Donne, Chiesa e preti: la lezione dell’“amica di Aupetit”

Traduzione dell’intervista di Céline Hoyeau a Lætitia Calmeyn (la teologa amica e collaboratrice di mons. Aupetit finita nell’occhio del ciclone con lui), pubblicata su La Croix il 12 dicembre 2021.
Intervista su KTO (20 ottobre 2020)

Teologa, vergine consacrata, Lætitia Calmeyn, 46 anni, è comparsa giovedí 9 dicembre in Paris Match accanto a mons. Michel Aupetit, poco dopo le dimissioni dell’arcivescovo di Parigi, colpito da critiche sul suo governo e sulla sua vita privata. In La Croix la donna ha tenuto a spiegarsi sui sospetti di inappropriata intimità di cui è stata oggetto.

Céline Hoyeau: Lei è apparsa giovedí [scorso] in un articolo di Paris Match… è la prima volta che una teologa, una vergine consacrata nella Chiesa, è oggetto di un simile trattamento mediatico. Come reagisce?

Lætitia Calmeyn: Due giorni fa ero veramente sotto choc, l’ho vissuta come un trauma. E poi mi è balenato agli occhi un fatto: se ci fosse stato un uomo, un prete, accanto a mons. Aupetit, ci sarebbe stato lo stesso trattamento mediatico? Le donne nella Chiesa devono essere ridotte a oggetto di sospetto, di fantasma, espressione di gelosie o di servilismo?

Tutto questo vuol dire che, nella Chiesa e agli occhi del mondo, una relazione di amicizia tra un uomo e una donna non è immaginabile? Posso ben ammettere che un giornalista voglia incontrarmi, ma questo furto di immagini e questa montatura atta a suggerire sospetti – laddove proprio non c’è materia! – sono terribili.

Alcuni hanno potuto rimproverarle una forma di imprudenza, per quella passeggiata con un vescovo che aveva rassegnato le dimissioni per essere stato sospettato di relazioni con una donna.

L. C.: Certo, capisco. Bisogna [qui] distinguere fra prudenza e diffidenza. Come lei ha potuto constatare in base alle foto di Paris Match, tutti gli spazi in cui siamo stati erano di luoghi pubblici. Che una persona estremamente brutalizzata negli ultimi tempi, indotta alle dimissioni, conservi degli spazi di amicizia per attraversare la prova… questo è nell’ABC della fede. Non facciamo a non capirci: dov’è lo scandalo oggi? Certo non nell’amicizia, ma nel male che su quell’amicizia viene proiettato.

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Com’è che lei, piú fondamentalmente, intende le critiche che le sono fatte, ossia quelle di aver assunto un ruolo sproporzionato nel governo della diocesi di Parigi?

L. C.: Torniamo all’oggettività della mia situazione: quali sono, nella diocesi, le mansioni per cui ho ricevuto una missione [canonica]? Sono insegnante alla facoltà Notre-Dame del Collège des Bernardins e gestisco la direzione dell’ISSR [Istituto Superiore di Scienze Religiose]. Poi sono nel Consiglio del Seminario di Parigi. Non faccio però parte dell’équipe che assiste Michel Aupetit nel suo governo.

Nell’arco di un anno, sono passata una volta in episcopio, per un compleanno! Ci sono dei preti che in diocesi hanno responsabilità importanti. Riguardo a loro qualcuno dice “Ecco un uomo di potere!”? E del resto sono ben lungi dall’essere l’unica donna: ce ne sono altre nei vari consigli diocesani. E se mi capita di essere consultata da preti o da laici su questa o su quella questione, è in forza delle mie competenze teologiche.

Si parla tanto del posto della donna nella Chiesa. Mi sembra molto importante che esso non sia inteso soltanto in un rapporto gerarchico, ma nel vis-à-vis. Ne ho fatto esperienza in Seminario: lo sguardo della donna è completamente diverso da quello dell’uomo. Non sono per le quote rosa nella Chiesa, il punto non è quello: c’è uno sguardo femminile necessario, ma è legato a dei carismi.

Le donne in ruoli di responsabilità, ai Bernardins, sono rare. Essere sole in un mondo di preti non comporta in sé il rischio di prendere parte a un sistema clericale?

L. C.: Anzitutto, ai Bernardins siamo sempre di piú… E poi, se si accettasse il ragionamento che lei propone nessuno si impegnerebbe piú in niente, per paura di prendere parte a un sistema. Io ho constatato che il clericalismo, da un lato, è un fatto assai inconscio.

Ciò di cui però ho pure fatto esperienza nel quotidiano è che la fraternità e le amicizie cambiano le cose e permettono di vivere vere relazioni di comunione. Poco dopo il mio arrivo, un prete è venuto a trovarmi per dirmi: «Da quando ci sei tu, ho trovato il mio posto». La questione del posto della donna è importante perché gli uomini trovino il loro in quanto uomini, senza necessariamente identificarsi con la loro funzione.

“La Croce, sapienza e follia” (24 agosto 2020)

Intende dare seguito alla vicenda?

L. C.: Il seguito che darò personalmente è seguitare nell’essere fedele alla mia vita consacrata nella sequela di Cristo e alla mia missione. Questa fedeltà, però, non esclude un dovere di giustizia: degli avvocati stanno esplorando tutte le vie legali possibili. Sporgeremo denuncia, anche se non ne abbiamo ancora definito precisamente l’oggetto formale: diffamazione, calunnia, attentato alla vita privata… Bisogna evitare che quanto è accaduto si ripeta.

Proseguirà nella sua missione ai Bernardins e nella Congregazione per la Dottrina della Fede?

L. C.: Sí, ne sono profondamente felice.

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Céline Hoyeau, Giornalista d'informazione religiosa su La Croix, autrice fra l'altro di “La trahison des pères. Emprise et bus des fondateurs de communautés nouvelles”.

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