Storia & Teologia

La “storiografia deuteronomista” riporta un gran numero di fatti, intercorsi nel lunghissimo periodo tra l’epoca dei Giudici (XII-XI secc. a.C.) e la deportazione babilonese (VI sec. a.C.). Con un buon manuale di storia a portata di mano si nota come le fonti bibliche siano concordi con le altre su molti punti, su alcune si discostino, su altre implementino informazioni parziali. Tutto nella norma, insomma: così avviene in ogni contesto storiografico.
La cosa eccezionale delle storiografie bibliche (e di quella deuteronomistica che, se non si fosse capito, amo molto) è che la lettura puntuale degli avvenimenti porta sempre con sé una filigrana soprannaturale: non si cela il malcontento popolare per la riforma del culto di Ezechia (noi oggi diciamo che fu una riforma giusta e buona, ma significò all’epoca distruggere i tanti tempietti nei paesini, dove la gente andava ad adorare Dio, per costringerla a venire a Gerusalemme – con annessi e connessi di spese, tasse, sacrificî…); non si mascherano le doppiezze dei politici locali, che cercano un’alleanza strategica con gli Egizî, i nemici di sempre, e vengono per questo irrisi dagli stessi Assiri (giustamente, come se Renzi ci dicesse: «Andate a votare Grillo per scacciare me? Siete furbi, eh…»).

Non mancano le punte di asprezza tipiche della cronaca di guerra: quando la corte del re di Gerusalemme chiede agli ambasciatori di parlare in una lingua diplomatica, che il popolo astante non possa capire, gli ambasciatori rispondono: «E che siamo venuti a perdere tempo con voi? A questi che ci stanno a sentire faremo mangiare la loro merda e bere il loro piscio esattamente come a voi: meglio che lo sappiano…» (è la Sacra Bibbia, ragazzi).
E poi, dopo che gli aggressori segano i ponti diplomatici alle spalle (l’Egitto) e fanno esplodere il malcontento popolare attorno ai capi (non è che agli Assiri glie ne fregasse qualcosa della riforma di Ezechia, era giusto per aizzare il popolo contro il re: un po’ come quando si dà addosso a Renzi per la riforma Madia – sarebbe pure giusta, in fondo, ma rompe le scatole a un sacco di gente); dopo tutto questo, ecco la mediazione del denaro. Il re cerca il patteggiamento e offre un sacco di soldi per salvarsi la poltrona: 300 talenti d’argento (800 secondo le fonti assire) e 30 d’oro – roba che hanno dovuto spogliare la reggia e il tempio di tutti gli infissi d’oro, per pagare – che Sennàcherib, già che ci si trova, prende anche. Ezechia doveva avere Alfano o qualche altro Ncd tra i consiglieri: si illude di tener buono il nemico in armi con i soldi (e stavolta non sono neanche due spicci). Il nemico prende i soldi e poi rimanda gli ambasciatori: «Non si fanno patti tra il lupo e l’agnello», dicono. Grazie per i soldi ma ora ci prendiamo anche tutto il resto: sennò poi ci facciamo pure brutta figura con gli altri, ci diranno venali…
Infine arriva il profeta, che tutto aveva visto ed era rimasto in silenzio ad ascoltare la voce di Dio: e la voce di Dio è irritata e irridente – «Volete giocare? Venite, venite ché mo’ giochiamo». La notte prima dell’assalto, semplicemente, il Signore della vita ritira il suo soffio da 150mila soldati assiri accampati (questo le cronache assire non lo dicono): al mattino l’accampamento è quasi un cimitero. I pochi superstiti scappano a Nìnive (questo però sì, lo dicono eccome, e resta inspiegabile).
Ora la domanda è: come diavolo fanno i cattolici a nutrirsi di queste cose tutti i giorni (o perlomeno una volta a settimana) e a non capire una mazza delle dinamiche politiche nel posto in cui vivono? Quel vescovo cretino che ha chiesto a un vaticanista compiacente di far sapere in giro che i vescovi della Curia romana hanno votato Raggi cosa crede? Che la Raggi andrà a cercarlo? A ringraziarlo? Ad allearsi con la Chiesa? Pensa che per questo sarà salva la libertà della Chiesa (con i mezzi che la garantiscono)?
Non lo so come facciano. So solo che se la storia è maestra di vita è un grande classico che resti spesso inascoltata: la storia sacra, poi, è due volte maestra di vita e due volte rischia di restare inascoltata. Ci vuole una voce profetica, questo è il fatto. Ci vuole una voce che tutto osservi e tutto cerchi di capire, restando in ascolto della Brezza soave che rinfresca la coscienza.

Il re assiro Sennàcherib

Editorialino de La Croce quotidiano di oggi

Era il 20 giugno all’una di notte, quando OmofobiaStop (quindi non News.va) già poteva divulgare questa notizia. Dedicato agli amici del “ma sì, diamo loro tempo e vediamo, in fondo hanno le facce pulite”. A quelli che, per dirla biblicamente, volevano “vendemmiare uva dai rovi”. Neanche ne è servito molto, di tempo.
[Di seguito riporto il brano integrale, visto che nella liturgia odierna ne propongono forma abbreviata]
[18]
[9]Nell’anno quarto del re Ezechia, cioè l’anno settimo di Osea figlio di Ela, re di Israele, Salmanassar re di Assiria marciò contro Samaria e la assediò. [10]Dopo tre anni la prese; nell’anno sesto di Ezechia, cioè l’anno nono di Osea re di Israele, Samaria fu presa. [11]Il re d’Assiria deportò gli Israeliti in Assiria, destinandoli a Chelach, al Cabor, fiume del Gozan, e alle città della Media. [12]Ciò accadde perché quelli non avevano ascoltato la voce del Signore loro Dio e ne avevano trasgredito l’alleanza e non avevano ascoltato né messo in pratica quanto aveva loro comandato Mosè, servo di Dio.
[13]Nell’anno quattordici del re Ezechia, Sennàcherib re di Assiria assalì e prese tutte le fortezze di Giuda. [14]Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d’Assiria in Lachis: «Ho peccato; allontànati da me e io sopporterò quanto mi imporrai». Il re di Assiria impose a Ezechia re di Giuda trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro.[15]Ezechia consegnò tutto il denaro che si trovava nel tempio e nei tesori della reggia. [16]In quel tempo Ezechia staccò dalle porte del tempio del Signore e dagli stipiti l’oro, di cui egli stesso re di Giuda li aveva rivestiti, e lo diede al re d’Assiria.
[17]Il re d’Assiria mandò il tartan, il capo delle guardie e il gran coppiere da Lachis a Gerusalemme, al re Ezechia, con un grande esercito. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; si fermarono al canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio.[18]Essi chiesero del re e incontro a loro vennero Eliakìm figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Ioach figlio di Asaf, l’archivista. [19]Il gran coppiere disse loro: «Riferite a Ezechia: Dice il gran re, il re d’Assiria: Che fiducia è quella su cui ti appoggi? [20]Pensi forse che la semplice parola possa sostituire il consiglio e la forza nella guerra? Ora, in chi confidi ribellandoti a me? [21]Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata, che è l’Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone re di Egitto per chiunque confida in lui. [22]Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore nostro Dio, non è forse quello stesso del quale Ezechia distrusse le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete soltanto davanti a questo altare in Gerusalemme? [23]Ora vieni al mio signore, re d’Assiria; io ti darò duemila cavalli, se potrai procurarti cavalieri per essi. [24]Come potresti fare retrocedere uno solo dei più piccoli servi del mio signore? Eppure tu confidi nell’Egitto per i carri e i cavalieri. [25]Ora, non è forse secondo il volere del Signore che io sono venuto contro questo paese per distruggerlo? Il Signore mi ha detto: Và contro questo paese e distruggilo».[26]Eliakìm figlio di Chelkia, Sebna e Ioach risposero al gran coppiere: «Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; non parlare in ebraico, mentre il popolo che è sulle mura ascolta». [27]Il gran coppiere replicò: «Forse io sono stato inviato al tuo signore e a te dal mio signore per pronunziare tali parole e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?». [28]Il gran coppiere allora si alzò e gridò a gran voce in ebraico: «Udite la parola del gran re, del re d’Assiria: [29]Dice il re: Non vi inganni Ezechia, poiché non potrà liberarvi dalla mia mano. [30]Ezechia non vi induca a confidare nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà messa nelle mani del re d’Assiria. [31]Non ascoltate Ezechia, poiché dice il re d’Assiria: Fate la pace con me e arrendetevi; allora ognuno potrà mangiare i frutti della sua vigna e dei suoi fichi, ognuno potrà bere l’acqua della sua cisterna, [32]finché io non venga per condurvi in un paese come il vostro, in un paese che produce frumento e mosto, in un paese ricco di pane e di vigne, in un paese di ulivi e di miele; voi vivrete e non morirete. Non ascoltate Ezechia che vi inganna, dicendovi: Il Signore ci libererà! [33]Forse gli dei delle nazioni hanno liberato ognuno il proprio paese dalla mano del re d’Assiria?[34]Dove sono gli dei di Amat e di Arpad? Dove sono gli dei di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Hanno essi forse liberato Samaria dalla mia mano? [35]Quali mai, fra tutti gli dei di quelle nazioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano? Potrà forse il Signore liberare Gerusalemme dalla mia mano?».[36]Quelli tacquero e non gli risposero neppure una parola, perché l’ordine del re era: «Non rispondete loro».[37]Eliakìm figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Ioach figlio di Asaf, l’archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.
[19]
[1]Quando udì, il re Ezechia si lacerò le vesti, si coprì di sacco e andò nel tempio.[2]Quindi mandò Eliadìm, il maggiordomo, Sebna lo scriba e gli anziani dei sacerdoti coperti di sacco dal profeta Isaia figlio di Amoz, [3]perché gli dicessero: «Dice Ezechia: Giorno di angoscia, di castigo e di vergogna è questo, poiché i bambini giungono al punto di venire alla luce, ma manca alla partoriente la forza di partorire. [4]Forse il Signore tuo Dio ha udito le parole del gran coppiere, che il re d’Assiria suo signore ha inviato a insultare il Dio vivente e lo castigherà per le parole che il Signore tuo Dio ha udito. Innalza ora una preghiera per quelli che ancora sopravvivono».[5]Così i ministri del re Ezechia andarono da Isaia. [6]Disse loro Isaia: «Riferite al vostro padrone: Dice il Signore: Non temere le cose che hai udite e con le quali i servitori del re d’Assiria mi hanno ingiuriato. [7]Ecco io manderò in lui uno spirito tale che egli, appena avrà udito una notizia, ritornerà nel suo paese e nel suo paese io lo farò perire di spada».
[8]Il gran coppiere ritornò e trovò il re d’Assiria che assaliva Libna, poiché aveva saputo che si era allontanato da Lachis. [9]Appena Sennàcherib seppe che Tiraca re di Etiopia era uscito per muovergli guerra, inviò di nuovo messaggeri a Ezechia per dirgli:
[10]«Direte a Ezechia, re di Giuda: Non ti inganni il Dio in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d’Assiria. [11]Ecco, tu sai ciò che hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che votarono allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? [12]Gli dei delle nazioni che i miei padri distrussero hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Rezef e le genti di Eden in Telassàr?[13]Dove sono il re di Amat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva?».[14]Ezechia prese la lettera dalle mani dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio e, svolgendo lo scritto davanti al Signore, [15]pregò: «Signore Dio di Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. [16]Porgi, Signore, l’orecchio e ascolta; apri, Signore, gli occhi e vedi; ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha fatto dire per insultare il Dio vivente.[17]E’ vero, o Signore, che i re d’Assiria hanno devastato tutte le nazioni e i loro territori; [18]hanno gettato i loro dei nel fuoco; quelli però, non erano dei, ma solo opera delle mani d’uomo, legno e pietra; perciò li hanno distrutti. [19]Ora, Signore nostro Dio, liberaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu sei il Signore, il solo Dio».
[20]Allora Isaia figlio di Amoz mandò a dire a Ezechia: «Dice il Signore, Dio di Israele: Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib re d’Assiria. [21]Questa è la parola che il Signore ha pronunziato contro di lui:
Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme.
[22]Chi hai insultato e schernito? Contro chi hai alzato la voce
e hai elevato, superbo, i tuoi occhi? Contro il Santo di Israele!
[23]Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il Signore
e hai detto: Con i miei carri numerosi sono salito in cima ai monti,
sugli estremi gioghi del Libano: ne ho tagliato i cedri più alti,
i suoi cipressi più belli; sono penetrato nel suo angolo più remoto,
nella sua foresta lussureggiante.
[24]Io ho scavato e bevuto acque straniere;
ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi tutti i torrenti d’Egitto.
[25]Non hai forse udito? Da tempo ho preparato questo;
da giorni remoti io l’ho progettato; ora lo eseguisco.
Era deciso che tu riducessi un cumulo di rovine le città fortificate;
[26]i loro abitanti impotenti erano spaventati e confusi,
erano come l’erba dei campi, come una giovane pianta verde,
come l’erba dei tetti, bruciata dal vento d’oriente.
[27]Ti sieda, esca o rientri, io ti conosco.
[28]Siccome infuri contro di me e la tua arroganza è salita ai miei orecchi,
ti porrò il mio anello alle narici e il mio morso alle labbra;
ti farò tornare per la strada, per la quale sei venuto.
[29]Questo ti serva come segno: si mangi quest’anno il frutto dei semi caduti,
nell’anno prossimo ciò che nasce da sé,
nel terzo anno semineranno e mieteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.
[30]Il resto della casa di Giuda che scamperà
continuerà a mettere radici di sotto e a dar frutto in alto.
[31]Poiché da Gerusalemme uscirà il resto, dal monte Sion il residuo.
Lo zelo del Signore farà ciò.
[32]Perciò dice il Signore contro il re d’Assiria:
Non entrerà in questa città e non vi lancerà una freccia,
non l’affronterà con scudi e non vi costruirà terrapieno.
[33]Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città. Oracolo del Signore.
[34]Proteggerò questa città per salvarla, per amore di me e di Davide mio servo».
[35]Ora in quella notte l’angelo del Signore scese e percosse nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, quelli erano tutti morti.[36]Sennàcherib re d’Assiria levò le tende, fece ritorno e rimase a Ninive.[37]Mentre pregava nel tempio di Nisroch suo dio, Adram-Mèlech e Sarèzer suoi figli l’uccisero di spada, mettendosi quindi al sicuro nel paese di Ararat. Al suo posto divenne re suo figlio Assarhàddon.
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