Thérèse è ripartita. Grazie a tutti

Non ci posso credere, questi quattro intensissimi giorni sono passati: all’inizio del tour di Thérèse Hargot in Italia per il lancio del suo libro, mentre andavamo da Monica Mondo per registrare una (fantastica) puntata di Soul negli studî di Tv2000, Costanza Miriano mi scriveva: «Se hai bisogno di un qualche supporto, anche psichiatrico, ci sono!». Da maratoneta di lungo corso e conferenziera d’assalto, sapeva molto meglio di me a cosa andassi incontro.

Io l’ho capito sì e no ieri pomeriggio, mentre tutti uscivamo dal Cinema Teatro Cristallo, a Milano (Cesano Boscone): il respiro mi si era fatto più leggero e più disteso, quasi non mi ricordavo che l’aria fosse così. Thérèse aveva il viso stravolto dalla stanchezza e dalla contentezza: «Mi avevi detto che era tutta una cosa di amici, che non dovevo aspettarmi chissà che… ma l’organizzazione, i posti, la gente… è stato tutto perfetto!». È vero: ci si stupisce sempre di quanto avesse ragione Chesterton nel dire che

se vuoi una cosa fatta bene, devi affidarla a un dilettante.

Cioè a chi ne tragga diletto, piacere. E c’è un’altra cosa che ha stupito molto Thérèse, contestualmente all’organizzazione e al concatenamento di eventi mediatici che le sono stati offerti (me lo diceva mentre passavamo da Tv2000 a Radio Radicale, laddove Massimiliano Coccia le chiedeva come fosse andata la registrazione di Soul): «Ma Giovanni, se non ho capito male – mi diceva – queste due trasmissioni sono su emittenti diametricamente opposte, praticamente irreconciliabili» «Beh, più o meno, sì…» «E si conoscono e si aiutano?» «Diavolo, mica sono nemici! È tutta una specie di… sì, di rete». Da quel momento “la rete” era diventata la risposta che si dava, da sola, ogni volta che vedeva, passando di luogo in luogo, il pronto arrivo di un volto amico che la accoglieva. «Voilà, encore, c’est le reseau», diceva.

A questa meravigliosa rete devo, stamattina, il mio personale sentimento di gratitudine riconciliata per tutto l’incredibile che ho conosciuto, per tutto l’impossibile che ho visto accadere: ripercorro quindi con la mente e col cuore questi quattro giorni, pure esponendomi al fatale pericolo di tralasciare qualcuno. Si creda che nessuna dimenticanza è volontaria o mossa dall’ingratitudine.

Grazie anzitutto a Maria Dolores Agostini, ancora una volta, e alla sua benedetta associazione Monte di Venere: non fosse stato per loro, Thérèse Hargot sarebbe rimasta più o meno come gli unicorni – sì, ci sono libri che ne parlano ma nessuno li ha mai visti dal vivo. In questo contesto, anzi, sono felice di poter dare a tutti la bella notizia dell’intesa che Thérèse e Dolores hanno contratto tra loro in questi giorni: Monte di Venere avvia una collaborazione con lei, e su www.montedivenere.org (grazie a Susanna Ugoccioni e a Matteo Dini) troverete molto presto le traduzioni italiane dei post scritti da Thérèse su www.theresehargot.com. Tanto per cominciare. E potete rivolgervi all’associazione anche per l’organizzazione di un secondo tour, come già in diversi hanno fatto.

Grazie all’Università di Roma 2, “Tor Vergata”, che con la professoressa Elvira Lozupone ha “lanciato il cuore oltre l’ostacolo”, prenotando l’Auditorium Ennio Morricone quando ancora non si aveva conferma certa del tour. A Dio piacendo torneremo a parlare nelle università: ci sono persone che aspettano risposte, Thérèse mostra che è possibile darne di ragionevoli e convincenti (e che le domande sono la forza di quelle risposte).

Grazie alla casa editrice, Sonzogno, che ha organizzato la riuscitissima presentazione alla Feltrinelli di Largo Argentina: grazie a Costanza Miriano e ad Alessandra Di Pietro per la loro deliziosa presenza. Grazie alla ragazza che, venuta ad ascoltare, ha gioiosamente prestato una voce italiana (e femminile) a Thérèse. Indimenticabile resta la giovane riminese venuta apposta (da Rimini!) «per festeggiare qui con voi la festa della donna». Un pensiero commosso lo conservo anche per la non più giovanissima femminista in settima fila, che in quel contesto ha avuto il coraggio di tentare un’apologia della pillola. Il coraggio delle idee impone l’onore delle armi anche quando le idee sono sbagliate. Grazie a Patricia Chendi, che si è fidata di me e dei miei amici investendo in ciò i crediti della casa editrice: ho peraltro la gioia di comunicare che da diversi giorni Una gioventù sessualmente liberata (o quasi) è in vetta alle classifiche interne di tutto il gruppo editoriale Marsilio.

Grazie ai Padri Salesiani di Villa Sora (in particolare a don Francesco De Ruvo), che hanno ostinatamente voluto regalare agli alunni della scuola di don Bosco una serata di domande e risposte con Thérèse. Grazie per aver tenuto aperte le porte della scuola, quella sera, a chi è venuto da fuori per partecipare all’incontro pur non facendo parte della comunità educativa.

Grazie agli amici di Arezzo, che hanno riempito all’inverosimile l’Auditorium cittadino Aldo Ducci. Grazie a Kiara Tommasiello, ottima ospite e sapiente organizzatrice. Grazie al mio amico Filippo Fiani, che mi ha dolcemente costretto a pernottare a casa sua nonostante fosse devastato dalla sinusite. Grazie al prezioso lavoro di Casa Betlemme, che dissoda un terreno arido con lena indefessa.

Un grazie particolare va alla potente macchina organizzatrice di don Ottorino Baronio e di don Giuseppe Nievo a Cremona: l’Auditorium delle Acli scoppiava letteralmente, venerdì sera. Grazie agli amici del Comitato “Difendiamo i nostri figli” che hanno voluto patrocinare l’iniziativa, raccogliendo le energie migliori de La Croce (grazie a Davide Vairani per le sue eroiche dirette streaming) e i simpatizzanti del Popolo della Famiglia (forza Mary!). Grazie a tutti (anche) per avermi fatto dimenticare certe rugginose scaramucce: lavorare insieme, e bene, si può. Tutti.

Grazie a don Luigi Caldera, che ha offerto l’ampia sala del Cinema Teatro Cristallo di Cesano Boscone, ieri, e l’ha messa a disposizione di centocinquanta amici convenuti un sabato pomeriggio qualsiasi alle 15 (che gioia rivedere Emiliano e Romana, venuti apposta da Rovereto!). Grazie a Elisa Valmori e al suo circuito di ginecologhe e ostetriche, cui si deve l’organizzazione materiale e la pubblicità. Grazie al dottor Antoine de Brembant e alla dottoressa Mariolina Migliarese per l’interessamento accorato e fattivo al lavoro di Thérèse e a quello di Dolores.17240399_1864921927114507_112150916411291439_o

Grazie a tutti gli invisibili sostenitori di quest’impresa impossibile: da chi ha effettuato donazioni pecuniarie (anche consistenti) chiedendo di non essere menzionato fino alle associazioni amiche come Puri di Cuore e Articolo 26, che in più tappe hanno distribuito insieme i loro materiali. Grazie alle famiglie che ci hanno ospitati e nutriti durante il tour de force: è bello tacerne i nomi ma resta doveroso ricordarne la soverchiante generosità.

Grazie agli amici dei media, che col loro lavoro hanno voluto favorire gli eventi del tour: alle già ricordate signore della televisione, Costanza e Monica, vanno aggiunte Raffaella Frullone e Benedetta Frigerio; al bucaniere dell’etere Massimiliano Coccia si devono aggiungere Paolo Ondarza per Radio Vaticana e Antonio Sanfrancesco per Famiglia Cristiana. E ancora Caterina Giojelli per Tempi e gli amici de Il libraio.

Grazie a Thérèse, infine, che ha potuto ammirare la bellezza struggente del nostro Paese (è rimasta colpita dalla scarsità dei passeggini in giro per le città) e ha lasciato tre bambini e un marito per quattro giorni al fine di stare con noi.

In ultimo, il grazie più grande a mia moglie Francesca, silenzioso e solido pilastro di tutto ciò che faccio, compagna fedele e sostenitrice amorevole: anche lei si è privata di un marito per quattro giorni perché molti e molti altri potessero scoprire, in questi giorni, che nuove consapevolezze si affacciano all’orizzonte della nostra società, e che domande ataviche richiedono risposte nuove.

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