Io (che sono cieco) vi consiglio vivamente di leggere

Leggere nutre la mente, le dona una sempre nuova plasticità, rallentandone il fisiologico decadimento; dilata i nostri orizzonti, oltre il qui ed ora del tempo e dello spazio. Ci consente di intraprendere un viaggio verso altre culture, altre epoche, altre usanze: ci permette di incontrare uomini e donne che non hanno tenuto la loro memoria o le creazioni della loro immaginazione come un tesoro privato, ma hanno voluto che fosse pubblico e condiviso.

Aprire un libro significa fermarsi, arrestare la fisiologica cronologicità del tempo, veleggiando verso una pienezza: di senso, di memoria, di attesa. Leggere in qualunque modo vuol dire vivere, nutrirsi, arricchire non solo il proprio vocabolario inteso come mero possesso di lemmi e concetti, ma anche la propria capacità di nominare, conoscere, riconoscere sensazioni e sentimenti. Da persona con disabilità visiva ho letto in vari modi: facendo dolcemente fluttuare le mie dita su ordinate trame di puntini, ascoltando pile di cassette registrate, interagendo con smart speaker. Ho così certo sperimentato una prima fondamentale dicotomia quella tra lettura ed ascolto. Ma, oltre tale iato, anche l’ascolto per mezzo di voci sintetiche – sempre più espressive ma ancora non umane – rappresenta comunque un’esperienza di libertà perché consente di uscire dalla carestia di libri, da quelle pagine levigate ma inaccessibili, scritte eppure, almeno per me, inesorabilmente bianche.

Forse è anche per questo motivo biografico che fatico a comprendere la volontaria carestia di lettura che molti si impongono. La lettura di un romanzo storico arricchisce lo stesso studio, si esce dalla cronicità del manuale che enumera fatti ed interpretazioni. In un labirinto di sensazioni, sentimenti, esperienze, è come se, nella saga di una famiglia, quei fatti prendessero forma e vita. Ne I viceré di Federico De Roberto, questo accade in modo mirabile: i patrioti risorgimentali non sono solo eroi, come nella storiografia unilateralmente encomiastica di un Solmi. I reazionari borbonici non sono solo negletti, tirannici sostenitori di un ingiusto governo da abbattere. Quei fatti mirabili, pur se fedelmente narrati, sono avvolti in un’ironia che li sovrasta e li travolge. Un’ironia che nessun manuale potrà mai trasmettere, ma che, per essere compresa profondamente, necessita di un preliminare studio manualistico.

Uno studio che non è vuota aridità, ma quel portico di fatti capaci di introdurci nella saga, domestica e nazionale, in cui quei fatti sono necessariamente inscritti. Buono studio e buona lettura, due esperienze gemelle non identiche che si completano a vicenda. Quando interroghi uno studente, anche solo dalla varietà delle parole di cui si serve, riesci a comprendere se è tra i pochi allievi che leggono. Una varietà che dai termini avvolge gradualmente i concetti, compresi e non solo ripetuti. Ed è per questo che mi permetto di consigliare la lettura, palestra di umanità.

Informazioni su Alessio Conti 107 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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