Lettera a un fratello non credente

Caro Fratello non credente,
Mi rivolgo a te, fratello in umanità, consapevole che quello che ci unisce può essere più forte di ciò che ci separa. Sono però anche conscio che quanto ho appena affermato vale a patto che entrambi non fingiamo di essere concordi su tutto, ripetendo un cumulo di banalità, utili solo a non farci scontrare. Dobbiamo invece sapere che anche lo scontro può rappresentare uno spazio di ricerca e di libertà, tanto che se non si tramuta in sterile polarizzazione può persino avere aspetti positivi.

Ed allora non tacerò e non addolcirò ciò che alle tue orecchie può apparire dissonante o stonato, e mi permetterò, pur senza farti una predica, persino di darti un consiglio. Quella che noi chiamiamo “correzione fraterna”, infatti, non è l’atto di chi dall’alto rimprovera altri, ma deriva direttamente dall’esperienza del “sinodo”, di un comune cammino, in cui tutti siamo pellegrini anche chi non lo sa. In questo spirito ripeto con Sant’Agostino che «chi crede non smette di pensare», non accetta supinamente in ogni ambito, ordini che non comprende. Accetta, con atto libero, l’ossequio della fede dovuto al Dio che si rivela, e che facendolo, ci rivela misteri inaccessibili alla nostra ragione.

Ovunque possiamo, però anche noi credenti la ragione la usiamo: San Tommaso d’Aquino, solo per fare un esempio, accoglie la sfida dei mussulmani e del pagano Aristotele, sulla base della ragione che lo accomuna ad ogni uomo, ed enuncia alcuni preamboli, utili ad accettare la stessa fede.

Ti sarà capitato certo di incontrare un catechista od un religioso che ti avrà chiesto il cimento, impossibile e non necessario, di credere a ciò che non capivi: sappi che questa eresia si chiama fideismo ed è stata più volte condannata, nonostante pulluli ancora nell’omiletica. Eresia perniciosa, perché trasforma la fede in una creduloneria per gente sciocca. Proprio da questa constatazione deriva il mio consiglio: ascolta, con animo scevro da pregiudizi, le parole ragionevoli di Leone XIV: dove potresti infatti trovarne altre? Nel secolo passato ti sono stati promessi vari paradisi: utopie orizzontali di varia foggia e natura, a questi paradisi.

Hai magari dedicato tempo ed energie, con fede forse dissimulata ma sicuramente ammirevole; in questo primo scorcio di secolo le relazioni, a vari livelli, paiono dominate dalla bieca legge della prevaricazione e della forza. Ora, per una volta, ascolta quell’Uomo vestito di bianco che, ogni domenica si affaccia alla finestra: troverai una parola profonda, fresca, nuova che sa di antico. Troverai un cercatore inquieto che, sulle orme del suo padre Agostino, potrà aiutarti, e se non ti sarà possibile accogliere tutte le risposte, lasciati provocare almeno dalle sue domande.

Io deporrò quella presunzione, propria di certo cattolicesimo, di avere sempre la risposta giusta, cercherò di testimoniare più coerentemente i valori che professo, o, almeno, di non contraddirli con la mia vita. Sappi però che, al pari di te, anche io sono solo un uomo: povero, fragile, ma abitato, senza alcun merito, da una certezza: Cristo sarà con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

P.S. Un’ultima preghiera: non usare le mie eventuali debolezze come alibi per te.

Informazioni su Alessio Conti 84 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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