Papa Leone, “parroco di Castel Gandolfo”, e il “Buon Samaritano”

…guariti e amati da Cristo , diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua comprensione nel mondo.

Non si tratta solo di essere buoni: Leone XIV lo ha mostrato chiaramente commentando la celebre parabola evangelica del samaritano che soccorre colui che è incappato nei briganti, senza passare oltre. La dettagliata narrazione lucana, come sempre arricchita da descrizioni in cui i luoghi e le ambientazioni non sono fattori esornativi, è approfondita teologicamente da Leone che ne coglie aspetti nuovi, rendendo ancor più affascinante un testo fin troppo noto.

E se Gerico, «una città che si trova sotto il livello del mare», non è solo un luogo, la strada, in cui è ambientata la narrazione biblica non è solo uno sfondo. Il cristocentrismo radicale del Papa agostiniano brilla ancora una volta, come una gemma preziosa, donata alla Chiesa nell’omelia tenuta nella Santa messa celebrata presso la Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova a Castelgandolfo:

oggi – ha detto il Papa – quella strada che da Gerusalemme discende Verso Gerico… è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà, da tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita. È la strada di tutti coloro che scendono in basso, fino a perdersi e a toccare il fondo.

In questo abisso limaccioso costoro non sono soli: Cristo stesso lo ha abitato per redimerlo, ed in lui, anche noi possiamo farlo.

Cristo – chiarisce il Papa – è manifestazione di un dio compassionevole: credere in lui e seguirlo come suoi discepoli significa lasciarsi trasformare perché anche noi possiamo avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono ferite, le spalle forti che si prendono il carico di chi è nel bisogno.

Nella compaginata teologia di leone la filantropia che si esprime anche come giustizia sociale nell’ascolto di popoli depredati, rampolla da questa consapevolezza cristologica e cristocentrica. Parole importanti, con riverberi ecclesiologici e teologici ancora da decifrare, in una riflessione in cui appare centrale il tema dello sguardo.

…il primo sguardo di cui la parabola vuole parlarci, è quello che Dio ha avuto verso di noi… Il buon Samaritano infatti è anzitutto immagine di Gesù il Figlio eterno che il Padre ha inviato nella storia proprio perché ha guardato all’umanità senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione.

Solo da questo sguardo preveggente di Dio possono discendere anche i nostri sguardi. E se il Sacerdote ed il Levita, presenti in ciascuno di noi, ci tentano a passare oltre, il Buon samaritano, l’altro, lo straniero, l’eretico per eccellenza, ci rammenta che

c’è un vedere con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote , interroga la nostra vita e la nostra responsabilità.

Informazioni su Alessio Conti 84 articoli
Nato a Frascati nel 1974, Alessio Conti è attualmente docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico statale Bruno Touschek di Grottaferrata. Dottore di ricerca in discipline storico filosofiche, ha pubblicato con l'editrice Taυ due libri (Fiat lux. Piccolo trattato di teologia della luce [2019], e Storia della mia vista [2020]). Già docente di religione cattolica per la Diocesi di Roma, è attivo nel mondo ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica Italiana di cui è responsabile parrocchiale del gruppo adulti. Persona non vedente dalla nascita, vive la sua condizione filtrandola grazie a due lenti, quella dello studio, e quella di un'ironia garbata e mordace, che lo porta a vivere, e a far vivere, eventi e situazioni in modo originale.

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