Un altro anno è passato, e mentre, anagraficamente, mi allontano sempre più dagli studenti, mi sorprendo a chiedermi cosa sia la filosofia. Lo faccio pensando a tutti ed a ciascuno: quando in terza, da persona con disabilità visiva, imparo gradualmente a discernerne le voci, sospese tra la naturale curiosità e la fisiologica paura di ogni nuova esperienza.
Dopo anni di studio di questa disciplina fatico ancora oggi a definirla in positivo, e ciò è un bene. Dirò quindi cosa la filosofia non è. Non è solo la marcia trionfale dell’uomo che, in lotta contro l’oscurantismo sempre risorgente conquista a sé e per gli altri nuovi diritti in un percorso lineare. Questo aspetto, certo, esiste, ma la manualistica hegelo-marxista, ancora oggi preponderante, lo esagera oltremodo con una voluta “sindrome della sineddoche”.
La filosofia, a sfogliare alcuni manuali, appare solo questo. E così, dal mio punto di vista, questa disciplina viene come depauperata, non per ciò che si dice, ma per quello che si tace. Vorrei per provare ad adombrare il problema della definizione della filosofia, avvalermi di alcune metafore, conscio della loro non esaustività, ma anche della loro potenza narratologica e comunicativa. Una strada diversa, in cui il mondo e l’uomo stesso sono una grande domanda, un inesausto rimando che parte dall’evidenza secondo cui il cosmo non si spiega da sé.
La filosofia è, in questa lettura, il perdersi, con Epicuro, in un giardino, o, solo per abbozzare un altro esempio, in un labirinto. Non vi è, in questi due casi, un tragitto predeterminato, e l’errore non va bandito, ma usato come una sorta di grimaldello per cercare oltre ed ancora. Abbiamo forse una metafora ancor più pregna di significato quella dello smarrirsi con Heidegger, in un bosco inestricabile in cui la vita stessa non è possesso ma ricerca, ed in questa ricerca ci scopriamo tutti piccoli, tutti uomini. Oltre le opposizioni: ricchi poveri, liberi schiavi, siamo tutti filosofi perché cercatori ed amanti di una sapienza che ci eccede, ci sfugge, eppure, etereamente, ci inabita.
La filosofia, in un mondo in cui tutto è a portata di mano, è lo stare, il rimanere, il vivere di questa ricerca: la filosofia è desiderio, domanda, meraviglia. In una civiltà in cui l’intelligenza artificiale fornisce, a vari livelli, le più svariate risposte, la filosofica arte del domandare torna di sconvolgente attualità. Oltre le storie ordinate, oltre i programmi in cui, stanti alcune inscalfibili premesse, ogni aspetto parrebbe ridotto a tassello del sistema; oltre la creazione di nemici veri o presunti contro cui lottare; educhiamo i nostri giovani a plasmarsi in questo desiderio.
Si tratta di non spegnere l’eco della domanda, di cercare sempre, non per il gusto di farlo, ma per dare voce alla più profonda istanza dell’umanità. Restiamo filosofi, restiamo umani, diffondiamo gentilezza nelle nostre relazioni, allora sì che il mondo sarà migliore, senza però mai divenire un paradiso.
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