“Credice Robe’!”: una lezione dalla scuola del calcio

Credere in sé stessi è importante, sui campi di calcio come su quelli della vita. Ero poco più che un bambino quando un episodio, solo apparentemente insignificante, mi ha impartito questa grande lezione.

Sterrato o erboso, illuminato da abbaglianti riflettori o praticabile, grazie all’irraggiamento solare solo in alcune ore del giorno, circondato da immense tribune o da piccoli spalti, il rettangolo di gioco assurge spesso a metafora dell’esistenza. Vittorie e sconfitte, gesti solitari e gioco corale, imprese impossibili e sorprese che passano alla storia, avvengono su quel palcoscenico in cui undici giocatori si confrontano correndo contro altri undici, non disordinatamente, dietro ad un pallone.

E su quel correre, sulle posizioni dei ventidue in campo, sui cambi dei tecnici, sui moduli di gioco, si discute per poi concludere che il pallone è rotondo ed un episodio può vanificare piani tattici accuratamente preparati.

Ed è di un confronto ancora una volta andato in scena sul campo di Grottaferrata che vorrei parlarvi, io, piccolo Esopo che, non sapendo inventare favole, cerco di trarre ammaestramento dalla realtà. Dalla propria metà campo un giocatore criptense effettua un lancio lungo che, scavalcando la zona nevralgica del rettangolo di gioco, avrebbe voluto mettere in movimento Roberto, punta della squadra di casa. L’attaccante scatta, ma il lancio è troppo forte ed il numero cinque ospite è in netto vantaggio su di lui. Oltre che dalle sue gambe Roberto è sostenuto dal publico: nitida odo la voce di uno spettatore “Credice, Robe’ ché u cinque liscia!”.

Roberto disobbedisce: non ci crede, desiste dallo scatto ma il cinque, pur se in abissale vantaggio, liscia clamorosamente il pallone, costringendo il suo portiere ad un uscita che solo la desistenza di Roberto aveva reso agevole. Non posso qui ripetere tutto quello che disse la medesima voce al termine dell’azione: più o meno argomentò che lui lo aveva detto che lisciava corroborando la sua tesi con vari epiteti nei confronti dell’incredula punta.

E questo una cosa la dice a me: ancora oggi, a distanza di anni, bisogna crederci sempre. Un cinque che liscia nel campo di calcio o in quello della vita può sempre esserci. Così un progetto che pareva sfumare per la sua velleitarietà può realizzarsi anche per errori altrui, se il suo autore ci crede. Se accade il contrario, invece, anche se il cinque liscia, ecco un portiere che blocca tranquillo in uscita, ed ecco soprattutto, per il nostro Roberto, il rimpianto di non averci creduto.

Informazioni su Alessio Conti 96 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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