…Ma come diminuirebbe e si consumerebbe il futuro, che ancora non è, e come crescerebbe il passato, che non è più se non per l’esistenza nello spirito, autore di questa operazione, dei tre momenti dell’attesa, dell’attenzione, e della memoria? Così l’oggetto dell’attesa fatto oggetto dell’attenzione passa nella memoria.
Agostino, Confessioni, XI,37
Un labirinto in cui dolcemente perdersi, facendosi cullare tra attesa, attenzione e memoria. Un luogo magico in cui il solo filo d’Arianna è lo spirito. È questo il tempo per Agostino. Non ci serve illuderci di ingabbiarlo entro sofisticatissimi strumenti, non ci basta ridurlo a misura, a numero.
Il solo quadrante di un orologio, anche se non più connotato dal monodico ticchettio delle lancette, ma da eteree cifre digitali non è la vera dimora del tempo. Sí, perché il tempo vive e rivive nello spirito: l’anima è la sua sola sede. Così un luogo, un odore, una musica, attinti dopo decenni, possono far emergere, dalle abissali profondità della memoria eventi sepolti, forse, ma non dimenticati.
È questo il tempo che ci manca: non quello che riempiamo di fatti, di esperienze da attraversare, quello per cui non abbiamo mai tempo. È il tempo dell’essere che ci serve: occorre perdersi in questi interiori labirinti, vivere istanti sospesi ed incommensurabili, lasciarsi guidare da quel luogo, da quel profumo, da quella musica – cose insignificanti per tutti, ma solo per me epifania di ciò che pareva perduto.
Questo tempo, non quello degli orologi (non più) ticchettanti, è quello veramente capace di narrare il futuro: aperto alla sorpresa, all’ulteriorità, all’infinito. Un tempo pregno di attesa e di speranza, certo che un giorno il tempo non sarà più. Allora, e solo allora, non vi sarà nulla da attendere o da ricordare, la nostra attenzione scemerà nella visione di Dio: il tempo sarà eternità.
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