Lettera alla mia fragilità

Cara fragilità,
oggi, mentre tutti ti fuggono come una calamità inenarrabile; mentre a dominare è “l’uomo che non deve chiedere mai”, io ti accolgo e, accogliendoti, mi accolgo.

Mi domando quanto tu sia inconsapevolmente presente anche in chi divinizza la perfezione di un corpo, o affida il proprio benessere a ruoli ed oggetti di tendenza. Ti accolgo, mia fragilità, quando in una mostra una voce mi narra i quadri e le sue stesse emozioni. Non è una voce monocorde che giunge da un telefono, in cui etereamente risiede un’audioguida, progettata per chi non vede. Ma è voce umanissima che cerca, per come può, di rompere una barriera, vincendo, la sua stessa fragilità.

Io ti accolgo, mia fragilità, nella voce dei miei parenti che diviene più flebile, o in quelle ormai silenti, perché ridotte a tenace ricordo. Io ti accolgo, mia fragilità, quando passo nei luoghi che quelle voci riempivano di valore e di senso. Luoghi che con il trascorrere dei decenni sono certo esteriormente mutati, ma che ostinatamente resistono nella mia memoria acustica ed olfattiva insieme a quelle voci.

Resistono, perché l’amore vince l’odio, l’essere ha l’ultima parola sul nulla, il bene, quotidianamente scelto, contrasta anche la notte più oscura del male più atroce insensato. La contrasta ma, a differenza di quanto accade nei cartoni animati, non sempre riesce a vincere: lo farà definitivamente, oltre la passeggera scena di questo mondo.

Ti accolgo, fragilità, quando la voce sintetica legge il testo di filosofia, e la nascita di Eros, culmine della cultura ellenica, diviene simile ad una lista della spesa: perché per una voce artificiale ogni testo è uguale ad ogni altro. Ma è anche grazie a quella voce inespressiva e monocorde che io, debole a mia volta, posso divenire voce: di Platone, di Socrate, di Omero.

Alleate, pur se nella abissale diversità l’inconsapevole voce sintetica e quella umana guidata dal logos operano affinché non sia il silenzio a dominare. Ed in questa operatività sinergica, almeno per la voce razionale, balugina il desiderio che i grandi miti di Platone e gli immortali ragionamenti di Aristotele continuino a nutrire ed a nutrirci. Noi, uomini fragili, vascelli in un procelloso pelago, ma pur sempre desiderosi di navigare, di tenere il timone delle nostre esistenze, di spiegare le vele che si gonfiano rendendo docile la forza di venti vecchi e nuovi.

Informazioni su Alessio Conti 93 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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