La radice delle scelte sbagliate, tra intelletto e volontà

L’intelletto conosce, ma è la volontà che sceglie, raramente tra beni e mali, più spesso tra diversi tipi di bene che è chiamata ad ordinare anche in modo gerarchico perché non viviamo in un mondo in cui ogni opzione sia orizzontalmente equivalente ad ogni altra.

È questo uno dei cardini del pensiero agostiniano che Leone XIV ci invita instancabilmente a conoscere ed amare, ma, più in generale, dell’intera rivelazione biblica. Per comprendere quanto il volontarismo cristiano abbia influito sulla nostra mentalità, e quanto l’odierna abulia sia uno dei segni della secolarizzazione, sarà utile un’incursione nella pur grande filosofia antico-pagana. Visiteremo rispetto al volere quel mondo ellenico che, proteso nella valorizzazione della conoscenza intellettuale, non ha forse inquadrato in una prospettiva adeguata altre facoltà umane, ad iniziare appunto dalla volontà.

Socrate riteneva che chi avesse conosciuto la natura di un bene, per questo solo fatto lo avrebbe compiuto e quindi, dialetticamente, identificava il male con l’ignoranza: per lui povero era colui che non sapeva e, quindi agiva male. I cristiani denomineranno questa posizione, per certi versi unilateralmente, intellettualismo etico, ponendo l’accento non tanto sulla conoscenza, quanto sulla scelta. Allettato da una miriade di beni, l’uomo ne predilige uno, scartando o posponendo gli altri.

Ogni volta che spiego questo argomento ripropongo un esempio particolarmente calzante: individuo un grande spauracchio: l’interrogazione di fisica, di matematica, di latino. Marco sa che verrà interrogato e sa anche di essere non fortissimo in quella disciplina. Il suo intelletto, volto al conoscere, non ignora che dovrebbe studiare per limitare i danni. L’interrogazione incombe: siamo a lunedì ed è fissata per venerdì di quella stessa settimana. Marco si propone di studiare ma ecco la scelta: nel pomeriggio di lunedì si prospetta un’allettante partita di pallone, il martedì il l’asta del fantacalcio, e negli altri giorni diverse attività di questo tenore. Marco studia nei ritagli di tempo, l’interrogazione va come è prevedibile. Ora il nostro allievo non ha sbagliato per ignoranza, ma perché ha orientato la sua volontà su beni diversi dal preparare l’interrogazione. Abbiamo anche esempi letterari di questa natura che propongono il medesimo tema in una prospettiva psicoanalitica: La coscienza di Zeno di Italo Svevo è uno tra i più celebri, ma non certo il solo.

Ma torniamo all’Ipponate: retore, anche quando scandaglia gli abissi dell’anima Agostino scrive:

Ero io che volevo, io che non volevo, io che insieme volevo e non volevo.

Poche parole che riassumono icasticamente quel dibattersi della volontà che agita, spesso sconvolge, le nostre vite. In principio era la scelta, potremmo dire: scegliere significa anche perdere, lasciar andare. Non possiamo conservare tutto, non possiamo primeggiare in ogni aspetto della vita. Scegliere significa assegnarsi delle priorità e lavorare per tentare di realizzarle. Significa soprattutto, sapere che cadremo, sbaglieremo, potremo fallire, ma che di una vita adulta e matura fanno parte anche queste esperienze.

I filosofi discuteranno ancora se l’errore dipenda dall’intelletto o dalla volontà, da un difetto di conoscenza o dell’azione, oggi assistiamo ad un fenomeno forse ancor più stupefacente: la paura di sbagliare paralizza le persone. E questo accade fondamentalmente perché abbiamo disimparato ad accettarci come esseri finiti, limitati, fallibili. Se lo facessimo vivremmo meglio.

Informazioni su Alessio Conti 84 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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