa che non mi torna.

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