Come si prolunga oggi il Giubileo dei Giovani

Guardare un prato fiorito, scorgendo la fragilità anche nelle pieghe della sua sfavillante bellezza: è questo l’itinerario spirituale che Leone XIV ha proposto ai giovani concludendo il loro giubileo in quella stessa spianata di Tor Vergata in cui San Giovanni Paolo II aveva pronunciato parole profetiche mentre sbocciava il II millennio dell’era cristiana. 

«L’incontro con Cristo risorto, ha affermato il Papa, cambia la nostra esistenza, illumina i nostri desideri, affetti, pensieri», un incontro che redime, pur senza negarla la nostra stessa fragilità rendendola «parte della meraviglia che siamo». Un messaggio profondo, radicalmente contrapposto a quello di una società che vuole i giovani forti, vincenti, esteriormente avvenenti, abbagliandoli con il triste mito di chi si è fatto da sé. E tutto questo, mentre la natura torna ad essere agostinianamente teofania, e visibile nel rigoglio cromatico di un prato che diviene metafora anche di quella tradizione viva presente nella stessa Chiesa. Un rigoglio ora sfavillante, ora nascosto, ma in cui ogni singolo stelo, persino mentre muore, alimenta il prato che rinascerà. 

Parole semplici, e allo stesso tempo, profonde, quasi liriche, che è il caso di rimeditare, proprio mentre il silenzio della quotidianità è tornato ad avvolgere la spianata di Tor Vergata. Sarà infatti in quel silenzio, in quella feriale dedizione che il prato dovrà tornare a fiorire, divenendo concime per una Chiesa capace di nutrirsi della e nella sua stessa fragilità. 

Se la prima lettura, tratta dal Libro del Qoèlet, «ci invita a prendere contatto… Con l’esperienza del nostro limite, della finitezza delle cose che passano», il Salmo 90 ci conduce a contemplare l’immagine dell’erba, rigogliosa al mattino, ma inesorabilmente secca e quindi falciata alla sera.

«Pensiamo – ha soggiunto Leone – al simbolo dell’erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi; e però al tempo stesso rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime con il loro stesso consumarsi sul terreno». 

Come l’evangelico chicco di grano deve morire per portare molto frutto, così soprattutto nel gelo invernale, anche qualche stelo del nostro prato è chiamato a perire, ma la sua fine non è un precipitare nel nulla eterno, anzi, conclude Leone, «la sua energia freme sotto terra e si prepara ad esplodere, in primavera, in mille colori». 

Il Santo Padre ci invita, ancora una volta, a ripercorrere da pellegrini quella via pulchritudinis che in un’ecologia integrale la natura rappresenta, anche con una gemma agostiniana, incastonata, come spesso accade, pure in questa splendida omelia. Oltre effimeri ed inefficaci surrogati, incapaci di lenire quella sete di infinito da cui siamo abitati, ascoltiamo l’appello del Vescovo di Ippona «a trascendere le cose create: ricerca chi le ha fatte, egli è la tua speranza». 

Ancora una volta, come agli inizi della storia della Chiesa “Pietro ha parlato per bocca di Leone”, speriamo che sia ascoltato. 

Informazioni su Alessio Conti 84 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

1 commento

  1. Un energico come delicato invito alla vita ed al ciclo naturale del vivere.
    Morire per dare la vita.
    Questo è il messaggio che ho visto.

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