Marcione: anche se questo nome è oggi ignoto a molti, la risorgente forza della sua dottrina si palesa in mille iridescenze che, più o meno accentuate, baluginano nella storia della chiesa.
Il rifiuto del Vecchio Testamento e l’accentuato letteralismo derivano forse dall’origine greca del Vescovo Marcione, ed hanno percorso la storia della Chiesa riaffiorando più e più volte, dal Medioevo ai nostri giorni – specie nell’ambito delle sette fondamentalistiche di matrice Protestante.
Quella contrapposizione, spesso ripetuta, tra un Dio dell’antico testamento giusto e, quindi, crudele; e uno del nuovo misericordioso oltre ogni limite, si ode sovente, e non solo nell’omiletica.
Svellere Cristo dal suo Popolo: tanti altri dopo Marcione sono caduti in questa tentazione, e non sono personalità irrilevanti. L’Hegel degli “scritti teologici giovanili” – soprattutto “la vita di Gesù” e “lo spirito del cristianesimo e il suo destino” è certamente il più celebre, ma non il solo. Potremmo aggiungere Nietzsche e lo stesso Marx.
Eppure un’altra lettura del rapporto tra i due Testamenti sarebbe stata possibile seguendo il celebre brocardo agostiniano – naturalmente ignoto a Marcione per ragioni storiche –:
Il Nuovo testamento è nascosto nell’Antico, l’Antico Testamento è svelato nel Nuovo.
Si ha qui una sinfonia dei due Testamenti in cui nulla è completamente nascosto e al contempo, nulla è pienamente rivelato perché – se ci crediamo veramente – lo sarà in Paradiso, quando vedremo Dio come egli è.
Il rifiuto marcionita del Vecchio testamento non è il solo rischio di questa eresia che risente anche di un accentuato letteralismo nell’esegesi biblica. Al pari di molti fondamentalisti odierni, Marcione non vede che rischi nell’allegoresi, precludendosi così un accesso polimorfo alla stessa Rivelazione. È infatti proprio la lettura allegorica che ci consente di plasmare parole storicamente lontane in modo che si attaglino alle odierne situazioni: così è bello sorprendersi scorgendo in Abramo il simbolo di Cristo, e nell’Egitto, in cui il popolo eletto fu schiavo, ogni nostro Egitto: egoismo, superbia, avarizia gola, tristezza, accidia. Ma per fare questo occorre l’allegoria: la sola lettera, che uccide, non basta. Marcione non lo aveva capito; noi che abbiamo la grazia di vivere dopo Agostino dobbiamo studiare e pregare: studiare per conoscere, e pregare perché lo Spirito Santo – Spirito di sapienza e di intelletto – ci dia la forza di farci plasmare da queste parole.
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