Leone XIV, la fede e la scienza alla Lateranense

Ero un bambino quando, nel 1982, san Giovanni Paolo II pronunciò queste parole:

Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta.

Parole che, riascoltate più volte, mi sono tornate alla mente leggendo il recente discorso di Leone XIV in occasione dell’inaugurazione del anno accademico della Pontificia Università Lateranense. I due Vescovi di Roma individuano l’urgenza di arginare quella deriva pastoralistica che rende la Chiesa tanto popolare – soprattutto tra i non credenti –. Una tendenza che, ove risulti assolutizzata, rischia di alterare la natura stessa della comunità dei battezzati.

Oggi – ha detto il Santo Padre – abbiamo urgente bisogno di pensare la fede, per poterla declinare negli scenari culturali e nei contesti attuali, ma anche per contrastare il vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo.

Una pervasività non inesorabile che può essere arginata recuperando la scientificità, intrinsecamente aperta al dialogo, propria degli studi accademici, oltre che un’ermeneutica adeguata di alcuni termini cui sono sottese altrettante dimensioni. Si tratta di veri e propri pilastri su cui un’istituzione universitaria specialmente legata al carisma del Vescovo di Roma si deve fondare, essendo, essa stessa, un microcosmo con docenti e studenti provenienti dai cinque continenti.

Tra queste colonne, oltre alla già citata scientificità, spicca la reciprocità intesa alla stregua di un reticolo di relazioni che, come dicevo all’inizio, ha occhi e cuore puntati verso il futuro. Oggi, purtroppo si usa spesso la parola “persona” come sinonimo di “individuo”, e il fascino dell’individualismo per una vita riuscita ha risvolti inquietanti in ogni àmbito, si punta alla promozione di sé stessi, si alimenta il primato dell’io e si fatica a fare cooperazione, crescono i pregiudizi nei confronti degli altri e in particolare di chi è diverso.

Lo stile di relazioni connotate dalla reciprocità è quello di un sapere capace di favorire la fraternità e naturalmente aperto a culture diverse. Una tensione alla reciprocità che sfocia, quasi naturalmente, nella finalità primaria di ogni istituzione educativa: promuovere il bene comune.

Il fine del processo educativo e accademico, infatti, deve essere formare persone che, nella logica della gratuità e della passione per la verità e la giustizia, possano essere costruttori di un mondo nuovo, solidale e fraterno.

Nel rigore degli studi che esige docenti preparati e posti nelle condizioni «pastorali, giuridiche ed economiche», di svolgere la loro missione, l’università diviene segno profetico, avanguardia di questo mondo venturo in cui la stessa pace, che certo è dono di Dio, esige l’apporto competente di persone ed istituzioni.

Ancora una volta il raffinato teologo agostiniano che la provvidenza ha posto sul soglio di Pietro individua i mali del nostro mondo, ma anche, se non soprattutto, le terapie per curarli. Ecco perché la speranza di Cristo amplificata da Leone, non delude: non è sterile utopismo, ne vacuo ottimismo, non è il consolatorio “andrà tutto Bene”. È la fiducia in un’alleanza tra ragione e fede che continua a cercare per approfondire la conoscenza di quei tesori, anche umani, consegnateci nella rivelazione, tesori che abbiamo la gioia, prima che il dovere, di custodire e trasmettere.

Informazioni su Alessio Conti 84 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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