Come Agostino e Monica si ritrovarono piú vicini che mai

Riconciliarsi sul litorale di Ostia: è questo il destino di un figlio ed una madre che proprio mentre lei abbandona la vita terrena, si scoprono entrambi figli in Cristo. Dolce è il loro conversare, quel ritrovarsi nella profonda e feconda consapevolezza di non essersi perduti mai, anche quando parevano lontani, non tanto perché divisi dal Mar Mediterraneo, quanto perché il figlio sprecava i suoi doni, prigioniero di un inconsapevole orgoglio.

Doni, meriti, testimonianza di vita: troviamo tutto questo nel libro IX delle Confessioni, in cui Agostino descrive la morte di Monica, pagine che per la loro bellezza scoraggiano ogni riassunto. Se la ricerca è già un inconsapevole ritrovamento, ecco che i due non sono mai stati estranei e lontani: l’uno cercava, l’altra pregava, entrambi erano uditi, non da un qualunque uomo, ma dal Dio fatto uomo che esaudisce le preghiere e rinvigorisce le ricerche.

Non volendo riassumere queste pagine immortali, ma unicamente aspirando a suscitare il desiderio di leggerle, di pregare con loro e, perché no, di piangere con e come Agostino, mi limiterò a cogliere un’espressione particolarmente suggestiva per l’uomo che crede di essersi fatto da se. Prima indugiamo però sulle lacrime del filosofo: egli stesso le definisce “come un giaciglio” su cui Monica «trovò riposo». Quando, secoli dopo, il Papa agostiniano, nella sua prima omelia natalizia parlerà della festa come di “un vagito accolto” mi sono tornate alla mente, al cuore, all’intelletto queste pagine sublimi. Senza obliare l’esperienza del dolore, Agostino ci insegna a leggere con gli occhi della fede, anche la morte di una persona cara. Un coglimento in cui tutto è dono, tutto è grazia, come questa frase illustra icasticamente:

Eppure chi aduna innanzi a te i suoi autentici meriti, che altro ti aduna se non i tuoi doni? O se gli uomini si conoscessero come uomini, e chi si gloria si gloriasse nel Signore.

Quando il merito diviene dono, chi lo riceve non monta in superbia, ma arde dal desiderio di condividerlo, di farne partecipi altri. Se invece il merito resta tale, conquistato non con e per gli altri ma contro di loro, in un’assurda gara, allora ecco le discordie, la vanagloria, le recriminazioni. Se abbiamo un merito, un talento, una capacità, chiediamo al Signore di non farci dimenticare mai di averlo ricevuto e di doverlo condividere.

Informazioni su Alessio Conti 87 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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