Per il “libro d’oro” di mons. Michel Aupetit

Mons. Michel Aupetit pronto per una celebrazione liturgica in Notre-Dame dopo la riapertura seguita all'incendio.

Avevo deciso di non esprimermi pubblicamente sul “caso Aupetit” per non alimentare la volgare gazzarra (anche il ratzingeriano “chiacchiericcio” suonerebbe impropriamente vezzeggiativo, nel contesto) che imperversa da un paio di settimane a questa parte. Quest’oggi, però, sarà celebrata nell’importante chiesa parigina di Saint-Sulpice1Dall’incendio di Notre-Dame in qua, praticamente la cattedrale cittadina. una messa di saluto all’Arcivescovo, e la Diocesi ha allestito un “libro d’oro” su cui porre il proprio saluto al Presule uscente. Se la Chiesa dei Parisii ci dà dunque la parola sul tema, mi sento autorizzato a dire qualcosa.

Un saluto che potremmo dover tornare a rileggere

Il 27 novembre 2021 mons. Aupetit ha preso la parola ai microfoni di Radio Notre-Dame (l’emittente della diocesi di Parigi), ringraziando per il sostegno offertogli da molti e protestando la sua innocenza quanto all’accusa di aver condotto “una vita doppia”: con la voce evidentemente provata, l’Arcivescovo (ormai emerito ma allora in carica) ha ammesso di aver forse commesso imprudenze ma di non essere mai venuto meno ai suoi impegni e di non aver mai tradito le sue promesse sacerdotali.

L’audio della dichiarazione di mons. Aupetit ai microfoni di Radio Notre-Dame

Neanche una settimana più tardi, il 2 dicembre 2021, appena notificata l’accettazione delle sue dimissioni da parte del Romano Pontefice, Aupetit diffondeva un testo e un video in cui reagiva all’ufficialità effettiva del proprio decadimento da Arcivescovo di Parigi:

«Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.
Sia benedetto il nome del Signore». 

Questa frase di Giobbe risuona in me, nel momento in cui ricevo l’accettazione delle mie dimissioni da parte del Santo Padre. Gli eventi dolorosi della settimana scorsa, sui quali mi sono già espresso, mi avevano condotto a rimettere la mia missione nelle mani di Papa Francesco per preservare la diocesi dalla divisione che sempre provocano il sospetto e la perdita della fiducia. 

Ho ricevuto il grave carico della diocesi di Parigi cercando di svolgerlo con fervore e con devozione. Rendo grazie a Dio, che da sempre mi ha fatto dono di uno sguardo benevolo sui miei simili e amorevole sulle persone, dono che mi aveva condotto in un primo momento all’esercizio della medicina. Il prendersi cura è qualcosa di profondamente radicato in me, e le difficoltà relazionali tra gli uomini non possono sradicarlo. 

Sono felice di aver servito questa diocesi, con delle équipes magnifiche – chierici, laici, consacrati totalmente dediti al servizio di Cristo, della Chiesa e dei loro fratelli. Ci sono troppe persone da ringraziare perché io ne possa stilare una lista esaustiva. 

Il giorno del mio ingresso in seminario ignoravo totalmente dove quel passo mi avrebbe portato, ma la fiducia in Gesù Cristo che mi abitava allora continua a rendermi totalmente disponibile per seguirlo dovunque egli vorrà. 

Naturalmente sono stato molto turbato dagli attacchi di cui sono stato oggetto. Oggi rendo grazie a Dio per il fatto che ho il cuore profondamente in pace. Ringrazio le numerosissime persone che mi hanno manifestato la loro fiducia e il loro affetto negli ultimi otto giorni. Prego per quanti, forse, mi hanno voluto del male – così come ci ha insegnato a fare il Cristo, Egli che ci aiuta ben al di là delle nostre povere forze. Chiedo perdono a quanti ho potuto ferire e vi assicuro tutti della mia profonda amicizia e della mia preghiera, che non verranno mai meno. 

La diocesi di Parigi è abitata da un profondo dinamismo, essa è in marcia verso un nuovo modo di vivere la fraternità a partire dal nostro battesimo comune, in una sinodalità non artefatta dei differenti stati di vita. Ho una fiducia totale in quanto è stato avviato con i vicari generali e i differenti consigli che mi circondano. Questo slancio non ricadrà su sé stesso e chiedo a tutti di operare perché, nel soffio dello Spirito Santo, si compia quanto è stato avviato. 

Resto totalmente unito a voi e cammino con voi verso il compimento della Salvezza. 

Non posso che ripetere il messaggio della mia prima omelia in assoluto [da questa sede]: «Non guardate l’arcivescovo, guardate Cristo!». 

+ Michel Aupetit

La dignità e la sobrietà di questo testo parlano da sé, e personalmente non escludo che a queste parole la Chiesa potrà essere chiamata a tornare in futuro.

Dal Papa, l’unica risposta possibile: quella dura ma inevitabile

Qualche amico e qualche amica, nei giorni scorsi (quelli nei quali avevo evitato esternazioni pubbliche), mi aveva chiesto conto delle parole con cui, di ritorno dal viaggio apostolico a Cipro e in Grecia, papa Francesco ha risposto a una domanda sul caso. Vale la pena riportarne l’essenziale:

Papa Francesco

[…] Io mi domando: ma cosa ha fatto, Aupetit, di così grave da dover dare le dimissioni? Cosa ha fatto? Qualcuno mi risponda…

Cécile Chambraud

Non lo so. Non lo so.

Papa Francesco

Se non conosciamo l’accusa, non possiamo condannare. Qual è stata l’accusa? Chi lo sa? [nessuno risponde] E’ brutto!

Cécile Chambraud

Un problema di governo [della diocesi] o qualcos’altro, non lo sappiamo.

Papa Francesco

Prima di rispondere io dirò: fate l’indagine. Fate l’indagine. Perché c’è pericolo di dire: “E’ stato condannato”. Ma chi lo ha condannato? “L’opinione pubblica, il chiacchiericcio…”. Ma cosa ha fatto? “Non sappiamo. Qualcosa…”. Se voi sapete perché, ditelo. Al contrario, non posso rispondere. E voi non saprete perché, perché è stata una mancanza di lui, una mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale ma di piccole carezze e massaggi che lui faceva: così sta l’accusa. Questo è peccato, ma non è dei peccati più gravi, perché i peccati della carne non sono i più gravi. I peccati più gravi sono quelli che hanno più “angelicità: la superbia, l’odio… questi sono più gravi. Così, Aupetit è peccatore come lo sono io. Non so se Lei si sente così, ma forse… come è stato Pietro, il vescovo sul quale Cristo ha fondato la Chiesa. Come mai la comunità di quel tempo aveva accettato un vescovo peccatore? E quello era con peccati con tanta “angelicità”, come era rinnegare Cristo, no? Ma era una Chiesa normale, era abituata a sentirsi peccatrice sempre, tutti: era una Chiesa umile. Si vede che la nostra Chiesa non è abituata ad avere un vescovo peccatore, e facciamo finta di dire “è un santo, il mio vescovo”. No, questo è Cappuccetto Rosso. Tutti siamo peccatori. Ma quando il chiacchiericcio cresce e cresce e cresce e ti toglie la buona fama di una persona, quell’uomo non potrà governare, perché ha perso la fama, non per il suo peccato – che è peccato, come quello di Pietro, come il mio, come il tuo: è peccato! –, ma per il chiacchiericcio delle persone responsabili di raccontare le cose. Un uomo al quale hanno tolto la fama così, pubblicamente, non può governare. E questa è un’ingiustizia. Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull’altare della verità, ma sull’altare dell’ipocrisia. Questo voglio dire.

Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalla Grecia, Volo Papale, lunedí 6 dicembre 2021

A parte la squisitezza gesuitica del cominciare la risposta con una domanda… papa Francesco ha risposto con le uniche osservazioni possibili in questo caso:

  1. la faccenda dell’email è una cosa (piú che) veniale, (mentre ogni Vescovo nel governo diocesano va necessariamente incontro a compromessi molto meno trasparenti e lievi);
  2. viceversa, il fatto che si sia giunti ad armare questa guerra contro l’Arcivescovo resta un problema insolubile, anche da Roma, perché dimostra che la diocesi è già ingestibile.

Che vuol dire? Il Papa non avrebbe potuto respingere le dimissioni e difendere apertamente – con queste medesime ragioni – il suo confratello e collaboratore a Parigi? Sí, formalmente avrebbe potuto; la domanda è: “se avesse fatto cosí, lo avrebbe rafforzato?” – ovvero gli avrebbe permesso di riprendere il controllo della diocesi? È questo che appare quanto meno improbabile.

Quel che potrà accadere ora: a Parigi…

C’è da dire che la fine dell’episcopato parigino di Aupetit non è l’ultima parola di tutta questa storia, e da piú punti di vista.

Anzitutto c’è la questione legale, perché nel “dossier” pubblicato dopo tanta propagandistica fanfara da Paris Match non si è trovata neanche l’ombra di una prova seriamente compromettente per l’Arcivescovo: illazioni, delazioni, chiacchiere e rumori; il massimo che si trova è la foto di una passeggiata in un parco con Laëtitia Calmeyn (la sventurata coartata nel ruolo di Elena in quest’Iliade da rotocalco).

Per difendere l’onorabilità dell’amica, ancora prima e piú che la propria, Michel Aupetit (spoglio di titoli ecclesiastici) ha dato mandato all’avvocato Jean Reinhart di esaminare le pendenze giudiziarie adeguate a provvedere penalmente contro la Testata.

Questione personale, si dirà, ma non può essere totalmente personale una faccenda per cui s’è dato (e dolosamente) scandalo pubblico. A prescindere da quanto avverrà sul piano giuridico, resta in piedi tutta la serie di ipotesi per la vita della diocesi parigina: mons. Georges Pontier reggerà ad interim la diocesi, ma tra lui e il nunzio mons. Celestino Migliore dovranno essere prodotte e arrivare sulla scrivania di papa Francesco delle nomine (almeno una terna) per una successione piú stabile. La difficoltà di questo passaggio non sarà chiara a quanti pensano che veramente Aupetit sia stato fatto fuori per una passeggiata nel parco con un’amica: c’è una parte evidentemente non trascurabile della diocesi che ha trovato insopportabile il suo governo – la questione è dunque politica ed ecclesiastica, nient’affatto personale –, e dunque la nomina del successore sarà in momento-chiave della faccenda.

Nella fattispecie, se Francesco sceglierà un intimo, leale e valido collaboratore di Aupetit, o comunque un vescovo che si ponga in continuità con la sua linea, il Papa starà provvedendo a consolidare davvero la posizione del medico-vescovo, e con ciò stesso la diocesi si vedrà ostendere un “cartellino giallo”: «Se continuate a lagnarvi e a ribellarvi – sarebbe l’implicito sottotesto – vi mando un commissario». O comunque una marcatura piú serrata.

…e nella vita di mons. Aupetit

Neppure la vicenda personale di mons. Aupetit è di per sé veramente terminata, con l’ite missa est di questa sera a Saint-Sulpice: chi non ricorda che mons. Angelo Roncalli era stato mandato in Bulgaria “per punizione”, che da nunzio a Parigi ebbe rapporti quantomeno tiepidi con Pio XII e che da patriarca di Venezia era praticamente “in pensione”? Eppure…

O chi non sa che mons. Giovanni Battista Montini fu mandato a Milano senza porpora proprio “per punizione” (e sempre per le sue simpatie per la nouvelle théologie, all’epoca non graditissima a papa Pacelli)? E chi ignora che anche l’Arcidiocesi di München-Freising manifestò del malcontento per l’episcopato di mons. Joseph Ratzinger? O tornando indietro al precedente Benedetto, si può ricordare quanto scrisse un importante storico e archivista vaticano:

L’elezione di Dalla Chiesa fu sorprendente per l’opinione pubblica e in parte anche per l’apparato curiale, tanto che nessuno degli abiti papali preparati in precedenza, come d’uso, era abbastanza piccolo per il neo eletto, che aveva costituzione assai minuta.

Ambrogio Maria Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, p. 262
E chi si scorda delle chiacchiere invidiose su Wanda Półtawska?

Perché parlare addirittura del sommo pontificato, però, laddove Michel Aupetit sembra oggi ecclesiasticamente morto? Ammetto che questa cosa del “papato aupetitiano” è un semplice puntiglio personale: ho tanto ammirato lo stile e la parola di quest’uomo, negli anni, che mi sono piú volte trovato soprappensiero a immaginarmelo affacciarsi al loggione di san Pietro («…qui sibi nomen imposuit Aloysii…»), e diciamo che in questo momento di disgrazia mi fa piacere non sembrare uno di quegli estimatori che si defilano alla chetichella.

Molto meno ininfluente della mia, però, è la solidarietà fraterna di alcuni membri dell’episcopato francese, a cominciare dal presidente mons. Éric de Moulins-Beaufort, i quali non hanno mancato di esternare una solidarietà non banale e non facile – in un contesto sociale secolarizzatissimo, pressoché analfabeta in termini di dinamiche ecclesiali e per di piú avvelenato dagli scandali sugli abusi. Accogliendo e salutando l’odiatissimo e altrettanto innocente cardinal Barbarin, neanche un mese fa – era il 12 novembre – ad Assisi papa Francesco aveva dimostrato di saper fare lo stesso, cioè di saper restituire onore e dignità a confratelli ingiustamente rovinati sul piano della fama pubblica.

Bisogna vedere, insomma, che cosa farà Francesco di Michel Aupetit, oltre a cosa farà della sede di Parigi: a 71 anni un arcivescovo è nel tratto finale del suo ministero diocesano, ma una delle ragioni per cui Aupetit non è diventato cardinale sta proprio nel fatto che era arcivescovo di Parigi2In quanto è tuttora vivente il predecessore, mons. André Vingt-Trois, che Benedetto XVI creò cardinale nel 2007. È consuetudine infatti che non vi sia piú di un porporato in una medesima diocesi cattolica., mentre ora potrebbe benissimo essere insignito di questa dignità e/o chiamato ad altro tipo di uffici (non necessariamente nella Curia Romana). E a quel punto chi può dire dove Cristo possa chiamare ancora il suo servo Michel, oggi passus et despectus.

Si narra che all’indomani del 3 settembre 1914, ricevendo i cardinali nella consueta “visita di calore”, il neo-eletto e già menzionato Benedetto XV sia stato cosí salutato dal genuflesso cardinal Merry Del Val, già suo superiore nella diplomazia pontificia: «Lapidem quem reprovaverunt ædificantes, hic factus est in caput anguli» [«La pietra che i costruttori hanno scartato, proprio questa è diventata testata d’angolo» (Ps 117/118,22)]. E papa Dalla Chiesa avrebbe risposto in un sorriso: «A Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris» [«Dal Signore è stato fatto questo, ed è una cosa mirabile ai nostri occhi» (Ps 117/118,23)].

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Note

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1 Dall’incendio di Notre-Dame in qua, praticamente la cattedrale cittadina.
2 In quanto è tuttora vivente il predecessore, mons. André Vingt-Trois, che Benedetto XVI creò cardinale nel 2007. È consuetudine infatti che non vi sia piú di un porporato in una medesima diocesi cattolica.
A riguardo Giovanni Marcotullio 269 articoli
Classe 1984, studî classici (Liceo Ginnasio “d'Annunzio” in Pescara), poi filosofici (Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, PhD RAMUS) e teologici (Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Patristico “Augustinianum”, Pontificia Università “Angelicum”, PhD UCLy). Ho lavorato come traduttore freelance dal latino e dal francese, e/o come autore, per Città Nuova, San Paolo, Sonzogno, Il Leone Verde, Berica, Ταυ. Editor per Augustinianum dal 2013 al 2014 e caporedattore di Prospettiva Persona dal 2005 al 2017. Giornalista pubblicista dal 2014. Speaker radiofonico su Radio Maria. Traduttore dal francese e articolista per Aleteia Italiano dal 2017.

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